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MATERA

MATERA
Via Ugo La Malfa, 3/B – CAP 75100
Telefono: 0835.1766729
Cellulare: 376.1448694
E-mail: confconsumatorimatera@gmail.com
Responsabile: Giovanni Vinci
Orario di apertura: Martedì dalle 17 alle 19; Giovedì dalle 16 alle 19

ROTONDELLA (Mt)
Via Garibaldi, 131 – CAP 75026
Telefono: 328.1984943
e-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: Lunedì dalle 15.30 alle 19.30; Martedì dalle 9 alle 13

PISTICCI (Mt)
Viale Gramsci, 34 – CAP 75015 Marconia
presso Confederazione Italiana Agricoltori
Telefono: 328.1984943
E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: venerdì dalle 17 alle 19

TURSI (MT)
Via Roma, 143 – CAP 75028
Telefono: 338.7686589
E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: mercoledì dalle 16 alle 18.30

LESS

Progetto LESS economia e consumo circolare

Progetto LESS – LEarn Sustainable circular economy Strategies!

Il consumo NON sostenibile è uno dei principali motori del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento, con impatti significativi sulle nostre vite e su quelle delle generazioni future.

L’economia circolare, rispetto a quella lineare, appare oggi l’unica strada percorribile per la salvaguardia del pianeta e delle sue specie, inclusa quella umana, in quanto si tratta di un modello di consumo e produzione responsabile e sostenibile, attento alla tutela dell’ambiente e delle risorse del pianeta.

Obiettivo del progetto – Attraverso l’iniziativa LE.S.S (acronimo che indica sostanzialmente l’apprendimento di strategie di economia circolare sostenibile) Confconsumatori, unitamente alle associazioni partner, intende promuovere azioni di informazione e sensibilizzazione sull’economia circolare, intesa quale economia orientata al non spreco e al rispetto dei diritti della terra e dei suoi abitanti, destinate non solo ai consumatori ma anche ad imprenditori e aziende produttrici di beni e servizi. L’obiettivo è quello di accompagnare all’adozione di buone pratiche e comportamenti virtuosi tanto i cittadini che le aziende, innescando una nuova coscienza economica e produttiva che a livello individuale si traduca in acquisti e scelte consapevoli e virtuose, mentre a livello aziendale orienti i sistemi produttivi verso scelte green, sostenibili e responsabili.

Attività – L’impianto progettuale prevede il potenziamento di sportelli fisici e online sui temi dell’economia circolare, la realizzazione di una campagna comunicativa specifica, con produzione di brochure, materiale audiovisivo e attività social, la realizzazione di incontri territoriali di rilevanza nazionale, il coinvolgimento di aziende e piattaforme di e-commerce, l’individuazione di sei best practice aziendali, attraverso analisi e misurazione dell’impatto ambientale dei processi produttivi da parte di esperti e studiosi di settore e, infine, la raccolta di adesioni alla Carta del Consumo Circolare, documento realizzato per sostenere la scelta di prodotti e servizi che applicano i principi dell’economia circolare, promosso dalle Associazioni dei Consumatori in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il progetto avrà carattere nazionale, coinvolgendo quindi 21 regioni, precisamente 20 Regioni oltre alla Provincia Autonoma di Trento.

Documentazione scaricabile:

  • Scheda della proposta
  • Piano Finanziario
  • Ampiezza del partenariato
MLPS - Iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’art. 72 del D Lgs 3 luglio 2017, n. 117 – ANNO 2023 – Avviso N. 2/2023



Sostenibilità alimentare e spreco: come cambia il rapporto tra cittadini e cibo Un’analisi delle abitudini quotidiane nelle città e delle iniziative che promuovono scelte più sane e responsabili.

Arriva il contributo dello sportello di Milano per il progetto LESS che punta su formazione, contesto sociale e lotta allo spreco per sviluppare un percorso di informazione che unisce formazione di base e interventi più ampi sul territorio.

Parlare di alimentazione sana e sostenibile significa affrontare un tema complesso, che non riguarda soltanto la scelta degli alimenti o la corretta gestione delle scadenze, ma coinvolge anche il contesto economico e sociale in cui le persone vivono. L’idea secondo cui “siamo ciò che mangiamo”, resa celebre da Feuerbach, può essere riletta anche in senso inverso: spesso mangiamo ciò che siamo, e ciò che siamo è fortemente influenzato dal ritmo e dalle condizioni della vita metropolitana. La capacità di spesa, la rapidità delle giornate, i tempi di lavoro e la crescente diffusione di nuclei familiari composti da una sola persona determinano scelte alimentari poco equilibrate.

