LA MASSIMA IN TEMA DI GARANZIA NELLA VENDITA DI BENI AL CONSUMO: " Se il bene è viziato ed il venditore non effettua le riparazioni o lo sostituisce, il contratto si risolve ed il consumatore ha diritto alla restituzione del prezzo ed al risarcimento dei danni, da valutarsi in via equitativa ". E’ questo il principio affermato da una recente sentenza del Giudice di Pace di Firenze pronunciata in una vertenza promossa da un socio della Confconsumatori.

Visualizza qui il testo della sentenza

*************

Commento a cura dell’Avv. Piero Catelani della Confconsumatori di Firenze.

Un consumatore aveva acquistato presso un importante negozio di arredamento i mobili di arredamento per il salotto, composti da un divano, due cuscini, un pouf, ed una poltrona relax. Tali beni avevano presentato vari difetti: tra gli altri, in particolare la poltrona relax era difettosa (non funzionava il meccanismo del poggiapiedi) ed il pouf aveva un colore giallo del tutto differente rispetto a quello della poltrona e dei cuscini, con i quali doveva abbinarsi. Nonostante il consumatore avesse contestato i difetti ed avesse chiesto la loro riparazione dei beni o la sostituzione, ai sensi degli artt. 1519 bis e segg. c.c. (come introdotti dal D.Lgs. 2.2.02 n. 24), il venditore non aveva fatto alcunché, per cui al consumatore non è restato altro che adire l’autorità giudiziaria per sentir dichiarare la risoluzione parziale del contratto di acquisto, con riferimento al pouf ed alla poltrona, e ottenere la restituzione del prezzo pagato ed il risarcimento danni. Con la sentenza n. 4450/03 riportata di seguito per intero il Giudice di Pace di Firenze, applicando il suddetto D.Lgs. 2.2.02 n. 24, ha pronunciato la risoluzione del contratto di acquisto, non avendo il venditore provveduto ad effettuare le riparazioni od a sostituire i beni. Al riguardo è opportuno segnalare che la normativa non pone un limite temporale fisso per le riparazioni o la sostituzione del bene, limitandosi ad affermare che esse devono essere effettuate entro un "termine congruo": nel caso di specie è stato ritenuto pienamente congruo il periodo di circa due mesi intercorrente tra la ricezione da parte del venditore della raccomandata con cui il consumatore contestava i vizi e la ricezione dell’ulteriore raccomandata con cui il consumatore contestava l’inerzia del venditore e comunicava di avvalersi della risoluzione del contratto. Di conseguenza il venditore è stato condannato a restituire il prezzo pagato ed a risarcire il danno; al riguardo è opportuno porre l’attenzione sul fatto che il Giudice ha ritenuto risarcibile il disagio subito dal consumatore ed il fatto che, venendo a mancare parte dei mobili, il salotto non potesse essere arredato come previsto; infatti, considerato che tutta la fornitura era stata pensata ed ordinata in un contesto complessivo e coordinato, in modo da comporre l’arredamento unitario della stanza, il venir meno di alcune componenti ha causato al consumatore un danno, ritenuto pienamente risarcibile. Ai sensi dell’art. 1226 c.c., essendo dimostrata l’esistenza del danno, ma non il suo preciso ammontare, il Giudice lo ha correttamente determinato in via equitativa.

Avv. Piero Catelani – Firenze