Uno dei problemi più segnalati dai consumatori in questi lunghi mesi di chiusure forzate e riaperture temporanee, è certamente quello degli abbonamenti, a palestre in primo luogo ma anche a piscine e ad altri impianti sportivi.

Con la riapertura e la ripresa delle attività di queste strutture, dallo scorso maggio, si ripropone la questione dei rimborsi e dei voucher o buoni, sulla quale il legislatore è intervenuto più volte.

Il primo intervento normativo era contenuto nel decreto di rilancio (D.L. 34/2020) all’’articolo 216 comma 4.

Secondo quanto da esso disciplinato l’abbonato poteva richiedere (entro 30 trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione) la restituzione di quanto versato per i periodi di sospensione e chiusura dell’attività sportiva (allegando l’abbonamento o comunque prova del versamento effettuato) ed attendere la risposta del gestore dell’impianto sportivo che poteva a sua discrezione, in luogo del rimborso, proporre il rilascio di un buono (voucher), da utilizzare senza alcuna condizione dal consumatore, entro un anno dalla cessazione delle misure di sospensione, nella stessa struttura presso la quale era stato sottoscritto l’abbonamento.

Secondo questa norma il gestore non può porre condizioni di sorta (quali la sottoscrizione di un nuovo abbonamento per un periodo più lungo) al rilascio del voucher.

Al contrario, è proprio quello che sembra essere accaduto in molti casi (questo ci segnalano alcuni consumatori) in cui i gestori hanno richiesto se non imposto la sottoscrizione di un nuovo abbonamento prima di rilasciare il voucher spettante.

Una simile pretesa non solo è in contrasto con la normativa sopra richiamata, ma si configura anche come pratica commerciale scorretta e come tale censurabile e sanzionabile da parte dell’ AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato).

Peraltro quella appena riferita non pare essere stata, da parte di alcuni gestori non tutti beninteso, la sola pratica commerciale scorretta posta in essere nei mesi successivi al primo lockdown.

Molti consumatori si sono infatti visti addebitare, nonostante la chiusura degli impianti, ugualmente le rate hanno dell’abbonamento a mezzo r.i.d.

Anche tali richieste sono apparse da subito illegittime, trattandosi di un tipico caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione (secondo quanto disposto dall’art. 1463 c.c.) con la conseguenza della liberazione del consumatore dall’obbligo di versare somme per servizi cui non poteva accedere. Anche queste “pratiche” sono finite sotto la lente di ingrandimento dell’AGCM così come quella relativa al diniego opposto ai consumatori che avevano richiesto lo scioglimento del contratto di abbonamento ai sensi dell’art. 216 del d.l. rilancio, rifiuto che finirebbe per compromettere la libertà di scelta del consumatore, ostacolando o impedendo il diritto di scioglimento del rapporto da parte degli utenti previsto dalla normativa emergenziale.

Nel frattempo la disciplina è nuovamente cambiata poiché il legislatore con il decreto sostegni (decreto legge 22.3.2021 n° 41, convertito con modificazioni dalla L. 21 maggio 2021, n. 69) è intervenuto modificando l’art. 216 sopra citato.

Vediamo nel dettaglio cosa prevede la norma rispondendo anzitutto alla prima domanda che molti consumatori potrebbero porsi: “riaperte le palestre e le altre strutture ove non fossi più interessato a frequentare per le ragioni più diverse (trasferimento altrove, cautela o banalmente perché non più interessato), posso avere il rimborso per i periodi pagati e non usufruiti?

La risposta non è a favore del consumatore in quanto la norma sopra citata ha di fatto prorogato il sistema “voucher” prevedendo che palestre e altre strutture possano riconoscere alternativamente al rimborso o allo svolgimento delle attività con modalità a distanza quando realizzabili, un voucher di valore pari al credito vantato utilizzabile entro sei mesi dalla fine dello stato di emergenza nazionale.

Spetta, pertanto, alla palestra o struttura la decisione se restituire le somme o semplicemente emettere un voucher. Laddove poi la struttura avesse dato ai propri abbonati la possibilità di usufruire di corsi da remoto, la prestazione si considera erogata regolarmente e all’abbonato non spetta neppure il voucher. Rispetto alla versione precedente della norma, infine, va segnalata la possibilità per il consumatore di ottenere il voucher anche per periodi inferiori al mese (prima limitata ad abbonamenti di durata uguale o superiore al mese). Anche la norma attualmente in vigore non autorizza, da parte dei gestori, richieste di sottoscrizione di un nuovo abbonamento quale condizione per il rilascio del voucher, come avvenuto in passato da parte di alcuni e come pare ancora avvenire per quanto ci segnalano i consumatori. Pretesa, questa, come già detto sopra, che potrebbe configurarsi come pratica commerciale scorretta e come tale censurabile e sanzionabile da parte dell’ AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato).

 

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