Alimentazione e contesto sociale: come la vita metropolitana influenza le scelte quotidiane

Nelle grandi città la colazione a casa è spesso sostituita da un caffè al volo, il pranzo è consumato nelle mense aziendali o ridotto a un panino veloce, mentre la cena è affidata ad aperitivi, pasti precotti o surgelati. Lo stesso vale per molti bambini e ragazzi, che adottano abitudini simili a causa degli impegni quotidiani delle famiglie. Non si tratta soltanto di scarsa informazione, ma di una necessità dettata da tempi e costi che condizionano profondamente la vita urbana. Accanto alla tradizionale formazione sulla corretta alimentazione — lettura delle etichette, gestione delle scadenze, prevenzione dello spreco — è stato attivato un lavoro di rete che coinvolge vari soggetti: dai gestori del welfare aziendale ai responsabili delle mense scolastiche, fino alle associazioni di volontariato che operano sul territorio. Tra queste ultime, un ruolo importante è ricoperto da realtà come il Pane Quotidiano, che trasformano lo spreco alimentare residuo in risorsa per la comunità.

Artigianalità, sostenibilità e costo dei prodotti: una sfida per i consumatori

Sono stati coinvolti anche artigiani del settore gastronomico, con iniziative dedicate ai prodotti dolciari e al valore dell’artigianalità. È stato inoltre approfondito il tema del cibo come strumento di prevenzione, capace — se consumato correttamente — di contribuire al benessere e ridurre il ricorso ai medicinali. Tuttavia, parlare di prodotti biologici, filiere sostenibili e artigianalità non è semplice in un contesto economico difficile. Spiegare che un panettone artigianale può costare più del doppio di un prodotto industriale, o che una scelta sostenibile può avere un prezzo maggiore, significa confrontarsi con un limite reale. Anche uno studio recente di Centromarca evidenzia come la sostenibilità sia un tema sempre più sentito, soprattutto dai giovani, ma comunque condizionato dal costo finale al consumatore.

Educazione alimentare e inclusione sociale: il ruolo centrale dell’informazione

E’ importante fornire consigli concreti, non ideali difficilmente attuabili. Ad esempio, suggerire torte fatte in casa per la colazione dei bambini può essere sensato, ma non realistico per chi ha poco tempo a disposizione. Meglio indicare alternative gestibili, come ridurre le porzioni di prodotti confezionati, abbinarli alla frutta o dedicare ai prodotti preparati in casa i fine settimana. L’attenzione mostrata dai cittadini dimostra che il tema è sentito, ma anche che il contesto richiede alle associazioni dei consumatori un ripensamento del proprio ruolo. Oltre alla tutela quotidiana, diventa sempre più importante lavorare su formazione, inclusione e interventi legati ai grandi cambiamenti sociali, accompagnando le persone verso scelte più consapevoli e sostenibili.


LE.S.S. Progetto finanziato dal MLPS – DG Terzo settore e responsabilità sociale imprese – Avviso n.2/2023

  • Dicembre, 4
  • 1230
  • Dalle Sedi, LESS, Lombardia
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Il viaggio di LESS: educazione, consumo e sostenibilità A Roma l'evento finale del progetto con la partecipazione della neoeletta vicepresidente di Confconsumatori, Sara Bitetti

Roma, 18 ottobre 2025 – Confconsumatori, con la responsabile delle Relazioni esterne dell’associazione e neoeletta vicepresidente, Sara Bitetti, ha partecipato all’evento conclusivo del progetto LESS che si è tenuto a Roma nell’ambito di Expo Consumatore, con interventi da parte di esperti di economia circolare e innovazione ambientale.

QUI la locandina

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LE.S.S. Progetto finanziato dal MLPS – DG Terzo settore e responsabilità sociale imprese – Avviso n. 2/2023

  • Ottobre, 18
  • 349
  • LESS
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Giornata mondiale dell’alimentazione: la nuova sfida della nutrizione sostenibile Confconsumatori: i Comuni italiani diventino protagonisti di questo percorso

Parma, 16 ottobre 2025 – Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione, istituita nel 1979 dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Si svolge ogni anno il 16 ottobre, data dell’anniversario della fondazione della Fao. L’obiettivo, in quel momento storico, era sensibilizzare l’opinione pubblica a livello globale sulla lotta contro la fame e la malnutrizione, promuovere la sicurezza alimentare e sostenere azioni concrete per garantire l’accesso al cibo per tutti.

