Parma, 9 maggio 2017 – Un anno e mezzo fa è esploso lo scandalo “Salva Banche” che ha comportato l’azzeramento delle obbligazioni subordinate di tantissime famiglie. Confconsumatori si è messa a loro disposizione per offrire la propria assistenza, forte dell’esperienza maturata nell’ambito del risparmio “tradito”. Oggi per chi aveva acquistato titoli subordinati ci sono alcune importanti novità.

La legge n. 15 del 17 febbraio 2017 ha introdotto alcune modifiche alla disciplina del Fondo di Solidarietà che regola l’erogazione dell’INDENNIZZO FORFETTARIO. Eccole in sintesi

  1. CHI PUÒ CHIEDERE L’INDENNIZZO FORFETTARIO: la categoria dei soggetti legittimati a presentare l’istanza è stata estesa al coniuge, al convivente e ai parenti entro il secondo grado degli investitori e ai successori degli investitori che al momento della risoluzione delle quattro banche erano titolari delle obbligazioni subordinate a seguito di trasferimento per atto inter vivos;
  2. QUANDO SCADE IL TERMINE PER LA RICHIESTA: il termine per la presentazione delle istanze di indennizzo, prevedendo che le stesse devono essere presentate al FITD, a pena di decadenza, è stato fissato al 31 maggio 2017.
  3. IL PATRIMONIO MOBILIARE: Il calcolo del patrimonio mobiliare al 31 dicembre 2015 dovrà essere effettuato escludendo gli strumenti finanziari subordinati emessi dalle quattro banche e detenuti in portafoglio alla data di risoluzione.

Un’altra importante novità riguarda chi non può (o non vuole) richiedere l’indennizzo forfettario ed è stata introdotta più recentemente dal Consiglio dei Ministri, che ha approvato il decreto sulla disciplina di funzionamento del collegio arbitrale, il quale dovrà decidere in merito all’erogazione delle prestazioni in favore degli investitori che, alla data del 23 novembre 2015, detenevano strumenti finanziari subordinati nelle banche in liquidazione.

  1. L’ARBITRATO: La procedura di arbitrato è rivolta non solo a chi non presentava i requisiti necessari ad accedere alla richiesta d’indennizzo forfettario, ma anche a chi ha scelto esplicitamente di non farlo, tentando di ottenere integralmente i propri risparmi. La presentazione dell’istanza di erogazione forfettaria, infatti, non consente il ricorso, alternativo, alla procedura arbitrale. Potrà tentare la via dell’arbitrato chi ha acquistato strumenti finanziari successivamente al 12 giugno 2014; il riconoscimento del ristoro del pregiudizio subito dall’investitore è subordinato all’accertamento della responsabilità per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal Testo Unico della Finanza nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione ed al collocamento degli strumenti finanziari subordinati. Sono ancora da definire le indicazioni operative sui tempi e sulle modalità di accesso all’arbitrato.

Dopo la procedura di indennizzo statale, che copre l’80% del costo d’acquisto dell’obbligazione e in alternativa alla procedura di arbitrato, esiste comunque per i risparmiatori danneggiati anche la possibilità di avviare una CAUSA CIVILE contro la Nuova Banca che è subentrata nei contratti di amministrazione e custodia titoli della vecchia banca, nonché nei rapporti contrattuali di lavoro con i dipendenti della banca che hanno suggerito (anzi, caldeggiato) l’acquisto delle obbligazioni.