Milano, 11 giugno 2018 – L’avvocato Antonio Pinto, presidente di Confconsumatori Puglia, è intervenuto oggi al Consob day, in qualità di rappresentante di tutte le associazioni di consumatori della Consulta Nazionale dei Consumatori e Utenti (CNCU). Durante il suo intervento, particolarmente apprezzato dai presenti, Pinto ha parlato di novità regolamentari in materia di servizi di investimento per i risparmiatori. La relazione ha riguardato, in particolare, tre punti:

  1. le Linee Guida Esma di maggio 2018 in tema di adeguatezza prevista da Mifid2;
  2. il parere congiunto EBA – ESMA, del 30 maggio scorso, a tutela dei piccoli obbligazionisti delle banche;
  3. la giurisprudenza dell’ACF in materia di controversie sulla vendita di prodotti finanziari.

Conclusa la parte più tecnica, Pinto ha voluto concludere con la similitudine del risparmiatore come “capitano di una nave” che non riesce più a lasciare il “porto sicuro” del conto corrente, per lasciare un messaggio chiaro agli interlocutori, chiamati a garantire strumenti nuovi che siano in grado di restituire fiducia ai cittadini.

Di seguito riportiamo integralmente l’intervento di Antonio Pinto di Confconsumatori.


Relazione per Consob Day 11-6-2018 – La regolamentazione dei servizi di investimento: novità e prime evidenze di mercato.

Antonio Pinto

Antonio Pinto, Confconsumatori

L’obiettivo del mio intervento è cercare di dimostrare che la concorrenza fra intermediari, nei prossimi anni, si giocherà a colpi di innovazione anche in materia di tutele dei piccoli risparmiatori, oltre che di prezzi e di servizi.

Per far questo parto sottolineando tre novità positive in materia di protezione degli investitori retail.

Linee guida dell’Esma sui requisiti di adeguatezza Mifid:

L’Esma lo scorso mese ha varato le (“Linee guida su determinati aspetti dei requisiti di adeguatezza Mifid”), un documento che contiene elementi importanti per la valutazione di adeguatezza degli investimenti, rispetto ai soggetti a cui sono proposti.

Le linee guida aggiornano quelle precedentemente emanate dall’Esma nel 2012, in vigenza della Mifid1, inserendosi in un quadro attuativo della nuova normativa primaria e secondaria. Anche se si tratta di un intervento di terzo livello, è particolarmente utile perché declina in concreto la normativa primaria e secondaria.

Le nuove linee guida aprono a una serie di temi importanti, segnalo per primo il tema della diversificazione degli investimenti. Non arriva a fornire delle indicazioni su limiti percentuali di composizione del portafoglio, ma l’argomento viene approfondito, anche con la richiesta di un’attenta gestione del rischio di credito degli investimenti della clientela. Introdurre la diversificazione come strumento di tutela per il cliente, potrebbe evitare molte delle storture verificatesi negli anni passati, laddove ai clienti sono stati collocati spesso in modo esclusivo solo “titoli della casa”, senza nessuna attenzione alla distribuzione del rischio su più strumenti.

Un secondo elemento è che i clienti dovranno non solo essere informati del fatto che gli intermediari procederanno ad un giudizio di adeguatezza, ma dovranno esser espressamente resi consapevoli che le informazioni che gli verranno richieste, serviranno a valutare quali titoli siano coerenti con il loro profilo di rischio. La necessità che il cliente capisca l’importanza delle informazioni che fornisce è dunque un nuovo ulteriore compito di cui l’intermediario deve farsi carico. E’ scritto chiaramente che è compito dell’intermediario accertarsi che le informazioni raccolte presso il cliente siano affidabili. Ho letto personalmente tantissimi questionari che contenevano errori sui dati oggettivi del cliente (parlo ad es. del patrimonio, o della quantità di operazioni eseguite o del titolo di studio).

Sempre per quanto riguarda la conoscenza del cliente, le linee guida recepiscono spunti della finanza comportamentale, soprattutto nella parte in cui dettano criteri sulle modalità di profilazione della clientela e sulla redazione del questionario. Questo deve garantire una profilatura corretta del cliente, evitare che alla fine le risposte si traducano in un processo di mera autovalutazione da parte del cliente. Da questo punto di vista la Giurisprudenza dell’ACF è un passo avanti, perché in molte Decisioni, nelle quali il questionario presentava evidenti ed oggettive falsità rispetto al profilo di rischio reale, (v. ad es. la n.10 e la n.13) ha chiarito che: l’intermediario dovrebbe adottare misure ragionevoli per garantire che le informazioni raccolte sui clienti siano affidabili e, in particolare, non dovrebbe fare indebito affidamento sulle autovalutazioni dei clienti in relazione alle loro conoscenze, esperienze, e situazione finanziaria (Orientamento generale n.5)”. (v. Decisione ACF n.10 del 23.6.2017, conforme la n.13 del 7.7.2017).