Oggi gli obiettivi storici sono attuali ma vanno rivisitati nell’ottica di educare i cittadini ad una nutrizione sostenibile. Si tratta di un risultato ambizioso: consentire alle giovani generazioni e agli anziani di comprendere il valore del cibo, la “storia”, il suo impatto sull’ambiente e sulla salute della collettività. Perché solo una corretta alimentazione sin dalla giovane età consente di arrivare all’età anziana con una condizione di salute ottimale.

I Comuni italiani costituiscono il luogo privilegiato per costruire, tutti insieme, cittadini consapevoli e responsabili. Educare alla nutrizione sostenibile, dunque, vuol dire anche educare la cittadinanza futura. Questo perché ogni scelta alimentare ha effetti che si riverberano sull’ambiente e sull’economia, pertanto anche e sopratutto sullo strato sociale comunale.

Per rendere efficace un percorso di educazione alla nutrizione sostenibile è fondamentale che i Comuni – e per essi i loro rappresentanti locali – agiscano in simbiosi e attivamente con le famiglie, la scuola e tutti gli stakeholder del territorio.

La coscienza del consumatore, anche e soprattutto in tema alimentazione, si potrà edificare soprattutto grazie alla responsabilità e l’impegno sul campo degli enti locali che dovranno creare connessione tra ciò che le nuove generazioni apprendono in teoria (a scuola, al lavoro, dai mezzi di informazione, eccetera) e ciò che si pratica in realtà, sul e nel territorio.

La storia di Confconsumatori, sin dalla sua nascita, porta con sé battaglie, informazione e formazione dei cittadini in merito alla sicurezza alimentare (per saperne di più: https://www.confconsumatori.it/chi-siamo/la-storia/ ). Confconsumatori pertanto continuerà ad esercitare con forza un ruolo propulsivo e facilitatore di questo percorso, chiedendo ai Comuni italiani di assumere un ruolo propositivo attivando tutte le conseguenti azioni, anche con momenti formativi di incontro e di partecipazione, affinché la sostenibilità alimentare sia un impegno generale e collettivo e non una preoccupazione del singolo consumatore.

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LE.S.S. Progetto finanziato dal MLPS – DG Terzo settore e responsabilità sociale imprese – Avviso n.2/2023

  • Ottobre, 16
  • 2837
  • Alimentazione, LESS
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Lotta alla contraffazione e sostenibilità: acquistare prodotti originali favorisce sicurezza, legalità, salute, ambiente e lavoro Finanziare la filiera del falso significa foraggiare la criminalità organizzata. Il ruolo del consumatore, delle istituzioni e delle imprese.

Confconsumatori partecipa al progetto LESS per promuovere economia e consumo circolare e lo sportello di Catania si occupa in particolare del legame tra consumi responsabili, lotta alla contraffazione e legalità,

La sostenibilità infatti interessa anche e soprattutto la contraffazione, che rappresenta uno degli illeciti più diffusi e dannosi dell’economia globale contemporanea. Consiste nella produzione, distribuzione e vendita di beni che imitano in modo fraudolento prodotti originali, violando diritti di proprietà intellettuale quali marchi, brevetti, modelli industriali e copyright. Si tratta di un settore che muove miliardi di euro ogni anno e che coinvolge reti internazionali altamente organizzate, con ricadute significative su consumatori, imprese, mercato del lavoro e società nel suo complesso. Interessa ormai tutti i settori produttivi: prodotti alimentari, cosmetici, giocattoli, abbigliamento, prodotti elettronici e informatici, prodotti farmaceutici sono spesso importati e distribuiti dalla criminalità organizzata con tecniche sempre più raffinate e ingannevoli.

La contraffazione si caratterizza innanzitutto per l’imitazione ingannevole di un prodotto autentico, dal marchio alla confezione, con l’obiettivo di trarre in inganno il consumatore. Ha una diffusione trasversale poiché interessa sia beni di lusso sia prodotti di uso quotidiano. A livello europeo e nazionale, esistono strumenti giuridici rilevanti per contrastare il fenomeno. In Italia la principale normativa è contenuta nel Codice della Proprietà Industriale (D.lgs. 30/2005), che disciplina la tutela dei marchi registrati, la repressione civile e penale della contraffazione e i poteri delle autorità doganali nel sequestro dei prodotti sospetti. L’articolo 473 del Codice Penale punisce la contraffazione di marchi e segni distintivi, prevedendo la reclusione da uno a quattro anni e una multa da 3.500 a 35.000 euro per chi contraffà o altera marchi, brevetti e disegni. L’art. 474 c.p punisce chiunque introduca nel territorio nazionale, detenga per la vendita, metta in vendita o metta in circolazione prodotti industriali con marchi contraffatti o alterati, al fine di trarne profitto. A livello europeo il quadro è completato dal Regolamento (UE) n. 608/2013 sulla tutela doganale dei diritti di proprietà intellettuale e dalle Direttive sull’armonizzazione del diritto dei marchi.

