Inadeguate le nuove norme anti degrado a Bologna Confconsumatori è pronta a fare ricorso al Tar contro il nuovo regolamento del Commissario Anna Maria Cancellieri: " crea confusione, è inefficace e alleggerisce le responsabilità dei gestori dei locali "

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Bologna 3 febbraio 2011 – Confconsumatori è pronta a fare ricorso al Tar contro il nuovo regolamento di polizia urbana approvato martedì 1 febbraio nell’ambito della nuova normativa anti degrado del Commissario Anna Maria Cancellieri . Confconsumatori ritiene, insieme ai residenti, del tutto inadeguato il nuovo regolamento della Cancellieri che non rappresenta una soluzione contro la movida bolognese. Per Ascom e i commercianti, invece, si tratta di norme che puntano allo sviluppo del centro cittadino. La posizione di Confconsumatori è espressa chiaramente nel comunicato diffuso ieri da Secondo Malaguti, presidente di Confconsumatori Emilia Romagna :

"Il nuovo regolamento di Polizia Urbana di Bologna non servirà a ridurre rumore notturno e offese al decoro nelle zone  della città dove i fenomeni si verificano in modo più critico e vistoso,  e ce ne dà ragione lo stesso sub-commissario Dott. Piantedosi il quale dichiara alla stampa odierna che nella zona di via Petroni i problemi sono ancora gravi. Questa associazione di Consumatori ha letto il regolamento  ed ha potuto constatare che le norme mirate al contenimento degli assembramenti rumorosi  davanti ai locali notturni e alla “corresponsabilizzazione” degli esercenti sono le stesse emanate in via straordinaria e sperimentale per la zona Piazza Verdi – Petroni – San Vitale . Noi, a nome di tutti i cittadini bolognesi nostri iscritti, ci chiediamo perché inserire in un regolamento permanente norme che hanno dimostrato la loro inefficacia in fase di sperimentazione (come dichiara la stessa attuale Amministrazione Commissariale sui giornali odierni) .

Ci auguriamo che questa attuale presa di coscienza dell’Amministrazione la convinca a rinviare l’emanazione del Regolamento perlomeno a dopo il periodo estivo, durante il quale la gravità delle problematiche denunciate dall’ Amministrazione Commissariale prenderanno una piega ancora più drammatica e ci sarà modo di fare una valutazione ancora più realistica della loro portata. Una richiesta in tal senso era già stata spedita a dicembre all’Amministrazione da questa Associazione insieme ad altre, riteniamo, utili osservazioni. Ma non è stata tenuta minimamente in considerazione. 

Siamo preoccupati da questo nuovo Regolamento di P.U. (vedi testo integrale sull’Albo Pretorio: http://urp.comune.bologna.it/AlboPretorio/Albo.nsf/c140e5a92d42969ec12576d2003a6328/3ffcadad6d7aa20ec125782a00515663?OpenDocument oppure http://rpubo.blogspot.com/ )

Attualmente vige un regolamento degli orari per i Pubblici Esercizi molto semplice e facilmente applicabile nella gestione delle deroghe, ovvero: dopo due infrazioni di un certo tipo (ad esempio assembramenti all’esterno del locale secondo quanto previsto dall’art 25 del vigente RPU) la deroga oltre l’una viene revocata. Finora questa norma non è stata quasi mai applicata contro i locali fracassoni. In 12 mesi neanche una deroga è stata tolta nonostante i numerosi esposti ricevuti dai residenti che segnalavano gravi problemi di disturbo causati da alcuni bar, esposti a cui l’Amministrazione non si è mai degnata di rispondere. Questo dimostra solo una cosa: il totale disinteresse dell’Amministrazione a combattere i locali fracassoni altrimenti avrebbe avuto modo di intervenire in modo risolutivo senza dover rifare il regolamento . Ci viene il dubbio che sia  proprio perché la norma era così semplice ed efficace che la si sia voluta cambiare. Infatti eliminando l’articolo 25 del vigente RPU si rende assolutamente inapplicabile l’attuale regolamento per gli orari dei pubblici esercizi . Ricordiamo che i locali fracassoni di via del Pratello colpiti dall’ordinanza di Cofferati mettevano come primo obiettivo, sostenuti da Confersercenti, proprio l’abolizione del citato articolo 25. La Cancellieri ha voluto fare un regalo proprio a loro.

Ci sono tanti aspetti  di questo regolamento che destano preoccupazione. Ne citiamo alcuni: 

Discriminazione fra abitazioni private e locali pubblici (a vantaggio di quest’ultime)

Perché c’è tanta severità nel limitare il rumore proveniente dalle  "abitazioni private" (art. 12)  mentre per i locali pubblici non viene esplicitata nessuna forma di limitazione? Perché questa discriminazione? Perché non è stata prevista nessuna norma per i locali notturni visto che sono i principali responsabili di inquinamento acustico a causa della musica che diffondono a volumi altissimi?

