Bari, 24 maggio 2021 – Le Associazioni dei consumatori Adiconsum, Adusbef, Assoconsum, Assoutenti Polidream, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Udicon e Unione Nazionale Consumatori, rendono noto agli azionisti, ai soci ed ai clienti della BPB quanto segue.

In data 18-5-21 le Associazioni hanno diffuso un comunicato che dava conto dell’esito negativo degli incontri avuti con la nuova governance della banca. A tale comunicato rispondeva per conto di BPB una società di comunicazione di Roma che inviava alle testate giornalistiche interessate dalle associazioni un’e-mail dal seguente testuale contenuto:

«Buonasera. Riportiamo di seguito la risposta di Banca Popolare di Bari al vostro articolo di seguito e che vi chiediamo di pubblicare appena possibile. Grazie, un saluto. – Bari, 19 maggio 2021 – Banca Popolare di Bari, controllata da Mediocredito Centrale, alla luce del comunicato diffuso in data odierna da alcune Associazioni dei Consumatori, ritiene opportuno fornire un quadro più esaustivo e corretto relativo al Tavolo di Conciliazione e Solidarietà. A inizio aprile 2021, BPB ha incontrato le Associazioni e condiviso con loro una bozza del “Protocollo di intesa per la realizzazione di una Procedura di Conciliazione” redatta quando la Banca era ancora in amministrazione straordinaria.

La Banca ha poi invitato le Associazioni a formulare eventuali proposte e suggerimenti che potessero favorire l’attivazione del Tavolo di Conciliazione di Solidarietà, chiarendo immediatamente che non avrebbe fatto mancare il proprio senso di apertura e disponibilità all’ascolto, in particolar modo con le associazioni intenzionate a un dialogo costruttivo, con le quali si sarebbero attivati ulteriori momenti di confronto e dialogo. Rispetto a tale incontro la Banca ha dovuto prendere atto con sorpresa e rammarico del mancato interesse delle Associazioni a questo tipo di iniziativa. Le Associazioni riconosciute, infatti, hanno espresso l’intenzione di non voler partecipare al Tavolo, nonostante l’apertura da parte della Banca a valutare, appena ce ne fosse stata la possibilità, un eventuale allargamento dell’offerta attuale».

A fronte di tanto le Associazioni, con la solita trasparenza che le contraddistingue, precisano che a riprova della veridicità di quanto scritto nel ns. comunicato siamo pronti a render pubblici e noti anche alla società di comunicazione consulente della banca, le e-mail con in allegato il pdf contenente la bozza di accordo che la BPB ci ha proposto, nonché le email con cui fin dal novembre 2020 abbiamo formalizzato alla BPB i contenuti della nostra proposta di un Tavolo di conciliazione serio.

Tale Tavolo, fondato sulla valutazione caso per caso, definisce da un lato un ristoro secondo diritto e non solo per ragioni di disagio, chiarendo che lo status di persona disagiata è un elemento da valorizzare per attribuire una percentuale ben maggiore del 25% offerto dalla banca e dall’altro definisce i ristori anche in base alle violazioni accertate dall’ACF. Addirittura, le Associazioni avevano anche manifestato disponibilità ad accettare che la banca ponesse risorse per ora limitate, con l’auspicio di ricercarne altre in futuro! La banca ha nettamente rigettato la nostra ragionevole proposta, dichiarando che non era possibile fare di più.

Appare grave soprattutto il fatto che la banca abbia rifiutato persino di accettare una nostra proposta di miglioria semplicissima e sacrosanta: alzare il tetto massimo del 25%, da loro unilateralmente imposto, cosi da dare alle persone più deboli un risarcimento vero.

A questo punto le Associazioni comunicano che nei prossimi giorni formalizzeranno alle Autorità di Vigilanza due richieste di trasparenza, doverose verso i soci:

  1. La pubblicazione del bilancio dell’Amministrazione Straordinaria che ad oggi (dal 15 ottobre 2020) non ci risulta esser stato ancora pubblicato;
  2. La richiesta all’Antitrust di condannare la banca per pubblicità ingannevole, atteso che in tutte le sue comunicazioni ufficiali (sito internet e/o  note informative ai clienti), BPB pubblicizza ed invita i suoi clienti ad aderire all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, autorità pubblica istituita presso la Consob per dirimere le cause in materia di vendita dei prodotti finanziari, per poi non adempiere ad alcuna delle decisioni sfavorevoli. La banca, oggi facente parte del gruppo Medio Credito Centrale, banca totalmente controllata dal MEF, può per legge non adempiere alle decisioni ACF (anche se il giudizio etico su tale condotta non può esser positivo), ma allora deve per coerenza smettere di pubblicizzare un’adesione solo formale e priva di ogni valore sostanziale ed effettivo, ad un importante Organo di risoluzione stragiudiziale delle controversie, voluto proprio dallo Stato per decongestionare la giustizia ordinaria.