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E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
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Risparmio e Investimenti

Confconsumatori combatte le frodi finanziarie a danno dei risparmiatori attraverso il ricorso all’Autorità giudiziaria e li assiste nelle conciliazioni con le banche.
Partecipa ai tavoli aperti dai principali Istituti di credito con l’obiettivo di migliorare i servizi ai consumatori.
Realizza seminari di informazione, anche al fine di promuovere il confronto di costi e qualità dei servizi, così favorendo l’introduzione della concorrenza nel sistema bancario.
Promuove iniziative di educazione finanziaria, o collabora alla loro realizzazione, spesso in sinergia con partner istituzionali.
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Siti utili per l’Educazione finanziaria

Portale CONSOB dedicato all’educazione finanziaria
Sito della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio
Portale dell’Educazione assicurativa di IVASS
Il progetto Trasparenza Semplice di ABI – Strumenti info-educativi diretti alla clientela
Museo del Risparmio

I DECALOGHI e le video pillole di Noi&UniCredit



Crediti NPL: Confconsumatori di nuovo a contrasto delle riscossioni selvagge Per il tribunale di Bergamo il decreto ingiuntivo compete al foro del garante, familiare di un debitore, che è da considerarsi consumatore

Grosseto, 21 settembre 2022 – Già in passato Confconsumatori aveva rilevato anomalie e ambiguità rispetto alle ingiunzioni per il recupero di crediti NPL (Non Performing Loans, crediti deteriorati). Ora il tribunale di Bergamo, come stabilito da una recente sentenza, chiarisce che il garante di un debitore, in quanto familiare, è da considerarsi sempre consumatore: dunque il foro competente a emettere il decreto ingiuntivo per la riscossione di NPL bancari è quello della località di residenza del consumatore, in linea con l’ultima giurisprudenza europea.

LA VICENDA – Un grossetano, a cui era stato notificato un decreto ingiuntivo dal tribunale di Bergamo, non si è dato per vinto e, dopo aver consultato lo sportello di Confconsumatori di Grosseto, ha impugnato il provvedimento del Giudice, contestando il credito per come formato (senza alcun avviso sui ritardi del garantito), la nullità delle fideiussione e la competenza di Bergamo. La Banca cessionaria ha insistito nel chiedere la competenza bergamasca. Con la sentenza di cui sopra il tribunale di Bergamo ha ribadito che il foro per la riscossione e relativa ingiunzione è quello di Grosseto perché il garante ha prestato la garanzia, non come soggetto professionale, bensì in forza di relazioni parentali, revocando così il decreto impugnato e condannando la Banca al pagamento delle spese processuali. Continua così a Grosseto, come in tutta la Toscana, la difesa degli NPL bancari: troppo spesso si tratta di crediti gonfiati o inesigibili.

Gli interessati, in Toscana, possono contattare le sedi reperibili sul sito www.confconsumatoritoscana.it. Per Grosseto è possibile inviare una mail direttamente all’indirizzo grosseto@confconsumatori.it oppure telefonare (il pomeriggio dalle 15 alle 19) al numero 0564417849.

Per conoscere tutte le altre sedi territoriali di Confconsumatori invitiamo a consultare la pagina Dove siamo del sito.

  • Settembre, 22
  • 1868
  • Risparmio e Investimenti, Toscana
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Truffe bancarie online: rimborsati 4000 euro in Toscana L'Abf ha riconosciuto la responsabilità della banca per non avere attivato sistemi di sicurezza sufficienti

Firenze, 20 settembre 2022 – Dall’inizio dell’anno circa 80 cittadini si sono recati nelle sedi toscane di Confconsumatori per ricevere assistenza dopo essere stati vittime di truffe bancarie online. Un numero davvero impressionante anche solo se confrontato con il 2021, quando i casi riscontrati in Toscana nei 12 mesi sono stati in totale una quarantina. Dalla Toscana arriva però anche una buona notizia: l’Abf ha riconosciuto a un consumatore il diritto a un rimborso di oltre 4000 euro.

