Milano, 16 ottobre 2017 – Il convegno “Emergenza Alzheimer? I malati e i loro famigliari”, organizzato da Confconsumatori in occasione del quarantennale dalla fondazione, si è tenuto a palazzo Isimbardi, sede istituzionale del Governo di Città Metropolitana di Milano, che comprende 134 Comuni di un’area di grande importanza per il paese. Si è trattato di un’occasione preziosa di incontro tra tutti gli interlocutori interessati dal problema dell’aumento degli anziani con disturbi cognitivi-comportamentali, in particolare quelli affetti da Alzheimer: un tema che assume sempre di più i tratti di un’emergenza e che richiede uno sforzo per trovare risposte adeguate alle crescenti esigenze dei malati e dei loro famigliari, sia sul piano dell’assistenza socio-sanitaria sia sul piano della sostenibilità economica. Dal confronto di questa mattina è emersa, oltre all’esigenza, anche la volontà di dar vita a un percorso condiviso che porti a ripensare una politica socio-sanitaria che parta dalla valorizzazione dell’anziano in buona salute, risorsa della collettività, e che segua l’accrescimento delle fragilità con risposte diversificate, adeguate ai bisogni di assistenza e di cura.

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La MEDAGLIA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA destinata al convegno

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha destinato al convegno nazionale sulle politiche socio-sanitarie sul tema dell’Alzheimer organizzato da Confconsumatori a Milano il 16 ottobre 2017 la Medaglia del Presidente della Repubblica, quale suo premio di rappresentanza per il rilevante interesse istituzionale, culturale, sociale.

Dopo i saluti iniziali della presidente di Confconsumatori Mara Colla che ha ricordato lo spirito dell’associazione, nata con lo sciopero “in rosa” del parmigiano ormai 41 anni fa per essere al fianco di consumatori e utenti, i lavori sono stati introdotti dal consigliere delegato di Città Metropolitana Franco D’Alfonso che ha evidenziato l’attualità del tema del convegno portando i dati della città metropolitana di Milano, che, un contesto di crisi della natalità, conta ben 700.000 anziani su 3,5 milioni di abitanti: numeri che mettono in crisi gli equilibri del welfare. 

In effetti, i dati parlano chiaro: nel 2015 erano 46,8 milioni le persone nel mondo affette da forme di demenza, saranno 74,7 nel 2030 e 131,5 nel 2050. Sono numeri citati da Aldo Rosano dell’Istituto superiore di Sanità in apertura del convegno. “In Italia i malati sono almeno 1 milione – ha detto Rosano – ovvero il 7,5% della popolazione ultra 65enne. In tutto, considerati i famigliari dei malati sono 4 milioni le persone coinvolte. Nel nostro Paese nel 2066 raddoppieranno i malati e saranno già 1,5 milioni nel 2036. L’unica vera forma di prevenzione è l’attività fisica: l’incidenza delle demenze diminuirebbe del 20% a fronte di un’attività fisica regolare, ma l’Italia è molto indietro rispetto ad altri Paesi”.

Per Marco Trabucchi, docente di Neuropsicofarmacologia, presidente di AIP e ideatore dell’Alzheimer Fest, occorre lavorare sulle risposte che il sistema sanitario oggi è in grado di dare. “Bisogna continuare a fare ricerca – ha detto Trabucchi – ma anche agire sui punti di debolezza. I medici di base dovrebbero fare le diagnosi precoci e infondere fiducia nel sistema sanitario; inoltre va potenziata la diffusione territoriale delle unità di valutazione Alzheimer”.

Toccanti le testimonianze dei famigliari che vivono quotidianamente il dramma della malattia degenerativa, come Antonella che ha trovato nel canto l’unico canale di comunicazione con la madre affetta di Alzheimer. Ma oltre le difficoltà sul piano umano ci sono quelle economiche di chi non ce la fa a pagare la retta del parente malato e si trova costretto addirittura a vendere anche la propria casa. “Le persone che vengono da noi – hanno spiegato Francesca Arnaboldi vicepresidente di Confconsumatori e Giovanni Franchi legale dell’associazione – lo fanno quando il parente malato è già ricoverato in una struttura e i famigliari non hanno più la possibilità di continuare a rispettare l’impegno di integrare con risorse proprie la retta. Mandano la lettera di recesso che trova fondamento nelle pronunce della Cassazione e conferme nella giurisprudenza. Le sentenze ottenute a Monza, a Milano, a Roma e in altri tribunali rendono evidente e non più rimandabile il problema: al dramma si aggiunge la difficoltà economica che richiede una soluzione a livello istituzionale”.

A questo la giornalista Maria Giovanna Faiella del Corriere della Sera ha invitato le Istituzioni presenti a rispondere alle molte domande emerse nel corso del convegno. Giulio Gallera, Assessore al Welfare della Regione Lombardia ha illustrato il processo di riforma del sistema sanitario regionale in corso che prevede la figura di un gestore unico che accompagni il paziente in tutte le fasi della malattia, ma il problema sono sempre i costi. “C’è l’intenzione di destinare risorse alla compartecipazione delle rette – ha detto Gallera – ma la coperta è corta. Non possiamo farci carico di tutti i malati, serve un equilibrio”.  Pierfrancesco Majorino, Assessore politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, ha portato l’esperienza del Comune di Milano. “Siamo andati oltre l’erogazione del contributo economico che spetta al Comune – ha detto Majorino – sull’Alzheimer abbiamo creato una rete di servizi e iniziative sul territorio. Ma scontiamo un enorme ritardo da parte delle Istituzioni che hanno lasciato per troppo tempo il problema sulle spalle delle famiglie. Serve un progetto individualizzato, un nuovo

approccio, e per realizzarlo è fondamentale il lavoro di squadra con tutti gli attori interessati”. La Senatrice. Emilia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato è tornata sul tema dei costi. “La coperta è corta ma bisogna anche vedere come vengono usati i soldi pubblici. Con la volontà politica si possono recuperare risorse con spostamenti di interesse tra categorie di spesa: ad esempio, rivedendo il prontuario farmaceutico; oppure monitorando l’efficacia e l’uso di determinati servizi (compresi i macchinari) per verificarne l’adeguatezza. La risposta non può essere l’affidamento al privato, l’impegno e il controllo devono essere pubblici. La legge 38 sulle cure palliative e la terapia del dolore non è da riservare solo al fine vita: servono reti di cure palliative sul territorio con finanziamenti indirizzati. Il problema dell’Alzheimer e delle demenze, poi, non è solo sanitario ma socio-sanitario: non si è ancora riusciti a integrare il bilancio delle spese sanitarie e quello del sociale. Riguardo le sentenze, sono l’unico strumento che ha il cittadino, che vive una situazione di solitudine e sfiducia nello Stato. Ma il ricorso alla magistratura non può essere l’unica strada, perché verrebbe meno la sostenibilità”.

Molti gli interventi, anche accesi, del pubblico in sala che ha messo in evidenza le difficoltà economiche delle Rsa, oltre a quelle delle famiglie. Facendosi interprete delle istanze dei presenti, Francesca Arnaboldi ha invitato le Istituzioni presenti e, in particolare, la senatrice De Biasi a dare continuità al dialogo avviato con il convegno di Confconsumatori promuovendo la creazione di uno o più tavoli ad hoc sul tema dell’assistenza socio-sanitaria dei malati affetti da demenza, e in particolare da Alzheimer, coinvolgendo, oltre alle Regioni e agli Enti locali, anche le associazioni dei consumatori e dei famigliari dei malati e le Residenze Sanitarie Assistenziali. Un invito accolto dalla senatrice e dai presenti con disponibilità.

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