Tali indicazioni delle Linee Guida si vanno a saldare con il nuovo e innovativo orientamento della Cassazione 16.02.18 n.3914, in materia di obblighi informativi, secondo cui “Le informazioni da trasmettere al cliente devono essere concrete e specifiche, ritagliate sul singolo prodotto di investimento. Trattasi di disposizione di carattere generale, valevole per qualsiasi tipo di investimento, compresi anche quelli eseguiti in regime di c.d. execution only, di sola esecuzione dell’ordine”. In tal modo si crea, dal nostro punto di vista, una tenaglia virtuosa di tutela.

Condivisione del documento Esma – Eba per la tutela dei piccoli obbligazionisti, che conviene anche alle banche.

Altra buona notizia recente in materia di protezione dei risparmiatori è il parere congiunto ESMA – EBA del 30 maggio, per la tutela degli obbligazionisti subordinati retail.

In base a un censimento ESMA – Eba, il nostro mercato retail italiano ha quasi 20 miliardi investiti in obbligazioni bancarie subordinate.

Nel loro documento congiunto, le due Autorità hanno chiesto di rivedere la direttiva sul bail in.

Ma la parte più interessante è che suggeriscono di usare già l’art.44 della Direttiva BRRD, norma che già oggi prevede la possibilità che “circostanze eccezionali” legittimino le autorità ad escludere alcune passività dalla svalutazione o dalla conversione forzosa.

In base alla Direttiva, le valutazioni sulla presenza delle circostanze eccezionali sono legate all’esigenza di garantire la continuità nelle attività essenziali della banca e di evitare rischi di contagio da paura e fuga dai bond, o una distruzione eccessiva di valore.

Le istruzioni quindi mettono in primo piano la tutela dei risparmiatori perchè, oltre alle ricadute sistemiche e di fiducia ovvie di cui dicevo prima, c’è anche l’esperienza storica che ha mostrato che spesso le vendite dei titoli subordinate sono avvenute senza trasparenza sui rischi che si andavano ad infilare nelle tasche dei risparmiatori.

Questo documento deve assolutamente trovare una sua effettività, possibilmente anche con inserimento esplicito nella direttiva, in sede di sua rivisitazione in autunno. Se questo parere-proposta – peraltro proveniente da fonte autorevole – fosse ignorato, in fondo ci rimetterebbero anche le banche, perchè diventerà per loro più difficile finanziarsi sul mercato retail con emissioni obbligazionarie: da un lato dovranno alzare i tassi delle cedole per compensare il maggior rischio e, d’altro canto, dovranno comunque fare i conti con il timore giustificato dei risparmiatori, atteso anche che noi Associazioni continueremo a fornire l’informazione, oggettivamente corretta, di usare cautela nell’acquisto dei bond bancari, perchè anch’essi titoli soggetti a bail in, sia pure secondo l’ordine noto.

Un terzo elemento innovativo di protezione dei risparmiatori si sta rivelando l’ACF, frutto del lavoro congiunto del Tavolo di lavoro fra Consob e Associazioni. Un Collegio arbitrale che ha enorme competenza in una materia complessa e che con tempi ragionevoli assicura una Decisione, sempre puntualmente motivata peraltro. Questa mi pare la sede appropriata per avanzare la richiesta di una variazione normativa, nel senso di dare valore vincolante alle Decisioni ACF, alla stregua di un lodo arbitrale, salvo il diritto della parte soccombente di impugnarlo dinanzi al giudice ordinario.

Purtroppo alcune banche, pochissime per fortuna, rimangono inadempienti dinanzi alle Decisioni dell’arbitro, ed appare quindi utile valutare l’introduzione di tale rafforzamento.

Concludo ricordando un noto aforisma secondo cui: se un capitano della nave ha paura di rischiare il suo vascello, non uscirà mai dal porto. In questo momento i risparmiatori sono come il capitano della nave, hanno paura che se i loro risparmi escono dal porto sicuro del conto corrente, fuori troveranno solo tempesta e scarsa trasparenza ed un sistema giudiziario che non aiuta a recuperare. Se volete convincerli ad abbandonare il porto dovete garantire qualche strumento nuovo che li convinca che là fuori esiste un riparo. Altrimenti anche noi associazioni di consumatori, che siamo un po’ come i mozzi di bordo, con esperienza e con una qualche autorevolezza presso il capitano risparmiatore, saremo – nostro malgrado – costretti a consigliare di lasciare tutto nel porto.