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MATERA

MATERA
Via Ugo La Malfa, 3/B – CAP 75100
Telefono: 0835.1766729
Cellulare: 376.1448694
E-mail: confconsumatorimatera@gmail.com
Responsabile: Giovanni Vinci
Orario di apertura: Martedì dalle 17 alle 19; Giovedì dalle 16 alle 19

ROTONDELLA (Mt)
Via Garibaldi, 131 – CAP 75026
Telefono: 328.1984943
e-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: Lunedì dalle 15.30 alle 19.30; Martedì dalle 9 alle 13

PISTICCI (Mt)
Viale Gramsci, 34 – CAP 75015 Marconia
presso Confederazione Italiana Agricoltori
Telefono: 328.1984943
E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: venerdì dalle 17 alle 19

TURSI (MT)
Via Roma, 143 – CAP 75028
Telefono: 338.7686589
E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: mercoledì dalle 16 alle 18.30

Smacco alla Truffa

Smacco alla truffa è il progetto nazionale di Confconsumatori dedicato alla prevenzione e al contrasto delle frodi online e digitali.
Informazione, formazione e assistenza concreta per aiutare cittadini e studenti a riconoscere i rischi e proteggersi.
Attraverso sportelli dedicati, webinar ed eventi pubblici, offriamo strumenti pratici di autotutela.

Scopri il progetto.

Difendersi è possibile, se sai come farlo.

Contatta lo sportello dedicato all’assistenza.

Noi siamo al tuo fianco.

Finanziato dal MIMIT. D.D. 12 maggio 2025


Rimborso truffa online: l’ABF riconosce 12.000 euro a un cittadino L’Arbitro Bancario e Finanziario, Collegio di Roma, riconosce il rimborso a una vittima di una frode con bonifici istantanei. Decisiva l’inerzia della banca di fronte a operazioni anomale.

Parma, 15 ottobre 2026 – Importante pronuncia in materia di frodi informatiche dell’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), Collegio di Roma. L’istituto ha riconosciuto il diritto a ottenere il rimborso da truffa online di 12.000 euro dei 21.818,07 euro che le erano stati sottratti con quindici operazioni di bonifico online istantaneo.

La frode: quindici bonifici istantanei

Il legale rappresentante della società era stato tratto in inganno da una chiamata ricevuta sul proprio dispositivo mobile. Questa proveniva da un numero telefonico che si presentava come riconducibile alla banca. L’interlocutore lo ha avvertito che l’istituto di credito aveva rilevato diverse operazioni sospette sul conto e che, per bloccarle, avrebbe dovuto seguire le istruzioni che gli sarebbero state impartite. Il cliente della banca ha eseguito la procedura che gli veniva dettata, senza comunicare password o PIN.

Nel corso della conversazione, il telefono cellulare si è spento. Quindi, il cittadino si è recato immediatamente presso uno sportello bancario, dove ha accertato che dal conto corrente erano state eseguite quindici transazioni, ciascuna di importo pari a 1.500 euro circa.

Il ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario

Dopo aver inoltrato reclamo all’istituto di credito, chiedendo il rimborso dell’importo sottratto, e aver ottenuto una risposta negativa, si è rivolto allo Sportello online nazionale di Confconsumatori. L’avv. Federico Volponi, del Foro di Parma, lo ha assistito nella presentazione del ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario.

La decisione dell’ABF: riconosciuto un rimborso da truffa online di 12.000 euro

Ha osservato l’ABF che, pur essendo state eseguite quindici operazioni di pagamento nel breve arco di una giornata, per un importo complessivamente molto rilevante a favore del medesimo destinatario, la banca non è affatto intervenuta. Né ha manifestato alcun sospetto in relazione alle dinamiche di pagamento obiettivamente anomale in corso. Sicché, è da ritenersi che nella dinamica della frode abbia concorso il comportamento colposo dell’istituto di credito. Il quale ha ignorato evidenti indici di sospetto circa la legittimità delle operazioni contestate, rimanendo completamente inerte, così da violare lo standard di diligenza esigibile.

Da qui il riconoscimento di un risarcimento del danno, liquidato in via equitativa nella misura di 12.000 euro.

Volponi e Confconsumatori: «Una decisione importante

«Si tratta di una decisione importante – dichiarano l’avv. Federico Volponi, che ha assistito la parte ricorrente, e l’avv. Carmelo Calì, presidente nazionale di Confconsumatori – sia per l’importo riconosciuto, sia per il richiamo ai precedenti dell’Arbitro su casi analoghi, che vengono ulteriormente consolidati. La decisione conferma anche che le attività messe in atto da Confconsumatori con il progetto “Smacco alla Truffa” sono state opportune e ci incoraggiano a proseguire nell’attività di tutela dei consumatori su questo delicatissimo fronte».

