Parma, 2 dicembre 2016 – Nuova vittoria in materia di obbligazioni argentine: l’erede di una parmigiano che aveva perso in primo grado ha ottenuto, in appello, la restituzione di 126 mila euro.

Nel caso deciso dalla Corte d’Appello di Bologna il risparmiatore aveva agito davanti al Tribunale di Parma contro la banca tramite la quale aveva acquistato obbligazione argentine per oltre 250 mila euro. Avendo il Giudice respinto la domanda, il figlio del titolare (nel frattempo deceduto) si è rivolto alla Confconsumatori per concorrere in appello.

In primo grado era stata richiesta la nullità dei contratti di acquisto delle obbligazioni Argentina e la restituzione delle somme investite, oltre interessi legali e risarcimento del danno. La domanda era stata respinta in quanto il contratto risultava perfezionato perché redatto per iscritto e sottoscritto dal cliente; si negava inoltre la tesi di conflitto di interessi della banca. Il consumatore, però, sosteneva che se fosse stato informato di cosa stava effettivamente acquistando non avrebbe sottoscritto le obbligazioni. In seguito, l’erede del risparmiatore danneggiato si era rivolto a Confconsumatori per ricorrere in appello.

Nel corso del processo di secondo grado il Giudice ha applicato l’articolo 23 TUF che prevede la nullità per i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento e accessori che non siano redatti per iscritto. Infatti mancava, nel contratto, la sottoscrizione della banca, un elemento che nella precedente sentenza non era stato considerato. La Corte ha quindi dichiarato la nullità dell’acquisto e condannato la banca alla restituzione della somma di oltre 126 mila euro, pari alla differenza tra il capitale investito e il ricavato dalla vendita, maggiorata degli interessi, e delle spese legali.

«Si tratta di una decisione importantissima – dichiara l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio i risparmiatori – che costituisce un’importante conferma dell’orientamento ormai consolidato in giurisprudenza (anche della Cassazione) secondo cui è necessario che l’ordine sia accompagnato da un contratto generale d’investimento, che regola tutti i rapporti tra banca e investitore, sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’Istituto. L’assenza del contratto quadro sottoscritto da entrambe le parti consente oggi la nullità dell’acquisto, con il recupero di tutti gli investimenti non andati a buon fine, sempre che l’acquisto sia stato fatto entro il termine di prescrizione decennale».

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