LA VICENDA – Con la decisione del 15 settembre 2022 l’Abf Collegio di Bologna ha condannato una banca a restituire 4039 euro a una malcapitata grossetana che si era vista sottrarre, in soli nove minuti, tutti i risparmi sul proprio conto, in seguito utilizzati dai malviventi in operazioni di pagamento estero.

La donna era stata vittima di truffa attraverso phishing (ricevendo e-mail apparentemente a nome della banca) e sms smishing (sms fraudolento inviato nella chat messaggistica autentica della banca), metodi con cui i truffatori carpiscono agli utenti bancari, ignari, dati e credenziali per accedere ai conti correnti e soprattutto – evoluzione recente – alle carte di pagamento. L’arbitro bancario, con il lodo 1228/22, ha rilevato la responsabilità della banca in quanto le operazioni sono state autorizzate da un solo fattore di sicurezza, mentre le norme attuali prevedono che le operazioni di pagamento online debbano essere autorizzate mediante due fattori a conoscenza del solo cliente e non può bastare l’invio del solo OTP, che normalmente la banca invia mediante sms. L’arbitro ha inoltre rilevato, richiamando la fondamentale sentenza 1550/2022 del Tribunale di Firenze (vinta da un associato a Confconsumatori difeso dall’avvocato Leonardo Cinti) che il sistema di sicurezza bancaria deve rilevare anche anomali comportamentali come l’invio serrato, in pochi minuti, di pagamenti all’estero.

Confconsumatori, in prima linea per combattere l’emergenza truffe, è disponibile con tutti i propri sportelli territoriali indicati all’indirizzo: www.confconsumatori.it/gli-sportelli-di-confconsumatori.

LEGGI LA DECISIONE DELL’ABF

  • Settembre, 20
  • 3058
  • Privacy e Protezione dei dati personali, Risparmio e Investimenti, Toscana
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Processo PwC – Veneto Banca: ultime settimane per costituirsi parte civile Manca meno di un mese alla prima udienza del processo che vede coinvolta la società di revisione PwC

Parma, 5 settembre 2022 – Inizierà il prossimo 4 ottobre 2022 il processo a carico della società di revisione PwC e di una sua dirigente, responsabile della revisione dei bilanci Veneto Banca. Gli azionisti hanno ancora alcune settimane per costituirsi come parte civile nel processo.

LE ACCUSE – Le accuse rivolte alla società di revisione contestano i reati di “ostacolo alle attività di vigilanza”, “illecito amministrativo dell’ente” e “falsità nelle relazioni e nelle comunicazioni dei responsabili della revisione”. Il GUP di Roma, disponendo il rinvio a Giudizio a carico dell’imputata e della società di revisione PricewaterhouseCoopers S.p.A., ha determinato una nuova e concreta possibilità per i risparmiatori azionisti e obbligazionisti subordinati di Veneto Banca di ottenere un risarcimento da una società molto solvibile, anche se ci saranno da affrontare ostacoli durante il dibattimento circa la giurisprudenza non univoca sui capi d’imputazione contestati e alla loro idoneità a legittimare il risarcimento a tutte le parti civili.

Si tratta probabilmente del primo caso in Italia in cui, dopo un crac bancario, la società di revisione dei bilanci è direttamente imputata di aver contribuito, con propri dirigenti, alla stesura di bilanci irregolari.

LA POSSIBILITÀ DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE – All’esito dell’udienza preliminare, il GUP del Tribunale di Roma ha già ammesso come parte civile Confconsumatori APS, difesa dall’avvocato Barbara D’Agostino di Roma, per le gravi ripercussioni sui consumatori e sul mercato di borsa delle condotte ascritte al revisore.

