La conciliazione in sintesi

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Le controversie dei cittadini possono trovare soluzione anche al di fuori del Tribunale. Il sistema giuridico italiano, infatti, non esclude che le parti trovino, spontaneamente o a mezzo di mediatori, la soluzione della controversia insorta od insorgente. Il Codice Civile prevede, innanzitutto, il contratto di transazione , con il quale le parti in disaccordo possono porre fine al contenzioso. Ovviamente ciò risulta più difficile quando le parti devono cercare il dialogo autonomamente, soprattutto su questioni controverse da anni o che coinvolgano interessi economici ed eventualmente affettivi.

Ecco perché non è escluso che i contendenti possano rivolgersi ad organismi diversi per risolvere la lite, sottraendosi ai tempi lunghi ed ai costi delle aule giudiziarie. Un principio, del resto, sancito a livello europeo da due Raccomandazioni della Commissione (n. 257 del 1998 – clicca QUI per leggere il testo – e n. 310 del 2001- clicca QUI per leggere il testo), volte a promuovere e rafforzare la possibilità per i consumatori di risolvere le loro controversie in modo efficace ed adeguato attraverso procedure extragiudiziali, anche come modo per rafforzare la loro fiducia nel funzionamento del mercato interno e la loro capacità di trarre pienamente vantaggio dalle possibilità che quest’ultimo offre.

Le procedure cosiddette “alternative ” alla via giudiziaria sono di particolare importanza nelle liti tra imprese e consumatori, perché questi ultimi sono spesso coinvolti in questioni che singolarmente presentano un valore economico non sempre consistente, ma che appaiono importanti in considerazione dei disagi sopportati dal singolo, o se rapportate alla loro incidenza numerica, Ci si riferisce, ad esempio, alle ormai note controversie con i gestori di telefonia, o di servizi di pubblica utilità (acqua, energia, etc.), e alle controversie per la vendita di beni difettosi.

Dunque i cittadini devono sapere di poter attivare, personalmente o attraverso le associazioni di consumatori, procedure atte a risolvere la vertenza prima e durante il contenzioso giudiziario.

Un servizio di conciliazione tra consumatori ed imprese è istituzionalmente fornito dalle Camere di Commercio, attraverso il ricorso alla figura di un soggetto terzo imparziale appositamente formato, il conciliatore , che ha il compito di agevolare le parti nella soluzione del problema. Si badi bene, però, che il conciliatore non decide, ma è un “mediatore” tra le contrapposte domande dei contendenti. Sono sempre le parti, ovvero il consumatore e l’impresa, a poter porre fine alla lite, sottoscrivendo il verbale di conciliazione, che, in termini giuridici, è qualificato come contratto di transazione.

Un’altra tipologia di conciliazione è quella cosiddetta “paritetica ”, frutto di specifici accordi raggiunti dalle associazioni di consumatori con alcune importanti società di erogazione di servizi. In questo caso il “conciliatore” è un organo collegiale composto da un rappresentante del consumatore (segnalato dall’associazione che assiste il consumatore) e da un rappresentante dell’azienda, che si confrontano, in posizione di parità, al fine di ottenere una soluzione che possa soddisfare in cliente-consumatore. La procedura concordata tra associazioni ed imprese ha il vantaggio di essere gratuita, e può essere attivata compilando le apposite domande di conciliazione, disponibili sui siti delle Aziende o anche presso gli sportelli delle singole associazioni aderenti, dove il cittadino può ottenere assistenza e consulenza anche a partire dalla semplice fase di reclamo (fase pre-conciliativa).

Ricordiamo che Confconsumatori ha sottoscritto protocolli per la conciliazione paritetica con:

• Ania
• Banca Intesa
• Banca Monte dei Paschi di Siena
• Banco Posta
• Capitalia
• Enel
• H3G (Telefonia 3)
• Poste Italiane
• Telecom Italia
• Tim
• Wind-Infostrada