È bene porre una particolare attenzione sulla percezione che si ha del fenomeno e la disponibilità all’acquisto di prodotti contraffatti. Gli studi condotti a livello europeo e nazionale mostrano un quadro abbastanza articolato. Molti consumatori, infatti, riconoscono la contraffazione come un fenomeno illegale, ma tendono a minimizzarne le conseguenze, ritenendolo un “illecito senza vittime”. Una parte significativa (soprattutto giovani) è disposta ad acquistare prodotti contraffatti quando il prezzo dei prodotti originali è percepito come troppo elevato e quindi dall’acquisto del prodotto contraffatto ne deriva un risparmio economico. Infine, una quota di consumatori giustifica l’acquisto in base a motivazioni economiche (“non posso permettermi l’originale”), estetiche (“sembra identico”) o di disattenzione.Tuttavia, cresce anche la consapevolezza circa i rischi per la salute, soprattutto in settori come cosmetici, giocattoli, alimentari e farmaci.

Analizzando i settori maggiormente interessati vediamo come la contraffazione riguarda ormai qualsiasi tipologia di bene, ma vi sono comparti particolarmente esposti come moda e abbigliamento (borse, scarpe, capi firmati), cosmetici e prodotti per l’igiene, elettronica e componenti tecnologici, giocattoli e articoli per bambini, farmacie dispositivi medici, agroalimentare compresi vini e prodotti DOP/IGP, software e informatica. La pericolosità varia a seconda del settore, ma in tutti i casi si registrano danni economici e rischi per la sicurezza.In particolare, i rischi della contraffazione per la salute e l’ambiente derivano dal fatto che i prodotti contraffatti non rispettano standard di sicurezza, utilizzano materiali scadenti o tossici, possono contenere sostanze vietate, non sono sottoposti a controlli sanitari. Ne derivano quindi rischi quali irritazioni, ustioni chimiche, allergie, malfunzionamenti di dispositivi elettronici, pericoli per i bambini e contaminazione ambientale dovuta a processi produttivi non regolamentati.

Nel settore di moda e abbigliamento vediamo come il rischio per la salute del cittadino, la sua famiglia e l’ambiente è causato dall’uso di sostanze chimiche nocive al contatto con la pelle. Si tratta di sostanze non presenti in natura facenti parte del gruppo degli alchilfenoli etos-silati, che sono in grado di causare dermatiti ed allergie rispetto all’ambiente. Risultano inquinanti perché bioaccumulabili e tossici per gli organismi acquatici. Altre sostanze sono liberate dai coloranti durante le fasi produttive ed il successivo utilizzo dei capi d’abbigliamento e assorbite a livello cutaneo, possono avere effetto cancerogeno. L’utilizzo di coloranti a basso costo consente risparmi molto appetibili. Per produrre orologi, gioielli e prodotti di oreficeria falsi non viene svolta alcuna attività di ricerca sulla qualità dei materiali e la loro compatibilità con la salute di chi li indossa. Nessuno scrupolo, quindi, ad utilizzare vernici al piombo, metalli trattati con nichel o altre sostanze allergeniche. Per quanto riguarda invece gli occhiali da sole, il loro principale scopo è quello di proteggere l’occhio umano contro le radiazioni solari troppo forti, di ridurre l’affaticamento dell’occhio e aumentare la percezione visiva. Tra le radiazioni pericolose rientrano i raggi UV, che possono provocare gravi danni alla salute.La contraffazione di prodotti di arredamento, apparecchi di illuminazione, finiture di legno (finestre, pavimenti, porte, scale) e design molto spesso può essere fonte di problemi per la salute e la sicurezza del consumatore.

I prodotti fabbricati e commercializzati legalmente nei paesi europei sono soggetti a precise norme e a verifiche che tutelano il consumatore e minimizzano i rischi. I prodotti immessi legalmente sul mercato europeo devono per legge essere sicuri ed il produttore, che deve essere chiaramente individuato, ne è responsabile. Ciò non può essere garantito nel caso di prodotti contraffatti.