Secondo il GUP di Roma, che ha rinviato la società e la dirigente a giudizio per il giorno 4 ottobre 2022, i reati astrattamente commessi vanno dall’ostacolo alla vigilanza bancaria all’irregolare revisione dei bilanci (articolo 27 decreto legislativo 39/2010): pertanto gli azionisti della Banca e anche gli obbligazionisti subordinati hanno diritto a un congruo risarcimento dei danni.

L’ASSISTENZA DI CONFCONSUMATORI – L’associazione invita azionisti e obbligazionisti subordinati a costituirsi parte civile per chiedere il ristoro dei danni alla società di revisione, segnalando che possono costituirsi parte civile anche coloro che hanno venduto i titoli in perdita prima del crac bancario (prima del 2016). Confconsumatori è disponibile a raccogliere e inviare tutta la documentazione necessaria per la costituzione entro il prossimo martedì 20 settembre.

Per ricevere ulteriori informazioni e assistenza invitiamo a contattare le sedi territoriali di Confconsumatori reperibili all’indirizzo www.confconsumatori.it/gli-sportelli-di-confconsumatori. Nel caso non ci fosse una sede di riferimento nella vostra zona, potete scrivere una mail a confconsumatori.roma@gmail.com.

  • Settembre, 5
  • 3931
  • Risparmio e Investimenti
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Banca Apulia condannata a rimborsare gli azionisti Veneto Banca L'istituto - fuso in Banca Intesa - dovrà restituire le somme investite dai clienti in azioni Veneto Banca

Bari, 3 agosto 2022 – Con una recente sentenza il Tribunale di Bari ha accolto per la prima volta la domanda di un’impresa a cui Banca Apulia (oggi fusa in Banca Intesa) aveva venduto azioni di Veneto Banca. Il giudice ha condannato l’istituto alla restituzione integrale delle somme investite nell’acquisto delle azioni, oltre agli interessi e alle spese legali.

LA SENTENZA – La sentenza è rilevante per migliaia di azionisti perché il Tribunale di Bari ha affermato il principio giuridico che Banca Intesa risponde per le azioni Veneto vendute da Banca Apulia. La banca aveva eccepito che il D.L. 25.6.2017 n.99, con cui è stato disposto l’avvio della liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca, esclude espressamente “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni”. Ma il Tribunale di Bari ha accolto integralmente le difese degli avvocati Antonio Pinto e Antonio Amendola e ha chiarito che da nessuna delle norme del D.L. n. 99/2017 emerge che lo stesso si applichi anche ai rapporti giuridici facenti capo alle banche partecipate, fra cui, Banca Apulia S.p.a. Infatti, le norme sono precise nel restringere il campo applicativo del decreto alle sole banche in liquidazione, cioè Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca S.p.a.. Pertanto, le banche in liquidazione non hanno alcun diritto sul patrimonio delle partecipate essendo schermato dalla partecipazione, tanto più che quest’ultima non era nemmeno totalitaria (Banca Apulia S.p.a. era partecipata da Veneto Banca nella misura del 70%).

Secondo il Tribunale questa interpretazione è l’unica costituzionalmente possibile, in quanto sostenere che il D.L. n. 99/2017 abbia determinato l’esonero di Banca Apulia da eventuali responsabilità per la commercializzazione delle azioni della allora capogruppo, postulando una cessione del debito dalla partecipata alla controllante senza il consenso del creditore azionista, frustrerebbe il diritto di difesa della parte e si porrebbe in contrasto con gli artt. 24 e 47 Cost. (che incoraggia e tutela il risparmio).

Il Tribunale ha poi dichiarato l’invalidità del contratto di acquisto delle azioni e ha condannato la Banca a restituire la somma di 51.735,38 euro, oltre interessi e spese legali, in favore della impresa cliente, che a sua volta dovrà restituire alla banca le azioni.