Hai subito una truffa o sospetti di essere vittima di una frode? Rivolgiti al nostro sportello dedicato di Smacco alla Truffa

Sportello online sulle truffe – CONFCONSUMATORI

Finanziato dal MIMIT. D.D. 12 maggio 2025
  • Ottobre, 15
  • 296
  • Smacco alla Truffa
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Confconsumatori Notizie: truffe digitali e tutela Un nuovo numero dedicato alle nuove forme di truffa, alla sicurezza degli acquisti online e agli strumenti per difendere i propri risparmi e i propri diritti

09 ottobre 2026 – Le truffe digitali sono sempre più sofisticate e possono colpire chiunque. Non si tratta più soltanto di riconoscere una e-mail sospetta o un SMS fraudolento: i nuovi raggiri fanno sempre più leva sulla pressione psicologica, sulla fiducia e sulla capacità di manipolare le decisioni delle persone.

È questo il tema al centro del nuovo numero di Confconsumatori Notizie.

Il numero si apre con l’editoriale di Debora Rosciani, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, che mette in evidenza la dimensione raggiunta dalle truffe digitali e la crescente difficoltà, anche per consumatori informati e attenti, di riconoscere alcuni dei raggiri più sofisticati.

Tra gli approfondimenti, un focus è dedicato agli acquisti di farmaci online: quali sono i rischi e come distinguere un canale affidabile da un sito illegale o potenzialmente pericoloso? L’articolo di Paolo Betto, Vicedirettore di Federfarma, offre indicazioni per acquistare medicinali sul web in modo più consapevole, prestando attenzione anche alla sicurezza e alla tracciabilità degli integratori alimentari.

Ma cosa fare quando la truffa è già avvenuta?

A questa domanda risponde l’approfondimento dell’avvocata Barbara D’Agostino, che illustra i primi passi da compiere: contattare tempestivamente la banca o l’intermediario, raccogliere e conservare le prove, formalizzare la contestazione e valutare gli strumenti di tutela disponibili. Tra questi, quando ne ricorrono i presupposti, anche il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

Il nuovo numero è stato realizzato all’interno del progetto “Smacco alla Truffa”, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nato per promuovere informazione, prevenzione e maggiore consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti digitali.

SOMMARIO

  • Editoriale di Debora Rosciani, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore
  • Farmaci online: un clic consapevole per proteggere la tua salute, a cura di Paolo Betto, Vicedirettore di Federfarma
  • L’evoluzione del raggiro: dalla tecnologia alla pressione psicologica, a cura di Salvatore Lasalvia, Responsabile Risk e Compliance di Poste Italiane, Fraud Management e Security Intelligence di Poste Italiane
  • Truffa subita: e adesso cosa fare il consumatore?, a cura dell’avvocata Barbara D’Agostino, Direttivo Confconsumatori
  • Smacco alla Truffa, il progetto di Confconsumatori per la prevenzione delle truffe

Non perderti il nuovo numero: clicca sul bottone qui sotto per leggerlo e scaricarlo.

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Finanziato dal MIMIT. D.D. 12 maggio 2025

  • Ottobre, 9
  • 556
  • inevidenza, PERIODICO "CONFCONSUMATORI NOTIZIE", Smacco alla Truffa
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Come funziona l’Arbitro Bancario Finanziario e quali diritti ha il consumatore Ti hanno svuotato il conto, sottratto denaro dalla carta o convinto a effettuare un bonifico? Il “no” della banca non è necessariamente l’ultima parola. Ecco quando può intervenire l’Arbitro Bancario Finanziario e cosa bisogna sapere per far valere i propri diritti.

«Mi dispiace, l’operazione risulta regolarmente autorizzata»

Per chi ha appena scoperto che dal proprio conto sono spariti centinaia o migliaia di euro, poche frasi possono essere frustranti come questa.

La vittima contesta il pagamento, racconta di essere stata ingannata da un SMS, da una telefonata o da un falso operatore della banca. L’istituto verifica l’operazione e risponde che sono state utilizzate correttamente le credenziali, magari insieme a un codice OTP. Caso chiuso?

Non necessariamente.

Quando si parla di frodi bancarie digitali, infatti, il fatto che un pagamento sia stato tecnicamente autenticato non significa automaticamente che il cliente debba sopportarne tutte le conseguenze economiche.

Phishing, smishing, vishing, spoofing e tecniche di social engineering sono diventati estremamente sofisticati. E proprio per questo la normativa prevede obblighi non soltanto per il cliente, ma anche per banche e prestatori di servizi di pagamento.

