Parma, 7 maggio 2020 – Per un errore di valutazione della banca intermediaria negoziatrice, un Consumatore ha ricevuto come pagamento per la vendita di un orologio un assegno falso da 7.900 euro, ritenuto inizialmente valido. Il truffato si è così rivolto a Confconsumatori Parma per segnalare l’accaduto e fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, ottenendo la restituzione integrale della somma.

Un consumatore di Parma a metà febbraio del 2019 aveva concordato la vendita di un orologio per la cifra di 7.900 euro. Prima di procedere alla consegna del bene si era recato con l’acquirente presso il proprio istituto di credito (intermediario negoziatore), affinché verificasse il cosiddetto bene emissione dell’assegno circolare. Un impiegato della banca, aveva contattato telefonicamente la banca emittente e, una volta effettuate le opportune verifiche circa la validità dell’assegno, aveva comunicato al venditore di aver ricevuto conferma della validità del titolo da parte della banca dell’acquirente.

Il consumatore, facendo quindi affidamento nella conferma della validità del titolo emesso, aveva consegnato l’orologio, oggetto della compravendita, al sedicente acquirente, apprendendo solo dopo pochi giorni che l’assegno era rimasto impagato da parte dell’emittente, il quale ne aveva poi rilevato la palese falsità: l’assegno aveva chiare alterazioni rilevabili dal semplice esame del titolo, come l’erronea indicazione dell’indirizzo della filiale e del numero dello sportello relativi all’intermediario emittente, oltre all’errata indicazione del codice CAB.

Il consumatore, dopo aver infruttuosamente fatto reclamo ad entrambe le banche per la restituzione della somma, si è rivolto a Confconsumatori per fare presentare ricorso davanti all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) chiedendo, tramite l’avvocato Mara Menatti di Confconsumatori Parma, la totale restituzione della somma, oltre agli interessi maturati dalla data del reclamo da parte della sua banca intermediaria negoziatrice.

Con decisione del 23 aprile 2020, l’ABF ha escluso  il concorso di colpa del consumatore in quanto «la certificazione del bene emissione a cura dell’intermediario negoziatore è sufficiente a ingenerare nel cliente un legittimo affidamento rispetto alla bontà dell’assegno, tale da escludere l’applicabilità dell’art. 1227 comma 2 c.c.». La banca intermediaria negoziatrice è stata così tenuta alla ripetizione della somma in quanto ha rassicurato il cliente sul bene emissione del titolo, limitandosi ad una mera telefonata ad una terza banca, escludendo quindi di seguire una procedura più cautelativa a tutela del correntista (ex art. 1176, comma 2 c.c.). Non solo, la responsabilità della banca è ravvisabile anche sotto il profilo della rilevabilità «ictu oculi» della falsificazione o contraffazione del titolo, escludendo la totale responsabilità della banca emittente putativo del titolo, anche per mancata prova di una telefonata intercorsa tra i due istituti per la verifica del titolo, circostanza asserita dalla Banca negoziatrice.

«Siamo molto soddisfatti – afferma l’avvocato Mara Menatti di Confconsumatori Parma – del risultato ottenuto per la totale restituzione dei 7.900 euro indicati in assegno, oltre agli interessi legali dalla data del reclamo e le spese per la procedura, escludendo appieno un concorso di colpa del consumatore che si è rivolto alla propria Banca, confidando in un legittimo affidamento rispetto alla bontà del titolo e che solo successivamente ha consegnato il bene oggetto di compravendita».

Scarica la decisione dell’ABF a questo link.