Secondo l’avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori: “Banca Intesa nel 2017 ha meritoriamente salvato il sistema acquisendo le due banche venete in default, caricandosi così il peso dei conti correnti che non hanno subito alcun contraccolpo. Tuttavia, dopo Brindisi e Palermo, anche il Tribunale di Bari adesso conferma che essa risponde rispetto al collocamento delle azioni da parte delle banche controllate, fermo restando che invece non risponde per le azioni vendute direttamente da Veneto Banca e Popolare di Vicenza ai propri clienti.”

LEGGI LA SENTENZA

  • Agosto, 3
  • 5731
  • Puglia, Risparmio e Investimenti
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ABI: online la nuova guida sui Piani Individuali di Risparmio Le caratteristiche e le novità riguardanti i Pir in un'infografica per i cittadini

Roma, 30 luglio 2022 – Arrivano nuove soglie di investimento per i risparmiatori che scelgono i Pir, i Piani Individuali di Risparmio. ABI (Associazione Bancaria Italiana), in collaborazione con le banche e le Associazioni dei consumatori che partecipano al progetto Trasparenza semplice, ha realizzato un’infografica che riassume le principali caratteristiche novità riguardanti i Pir.
L’infografica è stata messa a punto con l’obiettivo di supportare i cittadini nella comprensione di questa importante forma di investimento a medio-lungo termine, pensata in particolare per sostenere le piccole e medie imprese.

Nati per favorire il rafforzamento finanziario del tessuto imprenditoriale italiano, i Pir rappresentano una forma di investimento del risparmio a sostegno dei settori produttivi e della crescita dell’economia, consentendo agli investitori di accedere a importanti benefici fiscali. La disciplina è stata più volte aggiornata per incentivare sempre più l’utilizzo di questo strumento. Cosa sono i Pir, a chi sono riservati, che forme assumono, quali i benefici fiscali: con un linguaggio semplice, l’infografica ne illustra l’attuale formulazione.

Per la sua più ampia diffusione, questo nuovo strumento informativo ed educativo diretto alla clientela è già a disposizione delle banche e delle Associazioni dei consumatori che hanno collaborato all’iniziativa (ACU, Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, U.Di.Con, UNC).

Ecco, in sintesi, i principali contenuti della infografica:

A chi sono riservati i Pir
Possono investire in Pir persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che non detengano contemporaneamente più di un Pir e non lo condividano con altre persone fisiche.

Quali forme assumono
I Pir possono investire in diversi strumenti finanziari (quote di fondi di investimento, azioni, obbligazioni e anche conti correnti bancari), purché vengano rispettati i requisiti previsti dalla normativa nella composizione dei portafogli, nei limiti dell’investimento e nei tempi di detenzione. I Pir possono assumere diverse forme: possono essere proposti e gestiti da società di gestione del risparmio (Sgr); possono essere anche di natura assicurativa; possono essere inseriti nell’ambito del risparmio amministrato.

I requisiti necessari per usufruire dei benefici fiscali
Con le ultime novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022, che hanno innalzato i limiti, l’investimento non deve superare 40.000 euro annui e 200.000 euro complessivi. Inoltre, non più del 10% del portafoglio può essere investito in strumenti emessi dallo stesso emittente; almeno il 70% dell’investimento totale deve essere destinato a strumenti finanziari “qualificati”, ossia emessi da imprese italiane (o europee con stabile organizzazione in Italia). Di questo 70%, almeno il 25% deve essere investito in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle presenti nell’indice FTSEMib di Borsa italiana o indici equivalenti (ossia diverse dalle imprese italiane ad elevata liquidità che sono racchiuse in questo indice azionario o equivalenti); un ulteriore 5% deve essere investito in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle presenti nell’indice FTSEMib e FTSEMid Cap di Borsa Italiana (o indici equivalenti di altri mercati regolamentati), quindi in piccole e piccolissime imprese. Gli strumenti devono essere detenuti per un minimo di 5 anni.

Il beneficio fiscale
Consiste nell’esenzione dalle imposte sulle rendite finanziarie generate dall’investimento (generalmente tassate al 12,5% o al 26%) e dalle imposte di successione sull’investimento, senza vincoli specifici legati all’età dell’intestatario del piano.

