Parma, 4 febbraio 2014 – Ieri l'avvocato Giovanni Franchi di Confconsumatori era ospite della trasmissione Mi Manda Raitre per parlare di ricovero di anziani non più autosufficienti e malati affetti da Alzheimer. Per rivedere la puntata clicca QUI o sull'immagine qui sotto. Segue un articolo dell'avvocato Franchi pubblicato dalla Gazzetta di Parma.

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Rette di ricovero di malati affetti da morbo di Alzheimer: il caso è chiuso

È ormai da lungo tempo che ci occupiamo delle rette di ricovero degli ultrasessantacinquenni non autosufficienti , sostenendo che le norme in materia, in primo luogo l' art. 23 della legge n. 328/2000, «Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali», siano di cristallina chiarezza nell' escludere che ai parenti, figli o nipoti, possa essere richiesto alcunché . Oggi si deve esaminare un' altra analoga questione: se gli enti pubblici o le case di cure convenzionate possano far pagare al malato o al parente la retta per il ricovero di una persona affetta dal morbo di Alzheimer. Sul punto si è pronunciata la Corte di Cassazione, con sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012, statuendo che la retta deve essere a carico del Servizio sanitario nazionale. Con l' effetto che il Comune non può rivalersi sul malato o, se questi è nel frattempo deceduto, sui suoi parenti. La vicenda decisa dalla S.C. prendeva le mosse da una domanda di restituzione, avanzata dai figli di una persone malata di Alzheimer, di quanto versato al Comune a titolo di quota sociale per la degenza in Rsa. Nel giudizio di primo grado davanti al Tribunale di Treviso il Comune, da parte sua, aveva chiesto la condanna dei tenuti agli alimenti al pagamento della retta. Quel giudice aveva dato torto ai figli, perché – a suo avviso – «le prestazioni fornite alla persona degente in Rsa – malata di Alzheimer – avevano carattere sia sanitario che assistenziale e che, in relazione al secondo aspetto, esse gravavano sul Comune solo nell' ipotesi di indigenza della persona assistita». La Corte d' appello di Venezia ha riformato la sentenza, dando invece ragione ai familiari della persona degente. Secondo i giudici di appello infatti, «la natura di carattere sanitario delle prestazioni eseguite nei confronti della Z., gravemente affetta dal morbo di Alzheimer e sottoposta a terapie continue, a fronte delle quali le prestazioni di natura non sanitaria assumevano un carattere marginale e accessorio». Il Comune ricorreva allora in Cassazione rilevando che la Corte d' appello non aveva tenuto in debito conto le determinazioni comunali e regionali sulla ripartizione delle quota, sanitaria e sociale: «La pretesa dell' ente territoriale a ben vedere si fonda principalmente sulla scindibilità delle prestazioni di natura sanitaria effettuata nei confronti della paziente ricoverata da quelle poste a carico del Comune e quindi, di natura meramente assistenziale, virtualmente recuperabili mediante azioni di rivalsa». La Suprema Corte si è schierata con le famiglie dei malati di Alzheimer, affermando che quando ci sono condizioni di salute che richiedono una «stretta correlazione» tra «prestazioni sanitarie e assistenziali, tale da determinare la totale competenza del Sevizio sanitario nazionale» , non «vi è luogo per una determinazione di quote nel senso invocato dal Comune di Carbonera». Una simile distinzione tra gli aspetti della cura e quelli dell' assistenza, spiega la Suprema Corte, «presuppone una scindibilità delle prestazioni» che non ricorre nell' ipotesi dei malati di Alzheimer, che hanno bisogno di una «stretta correlazione» di prestazioni sanitarie e assistenziali, con «netta prevalenza degli aspetti di natura sanitaria». Inutile che il Comune abbia fatto presente che la giunta comunale si era adeguata alla Regione che suddivide il budget in quote giornaliere di spesa sanitaria rimborsabile, ad esclusione dei costi di assistenza. Per la Cassazione, in fatto di sanità la legge che più conta «è il nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana». La Corte è partita dall' assunto dell' esigenza di un' interpretazione che tenga conto del nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana, così arrivando alla conclusioni la lettura della norma contenuta nella L. n. 730 del 1983, art. 30 deve effettuarsi, nel senso di ritenere che gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio assistenziali sono a carico del fondo sanitario nazionale. Se ne deduce pertanto che nessuna rivalsa può essere posta in essere nei confronti di pazienti e, soprattutto, dei parenti di questi ultimi, dal momento che nella patologia del morbo di Alzheimer, se non sono inscindibili le attività socio assistenziali da quelle sanitarie e la cura dei pazienti, deve essere considerata di rilievo totalmente sanitario e, quindi, – si cita ancora la sentenza – «trattasi di prestazioni totalmente a carico del Servizio sanitario nazionale». Importantissima anche la decisione della S.C. relativamente alla «promessa di pagamento» sottoscritta dai parenti dell' assistito al momento del ricovero, ritenuta nulla perché – si cita ancora la sentenza – trattasi «(indiscutibilmente) di prestazioni totalmente a carico del Sistema sanitario nazionale…». A questo punto devono esaminarsi le conseguenze della sentenza. Ovunque sia o sia stato ricoverato il malato, a meno che lo stesso non avesse preferito una casa di cura privata non convenzionata, nulla può essere richiesto a lui o ai suoi figli se deceduto. Lui o gli eredi possono chiedere la restituzione di quanto corrisposto negli ultimi dieci anni. E chi è il debitore? A chi, in altri termini, può essere chiesta la rifusione? Il Comune se il ricovero è o era presso una Rsa comunale, la casa di cura convenzionata se la persona affetta da Alzheimer si trova o trovava in una di queste strutture. Mai comunque il Servizio sanitario nazionale, che è solo il soggetto tenuto al pagamento del ricovero e nei confronti del quale devono rivalersi il Comune o la casa di cura? 

Giovanni Franchi.