Quando nasce una controversia, esiste inoltre uno strumento che molti consumatori ancora non conoscono: l’Arbitro Bancario Finanziario o ABF.

Capire come funziona può fare la differenza tra considerare quei soldi definitivamente persi e provare concretamente a recuperarli.

Prima cosa da sapere: essere stati truffati non significa automaticamente avere diritto al rimborso

È probabilmente il punto più importante.

Subire una truffa non determina, da solo, il diritto alla restituzione del denaro. Ma non è vero neppure il contrario: essere caduti nell’inganno di un truffatore non significa automaticamente essere responsabili della perdita.

Nelle controversie relative alle operazioni di pagamento non autorizzate entrano in gioco diversi elementi: come è stata eseguita l’operazione, quali sistemi di autenticazione sono stati utilizzati, quali misure di sicurezza erano attive, come sono state sottratte le credenziali, quale comportamento ha tenuto il cliente e quali controlli ha effettuato l’intermediario.

La normativa sui servizi di pagamento attribuisce infatti precisi obblighi ai prestatori di servizi di pagamento.

In caso di operazione non autorizzata, il principio previsto dal D.lgs. 11/2010 è particolarmente significativo: il prestatore di servizi di pagamento deve normalmente rimborsarne l’importo immediatamente e comunque entro la fine della giornata operativa successiva a quella in cui prende conoscenza dell’operazione o riceve la relativa comunicazione.

Esistono però eccezioni e condizioni che devono essere valutate nel singolo caso.

Ed è proprio qui che spesso nasce il contenzioso.

«Ma sono stati usati i miei codici»: basta questo per dare la colpa al cliente?

No. Ed è un passaggio fondamentale.

La normativa stabilisce che, quando il cliente nega di avere autorizzato un’operazione, il semplice utilizzo dello strumento di pagamento registrato dalla banca non è necessariamente sufficiente a dimostrare che l’operazione sia stata autorizzata dal cliente, né che quest’ultimo abbia agito con dolo o colpa grave.

In altre parole: il fatto che il sistema informatico registri l’utilizzo di determinate credenziali non chiude automaticamente la discussione.

Il prestatore di servizi di pagamento deve fornire la prova prevista dalla normativa e, quando vuole attribuire al cliente le conseguenze della frode, assume particolare importanza la dimostrazione di un eventuale comportamento fraudolento, doloso o gravemente colposo dell’utente.

È una differenza enorme.

Perché sposta la domanda da «sono stati usati i tuoi codici?» a una questione molto più articolata: «come è avvenuta realmente quella transazione e chi, secondo la normativa, deve sopportarne le conseguenze?»

La “colpa grave”: le due parole che possono decidere il rimborso

Nelle controversie sulle frodi bancarie compare spesso un’espressione: colpa grave.

Ma attenzione: non ogni errore, ingenuità o disattenzione del consumatore equivale automaticamente a colpa grave.

La valutazione dipende dalle circostanze concrete.

Immaginiamo, ad esempio, una vittima che riceva un SMS apparentemente inserito nello stesso flusso dei messaggi autentici della banca. Poco dopo viene contattata da un numero che sembra appartenere all’istituto. Il falso operatore conosce alcuni suoi dati, segnala una fantomatica operazione sospetta e la convince ad agire immediatamente per “mettere al sicuro il conto”.

È il classico meccanismo dello spoofing combinato con tecniche di social engineering.

In casi del genere non basta fermarsi alla frase “il cliente ha inserito il codice”. Bisogna ricostruire l’intera dinamica della frode e verificare gli elementi tecnici e comportamentali rilevanti.

Ed è esattamente questo genere di controversie che può arrivare davanti all’ABF.

Che cos’è l’Arbitro Bancario Finanziario?

L’Arbitro Bancario Finanziario è un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra clienti e banche o altri intermediari finanziari.

“Stragiudiziale” significa che consente di affrontare la controversia senza iniziare una normale causa davanti al giudice.

Non serve necessariamente un avvocato e il procedimento è essenzialmente documentale: contano il reclamo, le comunicazioni ricevute, gli estratti conto, la documentazione relativa alle operazioni contestate e, più in generale, le prove che permettono di ricostruire ciò che è accaduto.

L’ABF è indipendente dagli intermediari e opera attraverso Collegi decidenti supportati da Segreterie tecniche della Banca d’Italia.

Per il consumatore rappresenta quindi una forma di Alternative Dispute Resolution (ADR) particolarmente importante: una strada alternativa al tribunale per ottenere una valutazione della controversia.

Attenzione: prima dell’Arbitro Bancario Finanziario viene il reclamo

Non si passa direttamente dalla truffa all’Arbitro.