I Pir alternativi
Introdotti nel 2020, sono stati pensati per indirizzare il risparmio privato verso piccole e medie imprese non quotate particolarmente esposte alle conseguenze della pandemia da Covid-19. Possono essere detenuti da uno stesso risparmiatore in aggiunta ad un Pir tradizionale; sono prodotti finanziari con soglie di investimento più elevate e vincoli di investimento diversi rispetto a quelli tradizionali, con i quali hanno in comune l’esenzione fiscale sui rendimenti finanziari (sempre purché l’investimento sia mantenuto per almeno 5 anni). Per quanto riguarda le soglie, nei Pir alternativi è possibile investire fino a 300.000 euro ogni anno fino al raggiungimento del tetto di 1,5 milioni di euro. Tra le novità introdotte, la possibilità di essere titolari di più Pir alternativi, sempre nel rispetto del plafond di investimento annuale di 300.000 euro e di quello complessivo pari ad 1,5 milioni di euro. Inoltre, la Legge di Bilancio 2022 ha modificato la disciplina del credito d’imposta per le minusvalenze realizzate nei Pir alternativi, rimodulandone l’ammontare e il termine di utilizzabilità, prorogando la possibilità di trasformarle in credito d’imposta anche con riguardo agli investimenti effettuati nel corso del 2022, per un ammontare massimo del 10% dell’importo complessivamente investito nel Pir e la possibilità di utilizzarlo in 15 quote annuali di pari importo.

Come per tutte le forme di investimento, anche per i Pir occorre valutare assieme al consulente o al gestore gli obiettivi d’investimento e la composizione complessiva del portafoglio di investimenti scegliendo quello più allineato al proprio profilo finanziario e orizzonte temporale.

Consulta il sito di ABI: https://www.abi.it/Pagine/news/Guida_Pir.aspx 

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  • Agosto, 1
  • 2087
  • Risparmio e Investimenti
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BCE: decisi scudo anti-spread e aumento dei tassi d’interesse A seguito delle novità annunciate della BCE, l'avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori analizza le conseguenze per i cittadini

Parma, 29 luglio 2022 – L’avvocato Antonio Pinto, responsabile area Prodotti bancari assicurativi e finanziari di Confconsumatori, chiarisce lo scenario e le conseguenze per i cittadini a seguito delle recenti novità annunciate dalla Banca Centrale Europea.

Dopo le due decisioni della BCE, cosa succede per i cittadini?

Con un tasso di inflazione salito ormai all’8% su base annua, a pagare sono soprattutto le persone meno abbienti, ossia quei cittadini per i quali i consumi di beni essenziali (e quindi insopprimibili) rappresentano una quota significativa del proprio reddito. L’ultima rilevazione Istat di giugno, proprio su questi beni e servizi essenziali, registra incrementi rilevanti. Inoltre, siccome per le famiglie del ceto medio una risposta possibile al lievitare dei prezzi dei beni essenziali è ritagliare somme da altre voci di bilancio, un ulteriore effetto collaterale è che si comprimono le spese per l’acquisto di beni meno rilevanti, oppure si intaccano i risparmi. Infatti l’ultima ricerca di Nilsen IQ attesta che il 96% degli intervistati ha dichiarato di voler rivedere le proprie priorità di spesa. Le conseguenze più probabili, in questa fase, sono, ad esempio, tagli su vacanze e pasti fuori casa e, soprattutto, il rinvio dell’acquisto di beni durevoli.

AUMENTO DEI TASSI D’INTERESSE – Con l’aumento dei tassi d’interesse dello 0,5% deciso dalla BCE si assisterà anche a un innalzamento dei tassi di interesse per l‘accesso al credito da parte di imprese e famiglie. Chi vorrà stipulare un nuovo mutuo per l’acquisto della casa, ad esempio, troverà tassi d’interesse più alti che arriveranno molto presto al 3%. Chi ha già stipulato un mutuo a tasso variabile pagherà interessi più alti sulla rata; nessuna conseguenza, invece, per chi ha stipulato un mutuo a tasso fisso.

