Viterbo, 1 luglio 2014 – Se l' acqua non è potabile, gli importi delle bollette vanno tagliati. È quanto ha stabilito il Giudice di Pace di Civita Castellana, in seguito a un ricorso presentato da un utente che è stato sostenuto nella vertenza contro la "Talete" (la società che gestisce il servizio idrico) dalla Confconsumatori di Viterbo. L'associazione aveva iniziato ad occuparsi del problema dell'arsenico nelle acque già dal 2012. La decurtazione accordata nella sentenza è del 40%. «Il giudice di Pace – ha fatto notare il presidente di Confconsumatori Viterbo, Antonio Nobili – si è espresso in maniera inequivocabile. La società Talete ha l' obbligo di garantire un servizio che possa soddisfare le minime esigenze quantitative e qualitative degli utenti. La conseguenza è che spetta alla stessa società il compito di mettere gli impianti in condizione di rendere il prodotto fruibile per chi lo utilizza. Proprio per questo il Giudice di Pace ha stabilito che vanno risarciti gli utenti per una quota, in via equitativa pari al 40%, del valore delle fatture corrisposte da ciascun utente».

«Il nostro iscritto – ha aggiunto Nobili – è stato giustamente risarcito per un servizio limitato e non fruibile dell'uso dell'acqua potabile poiché contiene arsenico superiore alla norma. Le bollette che abbiamo presentato nel ricorso al giudice di Pace si riferivano agli ultimi cinque anni». La Confconsumantori ha tenuto inoltre a chiarire che non c' è nessun accanimento contro la Talete, l'azienda che ha in gestione in servizio pubblico idrico in quasi tutti i comuni della Tuscia, ma che l'azione è volta a tutelare le famiglie del viterbese nella speranza che la situazione dell'acqua non potabile vada una volta per tutte chiarita in riferimento alla ex legge Galli, «madre di questa privatizzazione che comprime sempre di più il diritto dell'utente».

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