Gli oggetti di arredamento e di design con parti elettriche (come le lampade) contraffatti sono particolarmente a rischio e mettono in grave pericolo la sicurezza del consumatore perché creano emissioni di formaldeide. La formaldeide è considerata una sostanza cancerogena e sprigionandosi in un ambiente chiuso provoca irritazione agli occhi, mal di gola, mal di testa, dermatiti, irritazioni alle vie respiratorie.Molte sostanze utilizzate nella produzione delle attrezzature informatiche possono avere effetti dannosi sulla salute umana e sull’ambiente. Tra queste sostanze nocive il piombo, il mercurio, il cadmio, i ritardanti di fiamma contenenti materiali bromurati e clorurati e PVC. Fortunatamente molte di queste sono state eliminate dai dispositivi elettrici ed elettronici dopo il 1 Luglio 2006 a seguito della Direttiva Comunitaria (Direttiva RoHS), le altre sono state sottoposte a controllo quantitativo.

Un ulteriore danno nell’utilizzo di attrezzature informatiche è quello ambientale, connesso ai quantitativi di elettricità che viene consumata. Anche le radiazioni magnetiche emesse dalle attrezzature elettroniche potrebbero causare danni alla salute, è per questo motivo che alcune di etichette di prodotto hanno stabilito dei limiti per questo tipo di emissioni.

Sicurezza alimentare e ambiente sono due realtà strettamente correlate, in quanto è dalla natura che derivano le materie prime della filiera agroalimentare. Danni ambientali, quali sversamenti di rifiuti tossici, inquinamento delle risorse idriche, hanno diretto effetto sul livello di sicurezza del cibo. Ma è vero anche il contrario. Pensiamo all’impiego di sostanze chimiche vietate e inquinanti in agricoltura. Questi sono alcuni dei danni che attività illegali nel settore alimentare possono apportare all’ambiente. Ma in campo agroalimentare i danni della contraffazione non si limitano all’ambiente poichè si ha un vero e proprio danno d’immagine. Siamo nel caso del cosiddetto “Italian Sounding”. Questo è un fenomeno abbastanza controverso perché spostandosi all’estero vediamo come esistano forme imitative del prodotto italiano – non sempre di natura fraudolenta né necessariamente pericolose per la salute – che possono trarre in inganno il consumatore finale e che comunque incidono sulle potenzialità di export delle imprese ita-liane. L’espressione “Italian Sounding” fa riferimento all’imitazione di un prodotto/denominazione/marchio attraverso un richiamo nel nome o nella grafica alla presunta italianità che non trova fondamento nel prodotto. La presenza di prodotti imitativi costituisce una delle principali cause della ridotta
incidenza dell’export italiano sul fatturato perché consente ad alcune aziende locali di avere un vantaggio competitivo che non meritano, producendo a prezzi più bassi ma collocando il prodotto su fasce superiori di prezzo grazie al richiamo all’italianità I danni della contraffazione non si limitano alla salute e all’ambiente ma producono danni anche per le imprese. Le aziende subiscono infatti una perdita di fatturato e quote di mercato che si traduce fatalmente nell’aumento dei costi sociali, questo perché si ha una perdita del valore del prodotto. Il prodotto di marca e legale è basto su un lavoro accurato di progettazione, studio, realizzazione, distribuzione e comunicazione mentre quello falso può prescindere da questi requisiti creando un danno d’immagine enorme. I costi per la tutela legale e il controllo della filiera sono sempre di più e questo fa si che vi siano minori risorse economiche che portano alla riduzione degli investimenti in ricerca e sviluppo.Il fenomeno ostacola l’innovazione e indebolisce la competitività del sistema produttivo e di conseguenza ha un forte impatto sul mercato del lavoro.

Il mercato della contraffazione rappresenta così a tutti gli effetti un mercato parallelo a quello legale, dove si muovono imprese che eludono le regole e non pagano le tasse, ma in cui l’incontro tra domanda di merce falsa e offerta avviene seguendo le stesse logiche e lo stesso andamento del mercato legale. Un’impresa che svolge attività in maniera legale combina i fattori produttivi in maniera ottimale e poi determina il prezzo di vendita considerando i costi dei fattori già comprensivi del carico fiscale; in un’impresa che svolge la propria attività in maniera illegale, e tesa alla produzione di un prodotto contraffatto, la componente fiscale tende sempre più ad annullarsi – divenendo pari a zero nel caso di attività totalmente illegale per tutta la filiera – e perciò il prezzo, a parità di condizioni e di prodotto, risulta essere notevolmente inferiore rispetto all’omologo prodotto non contraffatto generato in condizioni di normalità economica in un mercato legale.