Prima di presentare ricorso all’ABF bisogna avere inoltrato un reclamo scritto all’intermediario.

È un passaggio decisivo, e proprio per questo il reclamo non dovrebbe essere considerato una semplice formalità.

Dire soltanto “rivoglio i miei soldi” può non essere sufficiente per rappresentare efficacemente il problema.

È importante indicare con precisione le operazioni contestate, gli importi, le date, le circostanze nelle quali si è verificata la frode e le ragioni della richiesta di rimborso, allegando la documentazione disponibile.

L’intermediario ha normalmente 60 giorni per rispondere, salvo termini più brevi previsti in specifici ambiti: per esempio, in materia di servizi di pagamento il termine indicato dall’ABF è di 15 giorni lavorativi, salve le eccezioni previste dalla disciplina.

Se la risposta non arriva nei termini oppure arriva ma non soddisfa il cliente, si può valutare il ricorso all’Arbitro.

Quanto costa rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario?

Uno dei punti di forza dello strumento è la sua accessibilità.

Per presentare il ricorso è previsto un contributo di 20 euro per le spese della procedura. Se il ricorso viene accolto, anche solo in parte, l’intermediario è tenuto, nei casi previsti, a rimborsare al ricorrente anche questo importo.

Il ricorso può essere presentato attraverso il portale dell’ABF e non è obbligatoria l’assistenza di un avvocato.

Questo, però, non significa che la preparazione del ricorso debba essere presa alla leggera.

Una controversia bancaria può contenere aspetti tecnici e giuridici complessi. Una ricostruzione cronologica chiara e una documentazione completa possono essere determinanti.

Cosa guarda davvero l’Arbitro Bancario Finanziario?

L’ABF non si limita a chiedersi se il consumatore sia stato truffato.

Il punto è stabilire come devono essere distribuite le responsabilità alla luce della normativa e delle prove disponibili.

Nelle controversie relative ai pagamenti non autorizzati possono assumere particolare rilevanza, per esempio, il sistema di autenticazione utilizzato, la presenza della Strong Customer Authentication (SCA), la corretta registrazione dell’operazione, le modalità con cui sono state sottratte le credenziali, la condotta del cliente e gli elementi prodotti dall’intermediario per dimostrare l’eventuale dolo o colpa grave.

La SCA, l’autenticazione forte del cliente, si basa sull’utilizzo di almeno due elementi indipendenti riconducibili a categorie differenti, come qualcosa che l’utente conosce, qualcosa che possiede o qualcosa che è, come un elemento biometrico.

E la sua presenza, o assenza, può diventare estremamente importante nella valutazione di una transazione contestata.

La legge prevede infatti una tutela particolarmente forte quando il prestatore di servizi di pagamento non abbia richiesto l’autenticazione forte nei casi in cui era necessaria: salvo il comportamento fraudolento dell’utente, il pagatore non sopporta la perdita.

Il rimborso, quindi, è garantito?

No.

L’ABF non è una macchina automatica dei rimborsi e ogni caso deve essere valutato sulla base delle sue caratteristiche e delle prove disponibili.

Un ricorso può essere accolto integralmente, accolto soltanto in parte oppure respinto.

La differenza può dipendere da dettagli apparentemente secondari: un SMS conservato, l’orario di una telefonata, il testo della notifica ricevuta, il momento nel quale è stata bloccata la carta, le caratteristiche delle operazioni precedenti, la modalità di autenticazione o la documentazione tecnica fornita dalla banca.

Per questo, dopo una frode, una delle cose peggiori che si possano fare è cancellare tutto per rabbia o vergogna.

Quei messaggi che vorremmo non vedere mai più potrebbero diventare prove importanti.

Sei stato truffato? Costruisci subito il tuo “fascicolo”

Screenshot, SMS, e-mail, numeri telefonici, notifiche dell’app bancaria, ricevute dei bonifici, movimenti del conto, orari delle chiamate: conserva tutto.

Contatta immediatamente la banca attraverso i canali ufficiali, blocca gli strumenti compromessi e disconosci tempestivamente le operazioni che ritieni non autorizzate.

Se opportuno, presenta denuncia alle autorità competenti.

E soprattutto annota la sequenza degli eventi mentre la ricordi ancora con precisione.

Un semplice e dettagliato rifacimento dei fatti può diventare prezioso:

14:32 – ricevo l’SMS.
14:35 – ricevo la telefonata.
14:41 – arriva la notifica dell’app.
14:47 – vedo l’addebito.
14:50 – telefono alla banca.
15:02 – blocco la carta.

Non è burocrazia. È la ricostruzione della frode.

E se la banca non rispetta la decisione dell’ABF?