Quella della BCE è una scelta rischiosa perché in realtà la storia (si pensi al periodo degli shock petroliferi) dimostra che la risposta classica delle politiche monetarie volte ad abbassare l’inflazione, alzando i tassi, causi caduta di PIL e quindi recessione. Peraltro la nostra inflazione non deriva da un eccesso della domanda, ma da un aumento dei prezzi lato offerta, dovuto sia all’aumento dei prezzi della filiera produttiva e distributiva, sia alla scarsità di materie prime.

Grazie ai tassi più bassi, nonostante il Covid, il totale dei finanziamenti richiesti per l’acquisto di una casa è passato dai 383 miliardi di fine 2019 ai 417 miliardi di maggio 2022, con un aumento di 34 miliardi, a riprova che quei tassi hanno stimolato il mercato immobiliare, consentendo l’acquisto di una casa a tassi oggettivamente molto vantaggiosi.

Assisteremo poi a un innalzamento dei tassi delle cedole dei bond: mentre questa è una buona notizia per gli investitori, non vale lo stesso per le aziende che si finanziano ricorrendo all’emissione di obbligazioni sul mercato, perché dovranno pagare rendimenti più alti.

SCUDO ANTI-SPREAD – La BCE ha anche appena istituito un nuovo scudo anti-spread chiamato TPI-Transmission Protection Instrument. Strumento che consente alla BCE di effettuare acquisti illimitati di titoli di Stato di Paesi che subiscano un aumento ingiustificato e disordinato degli spread rispetto al Bund tedesco. Il TPI non è uno strumento di intervento continuo e giornaliero, verrà utilizzato solo quando e dove necessario. Il mercato non conoscerà ex-ante il livello dello spread oltre il quale non conviene spingersi ma, come ha detto Lagarde chiaramente: “può star certo che la Bce interverrà tagliando gli eccessi”.

Tuttavia, l’accesso alla protezione del TPI non è automatico ma è legata alla sussistenza di 4 criteri: il rispetto dei requisiti sul bilancio pubblico indicati dalla Ue, l’assenza di gravi squilibri macroeconomici, la sostenibilità del debito pubblico, l’adozione di politiche solide e sostenibili nel rispetto degli impegni presi con il PNRR e con le raccomandazioni specifiche della Commissione europea. In altre parole, per poter attivare lo scudo anti-spread, spetterà ai singoli Paesi la responsabilità di soddisfare i criteri di ammissibilità al TPI.

In questo scenario, i consumatori possono provare a difendersi innanzitutto con i sistemi classici: scegliere i prodotti in offerta o a primo prezzo, optare per distributori per loro natura più economici come i mercati o negozi dell’usato, sfruttare pagamenti rateali. Ma sono palliativi. È chiaro che solamente interventi strutturali risolveranno questo periodo. Ormai occorre: a) trovare la via tecnica per porre un tetto alle tariffe e quindi alle bollette; b) il taglio del cuneo fiscale per liberare risorse per le aziende che assumono e per i lavoratori che vedrebbero mantenuto il potere di acquisto dei loro salari; c) forme di incentivi sui consumi di beni di settori in crisi.

Purtroppo – in alcuni settori – confrontare le offerte non serve ai consumatori, perché di fatto fra un venditore e un altro la differenza spesso è minima: è il caso della benzina per cui recenti studi hanno dimostrato come fra il distributore più conveniente e quello con i prezzi più alti la differenza fosse appena del 2%!.

La buona notizia è che per ora – grazie al Decreto approvato dal Governo a giugno – gli aumenti in bolletta di luce e gas e carburanti rimarranno in buona misura sterilizzati fino al 30 settembre.

di Antonio Pinto

  • Luglio, 29
  • 2075
  • Risparmio e Investimenti
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