La gestione della filiera del falso richiede l’impiego di molte persone che si occupino di realizzare i prodotti contraffatti senza alcuna attenzione alla salute dei lavoratori, trasportarli con modalità talvolta rischiose, immetterli illegalmente in commercio utilizzando schiere di persone in condizioni di dipendenza economica. Richiede l’impiego di lavoratori senza il dovuto rispetto della loro dignità, anche con lo sfruttamento di bambini, di donne e di immigrati clandestini. La commercializzazione di prodotti contraffatti incide non soltanto sulla sicurezza e la salute dei consumatori ma anche sull’economia del Paese.

La contraffazione non sempre può riguardare tutte le fasi della filiera produttiva ma può intaccare anche solo alcune di esse. Spesso sono le materie prime o i semilavorati ad essere reperiti o prodotti in modo illecito. Le minori vendite riducono la domanda di manodopera e infatti vediamo come la perdita di posti di lavoro in Italia nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso, dovuta alle importazioni di prodotti contraffatti e piratati, ha una loro incidenza. In termini assoluti, le maggiori perdite di posti di lavoro dovute alla contraffazione e alla pirateria sono state riscontrate nei settori dell’abbigliamento, delle calzature, degli accessori e dei prodotti correlati.

Oltre ai danni nel mercato del lavoro l’acquisto di prodotti contraffatti equivale anche a finanziare la criminalità organizzata che si cela dietro il mercato illegale. Anche se molto spesso i danni causati da tali crimini non risultano facilmente stimabili a causa della omessa denuncia da parte dei consumatori o delle stesse aziende produttrici oppure perché le vittime non sono consapevoli della natura illecita del bene acquistato. Una volta riconosciuto che la contraffazione è in molti casi riconducibile a un reato di criminalità organizzata e che è a tutti gli effetti parte delle strategie del crimine organizzato, è interessante capire quale sia il suo ruolo specifico all’interno di queste strategie e come la criminalità organizzata abbia contribuito a trasformare la contraffazione in un’industria di produzione di massa. Il traffico delle merci falsificate, inoltre, avviene per canali sicuri e le organizzazioni criminali, nel trasferire le merci dal luogo di produzione a quello di distribuzione, tentano di confonderne la provenienza per superare i controlli doganali. La contraffazione svolge un duplice importantissimo ruolo per il gruppo criminale: grazie al favorevole rapporto profitti/rischi, essa è innanzi tutto un’infinita fonte di denaro facilmente ottenibile, che può essere reinvestito in attività criminali caratterizzate da un più alto livello di rischio per il gruppo criminale (riciclaggio di denaro).

Acquistare un prodotto contraffatto significa quindi, consapevolmente o no, sostenere circuiti criminali che alimentano sfruttamento, corruzione e insicurezza sociale.

Le soluzioni e le buone pratiche per prevenire e ridurre il fenomeno richiedono un approccio integrato che coinvolga istituzioni, imprese e cittadini. A livello istituzionale è necessario rafforzare i controlli doganali e la cooperazione internazionale, potenziare le sanzioni e gli strumenti investigativi e soprattutto promuovere campagne educative nelle scuole e tra i consumatori. Per le imprese è necessario investire in tecnologie di tracciabilità (QR, RFID, blockchain), collaborare con le autorità per segnalazioni e controlli, sensibilizzare i clienti sulla sicurezza del prodotto autentico. Per i consumatori è necessario acquistare solo da rivenditori affidabili e certificati, diffidare dei prezzi troppo bassi o sproporzionati rispetto al mercato, verificare etichette, confezioni, marchi e canali di vendita, utilizzare siti ufficiali e piattaforme e-commerce con sistemi di verifica e infine segnalare prodotti sospetti alle autorità competenti.

La contraffazione è quindi un fenomeno complesso e globale che non riguarda soltanto il mancato acquisto di un prodotto originale, ma coinvolge sicurezza, legalità, salute pubblica, ambiente, lavoro e quindi anche e soprattutto la sostenibilità. Contrastarla significa tutelare i consumatori, proteggere le imprese e difendere l’economia legale. Solo attraverso la collaborazione tra cittadini consapevoli, istituzioni e imprese sarà possibile limitare l’espansione del mercato illecito e promuovere un modello di sviluppo più sicuro, equo e sostenibile.

