Pisa, 17 novembre 2017 – Può capitare a ciascuno di noi di ritrovarsi nella drammatica situazione del cittadino toscano al quale, per un grossolano ed evitabile errore, è stata notificata da parte di Equitalia una cartella per i debiti riferiti, in realtà, ad altro soggetto, in cui si minacciava anche il fermo amministrativo dell’automobile qualora non avesse tempestivamente saldato l’asserito debito.

Il consumatore ha cercato in tutti i modi di risolvere bonariamente la vicenda, spiegando l’errore evidente in cui era incorsa Equitalia e chiedendo a quest’ultima di procedere allo sgravio in via di auto-tutela. Ma da parte sua, la Società ha provveduto, invece, ad iscrivere al PRA il fermo amministrativo sull’unica vettura del cittadino, impedendone la circolazione. Dal mese di dicembre 2013, dunque, il cittadino si è trovato quindi impossibilitato ad utilizzare la sua unica vettura.

A questo punto – ritenendo illegittima la pretesa, ed assolutamente non dovuti i denari richiesti – il cittadino si è rivolto all’avvocato Giovanni Longo di Confconsumatori Pisa, che ha impugnato l’atto proponendo due distinti ricorsi (trattandosi di asseriti debiti Inps e debiti per Iva non corrisposta la competenza funzionale era diversa) e chiedendo l’annullamento della cartella e le sanzioni accessorie ad essa collegate, ovvero il fermo amministrativo. I due ricorsi sono stati entrambi vinti: sia quello presentato al Tribunale di Milano e sia quello alla Commissione Tributaria di Milano, appellato da Equitalia e nuovamente confermato in appello in Commissione Tributaria Regionale.

Nonostante le vittorie e nonostante in più occasioni il cittadino avesse chiesto formalmente di procedere alla cancellazione del pregiudizievole vincolo l’ente di riscossione non ha mai provveduto spontaneamente al discarico, non comunicando alcunché.

Esasperato, infine, il consumatore, assistito sempre dall’avvocato Longo, ha depositato un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. avanti al Tribunale di Pisa chiedendo di ordinare a Equitalia di revocare il fermo amministrativo sull’automobile. Solo grazie a quest’ultima causa, Equitalia ha provveduto in data alla fine del settembre 2016 a cancellare il vincolo pregiudizievole.

Per tale motivo il cittadino, soddisfatto sì, ma sfinito da questa odissea, ha chiesto al Giudice di Pace di Pisa il rimborso di tutte le somme nel frattempo pagate (bolli, assicurazione, eccetera), oltre ad un ristoro per il forzoso e illegittimo contegno tenuto da Equitalia, che lo aveva privato della sua unica autovettura per 1.1016 giorni.

Il Giudice di Pace ha accolto le richieste avanzate dal legale di Confconsumatori Pisa ed ha severamente condannato Equitalia per aver tenuto un comportamento omissivo e non collaborativo nonostante in numerosi giudizi tutti i giudici l’avessero condannata, ordinando di revocare il fermo amministrativo.

Il cittadino verrà ristorato di tutte le spese sostenute per il pagamento dei bolli, delle assicurazione pagate per un veicolo che non ha potuto utilizzare, oltre a ricevere una cospicua somma a titolo di risarcimento del danno per essere stato privato della vettura per 1016 giorni – ha spiegato l’avvocato Giovanni Longoma l’aspetto più significativo del giudizio è che il Giudice non si è fermato qui, ma ha condannato Equitalia a corrispondere un’ulteriore somma al consumatore, in quanto ha ritenuto che Equitalia avesse agito nei suoi confronti con mala fede o colpa grave ex art. 96 c.p.c.”

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