Qui occorre conoscere un’altra caratteristica importante dello strumento.

Le decisioni dell’ABF non sono sentenze e non hanno la stessa forza esecutiva di una decisione del giudice.

Il sistema prevede però conseguenze reputazionali per gli intermediari che non rispettano le decisioni: l’inadempimento viene reso pubblico secondo le modalità previste dalla disciplina dell’Arbitro Bancario Finanziario.

Resta inoltre possibile rivolgersi all’autorità giudiziaria.

L’ABF, dunque, non sostituisce il tribunale in senso assoluto: offre al consumatore una strada diversa, più semplice e meno onerosa, per far valutare la controversia.

Il vero diritto del consumatore? Non accettare un “no” senza capire perché

Dopo una truffa digitale è normale sentirsi impotenti.

Il denaro è sparito in pochi secondi. Il truffatore può essere irraggiungibile. La tecnologia utilizzata sembra incomprensibile e una risposta negativa della banca può apparire come la fine della storia.

Ma non sempre lo è.

Il consumatore ha diritto a contestare le operazioni, a ricevere una risposta motivata, a conoscere gli elementi sui quali l’intermediario fonda la propria posizione e, quando ne ricorrono i presupposti, a sottoporre la controversia all’Arbitro Bancario Finanziario.

La regola più importante, quindi, è semplice:

non confondere il rifiuto iniziale della banca con l’assenza di un diritto.

Sono due cose diverse.

Prima di considerare definitivamente persa una somma sottratta attraverso phishing, smishing, vishing, spoofing o altre forme di frode digitale, è opportuno ricostruire con attenzione ciò che è accaduto e verificare quali tutele possano essere attivate.

Perché contro le truffe la prevenzione resta la prima difesa. Ma quando la prevenzione non basta, conoscere i propri diritti diventa la seconda.

E può valere migliaia di euro.

Smacco alla Truffa è il progetto nazionale di Confconsumatori dedicato alla prevenzione e al contrasto delle frodi online e digitali.

Per informazioni e assistenza rivolgiti al nostro sportello dedicato:

Sportello online sulle truffe – CONFCONSUMATORI

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Frodi online: a Milano la tavola rotonda di Confconsumatori sulla tutela del denaro Il 22 settembre a WeSec esperti, Polizia di Stato, ABI e Confconsumatori a confronto su prevenzione, sicurezza e tutela dei cittadini

18 settembre 2026 – Frodi online: prevenire è la prima forma di tutela

Frodi online sempre più sofisticate, tecniche di manipolazione capaci di sfruttare urgenza e paura, falsi operatori bancari e tentativi di sottrarre credenziali, dati personali e denaro. Come possono difendersi i cittadini? E cosa bisogna fare quando la truffa è già avvenuta?

A questi temi è dedicata la tavola rotonda “Frodi online e tutela del denaro: come prevenire gli attacchi dei truffatori”. Organizzata da Confconsumatori martedì 22 settembre, dalle 14:30 alle 16:00, all’Allianz MiCo Nord – Level 2 di Milano, nell’ambito di WeSec – Il Salone della Sicurezza 2026.

La partecipazione a WeSec è gratuita previa registrazione.

Frodi online, banche e cittadini: un confronto sulla prevenzione

L’incontro nasce con un obiettivo preciso: mettere la prevenzione delle frodi online al centro del confronto tra chi tutela quotidianamente i consumatori, il settore bancario e chi contrasta sul campo la criminalità informatica.

Ad aprire l’iniziativa saranno Carmelo Calì, presidente nazionale di Confconsumatori, e Alessandro Palumbo, presidente di Confconsumatori Lombardia. A introdurre e moderare la tavola rotonda sarà Mauro Meazza, giornalista de Il Sole 24 Ore e Radio 24, da anni impegnato nell’informazione sui temi delle truffe e della tutela dei cittadini.

Chi interverrà alla tavola rotonda

Al confronto parteciperanno Antonio Pinto, responsabile Confconsumatori APS per il settore prodotti finanziari e bancari; Chiara Mambelli, responsabile Enti Privati e Associazioni ABI; Angelo Parente, Direttore Tecnico Superiore del Centro operativo sicurezza cibernetica Lombardia; ed Emiliano Fedele, Assistente Capo Coordinatore del Centro operativo sicurezza cibernetica Lombardia.

I diversi punti di osservazione permetteranno di affrontare il fenomeno delle frodi online lungo l’intera catena della prevenzione e della tutela.

Come riconoscere le truffe e cosa fare dopo una frode

Quali sono oggi le tipologie di truffa più frequenti? Quali segnali dovrebbero metterci in allarme? E quali azioni occorre intraprendere immediatamente quando denaro o credenziali sono stati sottratti?