LE.S.S. Progetto finanziato dal MLPS – DG Terzo settore e responsabilità sociale imprese – Avviso n.2/2023

  • Settembre, 10
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L’antibiotico-resistenza, un problema sanitario e sociale Occorre intervenire in tutti gli ambiti con una strategia che conduca ad un uso sicuro e appropriato di questo farmaco

Confconsumatori partecipa al progetto LESS per promuovere economia e consumo circolare e lo sportello di Messina si occupa in particolare del legame tra sostenibilità e salute. In questo contesto è importante parlare dell’antibiotico resistenza, un problema non solo sanitario ma soprattutto sociale.

È passato quasi un secolo dalla scoperta del primo antibiotico della storia, la penicillina; nata per caso, ha rivoluzionato la medicina moderna. A partire dalla sua scoperta, infatti, ha contribuito in modo determinante ad impedire la diffusione di infezioni batteriche e a ridurre al minimo le complicazioni gravi. Molte malattie non curabili fino a quel momento (mal di gola, bronchite, cistite), grazie agli antibiotici lo sono diventate. Almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo avuto bisogno di prendere l’antibiotico, per aiutare il nostro sistema immunitario a bloccare un’infezione batterica. Negli ultimi anni, nondimeno, si sente sempre più spesso discutere in sanità di antibiotico-resistenza.

Gli antibiotici sono diventati meno efficaci se non addirittura inutili, rischiando di rendere vane le conquiste pregresse. Con il termine antibiotico-resistenza si intende la capacità di un batterio di resistere all’azione di un antibiotico e quindi di sopravvivere e moltiplicarsi, dando vita a una infezione responsabile di una determinata malattia infettiva. Il fatto che i batteri sviluppino resistenza ad un antibiotico è un naturale processo evolutivo di sopravvivenza: il batterio che diventa resistente, riproducendosi, trasferisce la sua capacità di resistere agli antibiotici ad altri batteri. Il fenomeno dell’antibiotico-resistenza oggi è uno dei maggiori problemi di sanità pubblica a livello mondiale. Il rischio di essere infettati da batteri antibiotico-resistenti riguarda, infatti, non solo chi assume in modo scorretto ed eccessivo gli antibiotici ma anche coloro che saranno successivamente contagiati da questi “nuovi” batteri.

L’antibiotico-resistenza è quindi oramai un problema sociale. 

Per far fronte a questa situazione, l’Organizzazione mondiale della sanità ha diffuso raccomandazioni e proposto strategie per contenere il fenomeno, ma con risultati abbastanza scarsi. In Italia, nell’ambito ospedaliero, è sempre più importante la figura di medici esperti nel buon uso degli antibiotici (in particolare infettivologi) che possano assicurare la miglior cura possibile ai pazienti, evitando nello stesso tempo un consumo eccessivo di antibiotici. Negli anni, nascono e si divulgano campagne di sensibilizzazione per ridurre o sconsigliare il consumo di antibiotici in corso di influenza, raffreddore ed altre infezioni virali L’assunzione di antibiotico in caso di patologia virale, difatti, è non solo inutile ma addirittura nociva.

La questione dell’antibiotico-resistenza è molto vasta poiché deriva da diverse cause:

  • uso aumentato (e spesso inappropriato) di questi farmaci sia in medicina umana che veterinaria;
  • uso in agricoltura e zootecnia;
  • espansione delle infezioni connesse all’assistenza, causate da microorganismi antibiotici resistenti;
  • diffusione dei ceppi resistenti, dovuto anche agli spostamenti delle popolazioni.

Le infezioni da batteri multi-resistenti sono molto difficili da trattare, essendo necessario tempo e risorse per sviluppare nuove molecole, efficaci e sicure. Risulta fondamentale, allora, intervenire in tutti gli ambiti, con una strategia comune che conduca ad un uso sicuro e appropriato di questo farmaco. Bisogna migliorare le conoscenze sull’uso appropriato di antibiotici e promuovere nei consumatori, sin da giovanissimi, la consapevolezza dell’importanza di un impiego responsabile e corretto di questi farmaci. È importante ricordare che i farmaci in generale, e gli antibiotici in particolare, non si possono assumere con leggerezza ma solo in caso di idonea prescrizione medica. In tal senso, tutti possono fare la loro parte per affrontare questa minaccia per la salute pubblica; pazienti, medici (in particolare, i medici di medicina generale), farmacisti, cittadini e istituzioni.

LE.S.S. Progetto finanziato dal MLPS – DG Terzo settore e responsabilità sociale imprese – Avviso n.2/2023

  • Settembre, 3
  • 266
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Risparmio energetico, le piccole scelte di ogni famiglia che fanno la differenza Ogni gesto quotidiano ha un impatto ambientale misurabile: dal riscaldamento agli elettrodomestici, dai pannelli solari alle prese intelligenti

Confconsumatori partecipa al progetto LESS per promuovere economia e consumo circolare, e lo sportello di Latina-Minturno si occupa in particolare di risparmio energetico. In questo contesto, è importante comprendere come la sostenibilità energetica non sia solo una questione di grandi infrastrutture o politiche nazionali, ma riguardi direttamente le scelte che ogni famiglia compie quotidianamente.