Confusione ideologica sul ruolo sociale di bar e locali notturni

Nell’articolo 15 si esalta una loro presunta funzione sociale, gli viene riconosciuto pure un ruolo educativo dei giovani. Riteniamo questa una grave offesa nei confronti di quei cittadini che da anni denunciano gli abusi e gli eccessi da parte di molti gestori e che non sono mai stati ascoltati dal sindaco. L’attribuzione ai pubblici esercizi notturni (che normalmente traggono profitto dalla vendita di alcolici) di un ruolo sociale di formazione per i giovani è un fatto di per se piuttosto insolito, ma diventa grave se tale ruolo gli viene riconosciuto nell’ambito di un Regolamento di PU. Mettere i bar notturni sullo stesso piano di istituti scolastici è diseducativo soprattutto se pensiamo che Bologna e la ns Regione sono in vetta alla triste classifica dell’abuso di alcol minorile.

Inapplicabilità degli obblighi

A proposito dell’ articolo 15, leggiamo quanto segue, in riferimento ai pubblici esercizi:

"ai fini di una ottimale collaborazione con l’amministrazione comunale hanno l’obbligo di adottare tutte le misure idonee a contenere il fenomeno di degrado e di disturbo alla quiete"

L’Amministrazione dovrebbe spiegare ai cittadini che da anni si scontrano con la totale insensibilità di tanti gestori cosa vuol dire parlare di "obbligo" relativamente ad attività di sensibilizzazione e informazione che non sono neanche minimamente quantificabili né in alcun modo verificabili,  quindi assolutamente non sanzionabili.

Più libertà di sporcare vicino ai locali pubblici

Il vigente regolamento di P.U. prevede una regola molto semplice: il gestore del pubblico esercizio è tenuto a pulire le aree antistanti nel raggio di 20 metri. Quest’obbligo di facile applicazione e verifica è stato invece sostituito dal più generico e difficilmente applicabile in quanto soggetto a tante possibili interpretazioni:  “I gestori, nell’adiacenza dei suddetti esercizi e dei relativi spazi pertinenziali, hanno l’obbligo di mantenere liberi gli spazi da ogni ingombro e rifiuto collegato con l’attività svolta, e a collocare, durante l’orario di apertura, appositi contenitori di raccolta provvedendo al loro svuotamento.”

Ci sono zone della città già gravate da una spesa straordinaria di pulizia HERA (parecchie decine di migliaia di euro per singole strade) causata dalla sporcizia che deriva proprio dalle attività di somministrazione di cibi e bevande che ricavano un profitto dalla loro attività. Questa spesa straordinaria  pesa già sui singoli cittadini già gravati da esorbitanti tasse sui rifiuti in continuo aumento. Questo alleggerimento degli obblighi nei confronti dei gestori ci sembra assolutamente ingiusto 

Graffiti e bivacco

A cosa serve aumentare le sanzioni se queste non vengono mai applicate? Le attuali sanzioni per quanto riguarda graffiti e bivacco si contano sulle dita di una mano. Aumentare le multe farà sicuramente impressione mediatica ma non cambierà la sostanza delle cose dal momento che, a seconda dei casi, non c’è la volontà o la capacità di applicare quelle sanzioni. 

CONCLUSIONI

Ci appare piuttosto evidente che ci troviamo di fronte ad un alleggerimento delle responsabilità dei gestori dei pubblici esercizi riguardo alle conseguenze negative che una gestione malaccorta e incivile del proprio esercizio e il frequente abuso degli spazi pubblici limitrofi,  possono causare ai cittadini direttamente coinvolti, in quanto vicini di casa, e in generale al decoro complessivo della città. Non vediamo alcun nesso tra le modifiche al RPU e l’intento dichiarato dall’Amministrazione  di ridurre il rumore prodotto dagli assembramenti all’esterno dei cosiddetti bar fracassoni.

Le regole che nel precedente regolamento erano semplici e chiare nel definire le responsabilità (quindi facilmente applicabili) ora sono state sostituite da generici impegni di difficile riscontro. Riteniamo che una “vera gestione del territorio” si possa fare solo con regole certe e chiare. Chi opera deve conoscere esattamente i limiti entro cui muoversi. Chi viola deve sapere a quali sanzioni esattamente va incontro. Chi subisce violazioni deve esattamente sapere in che modo tutelarsi.

Allo stato attuale, il nuovo RPU, presenta aspetti di discriminazione fra cittadini, inutili complicazioni, contraddizione e sovrapposizione con altri regolamenti, inapplicabilità di alcune norme , contraddizione fra le motivazioni  annunciate e i risultati prevedibili,  tali da rendere inevitabile da parte della nostra Associazione  il ricorso al TAR per evitare i problemi devastanti che l’entrata in vigore di questo RPU creerà a danno della salute dei cittadini.

Secondo Malaguti, presidente Confconsumatori Emilia Romagna"