La rappresentanza degli esperti della sicurezza cibernetica consentirà di approfondire sia le modalità utilizzate dai truffatori sia le attività di contrasto e le possibili azioni da intraprendere dopo una frode.

Un altro tema sarà il ruolo degli istituti bancari. Dalla formazione del personale al supporto ai clienti, fino alla capacità di riconoscere operazioni anomale e contribuire a interrompere una frode mentre è ancora in corso.

Confconsumatori porterà invece il punto di vista dei cittadini. Concentrandosi sui comportamenti a rischio, sulla cultura della prevenzione e sulle attività attraverso cui le associazioni dei consumatori possono informare, assistere e tutelare le persone.

“Smacco alla Truffa”: informare per prevenire le frodi online

La tavola rotonda rientra in “Smacco alla Truffa”, l’iniziativa nazionale promossa da Confconsumatori per contrastare e prevenire le frodi digitali e assistere i cittadini che ne sono vittime. Il progetto comprende comunicazione, formazione specialistica, potenziamento degli sportelli di assistenza e strumenti informativi dedicati alla prevenzione.

Tra i temi affrontati dal progetto figurano frodi sui sistemi di pagamento, furti d’identità digitale, frodi creditizie, investimenti online fraudolenti e meccanismi di ingegneria sociale.

L’obiettivo è rafforzare la capacità dei cittadini di riconoscere il rischio prima che la truffa si compia e sapere come reagire quando si verifica.

Come partecipare

La tavola rotonda si terrà:

Martedì 22 settembre 2026
ore 14:30 – 16:00
Allianz MiCo Nord – Level 2, Gate 6 – Viale Scarampo, Milano

WeSec – Il Salone della Sicurezza si svolge il 22 e 23 settembre e riunisce istituzioni, imprese, banche, associazioni, mondo della ricerca e operatori sui temi della sicurezza fisica e digitale.

👉 ISCRIVITI GRATUITAMENTE A WESEC

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Truffe assicurative online: webinar gratuito per prevenirle e tutelarsi L’8 settembre, dalle 15 alle 17, Confconsumatori APS e SNA insieme per spiegare ai consumatori come riconoscere le frodi legate alle polizze assicurative online e cosa fare quando si cade nella trappola.

Parma, 03 settembre 2026 – Come riconoscere le truffe assicurative online e, soprattutto, come tutelarsi quando si è già caduti nella trappola? A questi interrogativi è dedicato il webinar gratuito organizzato da Confconsumatori, in collaborazione con SNA – Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione, in programma l’8 settembre, dalle ore 15.00 alle 17.00, realizzato nell’ambito del progetto Smacco alla Truffa.

L’incontro, dal titolo “Truffe online e polizze assicurative: come prevenirle e come tutelarsi in caso di frode”, nasce con l’obiettivo di offrire ai consumatori informazioni chiare e strumenti concreti per muoversi con maggiore consapevolezza nel mercato assicurativo online.

Truffe assicurative online: conoscere i rischi per prevenirli

Le opportunità offerte dai canali digitali hanno reso più semplice e immediato l’accesso a molti servizi, compresi quelli assicurativi. Allo stesso tempo, però, il web può esporre i consumatori al rischio di frodi, offerte ingannevoli e false polizze assicurative.

Diventa quindi fondamentale imparare a riconoscere i possibili campanelli d’allarme e sapere quali verifiche effettuare prima di sottoscrivere una polizza o effettuare un pagamento.

Il webinar dell’8 settembre affronterà il tema da più punti di vista, mettendo a confronto le competenze del settore assicurativo con quelle maturate nell’ambito della tutela dei consumatori.

Particolare attenzione sarà dedicata anche a come comportarsi in caso di frode, fornendo indicazioni utili a chi sospetta di essere stato truffato o ha già subito un danno.

Gli esperti del webinar

Introducono l’incontro Bruno Mauro e Roberta Patruno, della Commissione Formazione SNA.

Interverranno:

  • Emiliano Ortelli, Componente dell’Esecutivo Nazionale SNA;
  • Emanuela Ferri, Direttivo Nazionale Confconsumatori;
  • Gianluigi Grieco, Area Legale SNA;
  • Filippo D’Amico, Esperto Confconsumatori.

A moderare il webinar sarà Carmelo Calì, Presidente di Confconsumatori.

Come partecipare al webinar

Il webinar si terrà l’8 settembre dalle ore 15.00 alle 17.00 e la partecipazione è gratuita, previa registrazione.