Quando parliamo di sostenibilità dal punto di vista energetico, ci riferiamo alla capacità di soddisfare i nostri bisogni attuali senza compromettere le risorse per le generazioni future. Questo significa ridurre gli sprechi, utilizzare l’energia in modo più efficiente e, dove possibile, preferire fonti rinnovabili. Il punto di partenza è capire che ogni gesto quotidiano ha un impatto ambientale misurabile: accendere una luce, fare una lavatrice, riscaldare casa o ricaricare uno smartphone richiede energia che, nella maggior parte dei casi, viene ancora prodotta da fonti fossili che emettono CO2 nell’atmosfera.

L’impatto ambientale delle nostre abitudini energetiche si manifesta su diversi livelli. A livello globale, il settore residenziale è responsabile di una quota significativa delle emissioni di gas serra. A livello locale, il consumo energetico eccessivo contribuisce all’inquinamento atmosferico e al deterioramento della qualità dell’aria che respiriamo. Ma c’è la possibilità che ogni singolo consumatore possa essere parte attiva in questo processo con tante piccole azioni quotidiane come modificare alcune abitudini in modo da poter fare la differenza e le tecnologie oggi disponibili ci permettono di farlo senza rinunciare al nostro comfort.

Pensiamo alla gestione del riscaldamento domestico, che rappresenta la voce più pesante nei consumi energetici di una famiglia. Impostare il termostato a 19-20 gradi invece di 22-23 può sembrare un sacrificio minimo, ma riduce significativamente sia i consumi che le emissioni. L’utilizzo di termostati programmabili o intelligenti permette di riscaldare casa solo quando necessario, evitando sprechi durante la notte o quando non c’è nessuno. Allo stesso modo, sostituire vecchi infissi con modelli a doppio o triplo vetro riduce drasticamente la dispersione termica, mantenendo il calore all’interno durante l’inverno e il fresco durante l’estate.

Anche nell’illuminazione domestica le possibilità di miglioramento sono evidenti. Le lampadine a led consumano fino all’80% in meno rispetto alle tradizionali lampadine a incandescenza e durano molto più a lungo, riducendo sia i costi che i rifiuti. Spegnere le luci quando si esce da una stanza sembra banale, ma moltiplicato per tutte le famiglie e per tutti i giorni dell’anno, il risparmio energetico diventa considerevole.

Gli elettrodomestici moderni con classi energetiche elevate rappresentano un altro strumento fondamentale. Un frigorifero di classe A consuma meno della metà rispetto a un modello vecchio di dieci anni. Lavatrici e lavastoviglie efficienti, utilizzate a pieno carico e con programmi a basse temperature, permettono di ridurre notevolmente il consumo di energia e acqua. Anche il modo in cui utilizziamo questi apparecchi conta: evitare il prelavaggio, scegliere cicli eco, asciugare i piatti all’aria invece di usare l’asciugatura elettrica sono gesti semplici ma efficaci.

La tecnologia offre oggi soluzioni sempre più accessibili per le famiglie. I pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, ad esempio, possono coprire una parte significativa del fabbisogno annuale di una famiglia, riducendo la dipendenza da gas o elettricità. I sistemi di domotica permettono di monitorare e controllare i consumi in tempo reale, identificando sprechi e ottimizzando l’utilizzo degli apparecchi. Anche piccoli dispositivi come le prese intelligenti consentono di eliminare i consumi in standby, quella quota di energia che gli apparecchi continuano a consumare anche quando sembrano spenti.

La sostenibilità energetica non richiede necessariamente investimenti elevati o cambiamenti radicali nello stile di vita. Si tratta piuttosto di consapevolezza e di piccoli aggiustamenti quotidiani che, sommati nel tempo, producono risultati significativi. Ridurre il consumo energetico significa ridurre le emissioni di gas serra, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico. Significa anche ridurre l’inquinamento locale e preservare le risorse naturali del pianeta. La sostenibilità energetica è una responsabilità collettiva che passa attraverso le scelte individuali, e ogni famiglia ha il potere di fare la propria parte.

LE.S.S. Progetto finanziato dal MLPS – DG Terzo settore e responsabilità sociale imprese – Avviso n.2/2023

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