👉 https://hd-conference-call-it.zoom.us/meeting/register/Kp8I4cbGSXaJ58QcPtLYww

La partecipazione consentirà inoltre il riconoscimento di 2 ore formative valide ai fini IVASS.

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La trappola del guadagno facile: come difendere i propri risparmi dalle truffe finanziarie online Dalle promesse sui social ai tranelli delle monete digitali. Una guida pratica per capire quando un investimento online è solo un imbroglio e come usare i controlli ufficiali dello Stato.

31 agosto 2026 – La formula è spesso identica. Mentre navighi sui social network compare un video: sullo schermo c’è un giovane ragazzo, spigliato, vestito con abiti firmati, magari alla guida di un’auto di lusso o sullo sfondo di una località esotica. Brillante e sorridente, ti guarda dritto negli occhi e dice una frase tipo: “Ho guadagnato 10.000 euro in un mese partendo da zero. C’è un segreto che le banche ti nascondono, ma se clicchi qui ti spiego come fare”.

È una scena che si ripete milioni di volte ogni giorno, capace di catturare l’attenzione di chiunque: dal pensionato che vorrebbe integrare la minima, al giovane che sogna un futuro migliore, fino al professionista attirato dall’idea di una rendita extra. La promessa è sempre la stessa: svoltare la propria vita economica con un piccolo sforzo. Ma dietro questi schermi dorati, purtroppo, il più delle volte non ci sono esperti di finanza, ma veri e propri professionisti del raggiro.

Oggi le truffe non arrivano più con lettere anonime o strane e-mail piene di errori ortografici. Parlano la nostra lingua, usano facce pulite e sfruttano i meccanismi dei social network per apparire credibili e vicini a noi.

Chi sono i “finti guru” dei social e come smascherarli

Fino a qualche anno fa il truffatore si muoveva nell’ombra. Oggi si mostra in pubblico e si definisce un “mentore” o un finfluencer (unione delle parole finanza e influencer, cioè persone che usano la propria notorietà sui social per dare consigli sui soldi). I follower, cioè le persone che li seguono, non sono affatto una garanzia di onestà: i numeri sul web si possono comprare con pochi euro.

Un divulgatore serio parla di progetti a lungo termine, spiega che investire comporta sempre dei costi e, soprattutto, parla apertamente dei rischi di perdere il capitale. Il finto esperto, invece, si riconosce da cinque comportamenti precisi:

  1. Ostenta una ricchezza esagerata: usa ville, yacht o tante banconote per ipnotizzarti. Vuole farti desiderare la sua stessa vita per spegnere la tua capacità di ragionare.
  2. Promette guadagni certi e senza rischi: nel mondo reale il rischio zero non esiste. Chiunque garantisca una rendita fissa mensile sta mentendo.
  3. Ti mette fretta: usa frasi come “L’offerta scade oggi”, “Ci sono solo tre posti rimasti” o “Devi decidere entro un’ora”. La fretta impedisce di riflettere e di chiedere consiglio a familiari o esperti veri.
  4. Usa una parlantina motivazionale, non tecnica: parla di “libertà finanziaria” e di “cambiare vita”, ma non spiega mai nel dettaglio i meccanismi economici e non mostra qualifiche professionali verificabili.
  5. Ti spinge verso un sito specifico: insiste affinché tu ti iscriva a una determinata piattaforma web, spesso fornendoti un codice personale.

Il teatro del falso investimento: la psicologia della truffa

Se decidi di seguire uno di questi annunci o un finto consulente che ti contatta in modo gentile e convincente su WhatsApp o Telegram, entri in una vera e propria messinscena teatrale, studiata appositamente per conquistare la tua fiducia.

Lo schema segue quasi sempre queste tappe:

  • L’esca. Ti viene chiesto un piccolo investimento iniziale, solitamente tra i 250 e i 300 euro. Una cifra che molti sono disposti a rischiare.
  • L’illusione. Ti fanno accedere a un sito internet o a un’applicazione che sembra professionale. Dopo pochi giorni, guardando lo schermo, vedrai che i tuoi 250 euro sono diventati magicamente 1.000 o 2.000. Ti senti subito meglio e si accende la speranza.
  • La trappola. Il finto consulente ti telefona, si complimenta con te e ti spiega che, investendo cifre molto più grandi (5.000, 10.000 euro o tutti i tuoi risparmi), i guadagni diventeranno stellari. Spinte dall’entusiasmo della vincita facile, molte persone versano tutto ciò che hanno.
  • Il dramma. I problemi iniziano quando decidi di riprendere i tuoi soldi. In quel momento la piattaforma si blocca, il consulente sparisce oppure, peggio ancora, ti dicono che per sbloccare il denaro devi prima pagare una “tassa di prelievo” o una commissione di alcune migliaia di euro. Se paghi, perderai anche quelli.

Il punto chiave da capire è che quel grafico che saliva sul computer era finto. Il denaro non è mai stato investito in borsa, ma è finito direttamente nei conti dei truffatori all’estero.

I tre segnali fondamentali che fanno scattare l’allarme 

Prima di spostare anche solo un euro dal tuo conto corrente, fermati se noti una di queste tre anomalie:

  1. Il contatto improvviso: nessuna banca o società d’investimento seria e legale ti contatterà mai dal nulla sui social, al telefono o sulle applicazioni di messaggistica per proporti un affare.
  2. La richiesta di pagamenti insoliti: se ti chiedono di fare bonifici verso conti intestati a singole persone fisiche, su banche con sede in paradisi fiscali o effettuando ricariche di carte prepagate, è una truffa al 100%.
  3. La mancanza di dati chiari: se sul sito web dove dovresti investire non ci sono scritte chiaramente la sede legale della società, la partita IVA e le autorizzazioni dello Stato, chiudi la pagina immediatamente.

Il labirinto delle monete digitali

Un discorso a parte merita il mondo delle criptovalute (le monete digitali nate sulla scia del famoso Bitcoin). Si tratta di tecnologie reali e innovative, ma proprio la loro complessità e la mancanza di regole rigide le hanno rese terreno fertile dei malintenzionati. Nel mondo delle monete digitali, recuperare i soldi persi è quasi impossibile.

Vediamo le quattro trappole più diffuse in circolazione:

  • Il tappeto strappato (in gergo chiamato Rug pull): alcuni programmatori inventano una nuova valuta elettronica, la pubblicizzano tantissimo per farne salire il prezzo grazie agli acquisti degli utenti e poi, da un momento all’altro, spariscono azzerando il valore di quel gettone.
  • I siti copia (o Fake exchange): sono piattaforme di scambio che imitano alla perfezione i siti famosi. Tu pensi di comprare monete digitali, ma stai solo regalando i dati della tua carta di credito ai criminali.
  • Pompa e sgonfia (noto come Pump & dump): si tratta di gruppi organizzati che si mettono d’accordo per comprare una moneta sconosciuta e farne schizzare il prezzo per poche ore. Quando i piccoli risparmiatori vedono il rialzo e corrono a comprare attirati dal guadagno, i truffatori vendono tutto in blocco, incassano e lasciano gli altri a mani vuote.
  • I portafogli fantasma (Falsi wallet): sono delle applicazioni da scaricare sul telefono che promettono di custodire le tue monete digitali in sicurezza, ma servono solo a rubarti le password d’accesso per svuotarti il conto corrente.

I tuoi salvagenti ufficiali: le liste di controllo CONSOB e IVASS

Fortunatamente i cittadini non sono lasciati soli. Le autorità dello Stato italiano vigilano costantemente per scovare le truffe e oscurare i siti abusivi. Esistono due strumenti gratuiti, semplici e accessibili a tutti che dovremmo consultare sempre prima di fare qualunque operazione finanziaria:

  • La lista nera della CONSOB. La CONSOB è l’organo pubblico che vigila sui mercati finanziari in Italia. Sul suo sito ufficiale esiste la sezione “Occhio alle truffe!” che contiene un elenco, aggiornato ogni settimana, di tutti i siti internet e le società che offrono servizi finanziari in modo abusivo, senza averne il diritto. Se il sito che stai controllando è in quella lista, fermati subito.
  • I controlli dell’IVASS. A volte i truffatori si mascherano da compagnie assicurative, proponendo polizze sulla vita false a rendimento garantito. L’IVASS è l’istituto dello Stato che vigila sulle assicurazioni e pubblica regolarmente l’elenco dei siti internet irregolari.

La regola d’oro: Prima di investire, fai una verifica. Cerca il nome della piattaforma sui motori di ricerca affiancando le parole “truffa” o “opinioni”, e poi controlla se la società è presente nei registri ufficiali di CONSOB o IVASS. Bastano cinque minuti per mettere al sicuro i risparmi di una vita intera.

In sintesi, per non sbagliare:

  • Non esistono guadagni facili, veloci e senza rischi.
  • Se qualcuno ti mette fretta per avere i tuoi soldi, rifiuta.
  • Verifica sempre la reputazione e le autorizzazioni dei siti.
  • Nel dubbio, non muovere il tuo denaro: fermarsi è spesso il miglior investimento possibile.

Questo contenuto fa parte di Smacco alla Truffa, il progetto di Confconsumatori che aiuta i cittadini a riconoscere le insidie del web e a difendersi dalle truffe digitali con strumenti semplici, concreti e alla portata di tutti.

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