Modena, 29 luglio 2009 – Come è noto, nelle ultime settimane molti consumatori e imprenditori hanno ricevuto dai propri istituti di credito – o stanno ricevendo tutt’ora – lettere di modifica unilaterale del contratto , con le quali le banche pretendono cifre da capogiro a seguito dell’eliminazione della Commissione di Massimo Scoperto (CMS).
Questa commissione (CMS: Commissione Massimo Scoperto) è una compenso che la banca applicava sull’importo negativo di conto corrente più elevato nel trimestre. Ad esempio, se nel trimestre un conto corrente era andato in “rosso” mediamente per 5000 €, ma con un picco di 10.000 €, anche se solo per un giorno, su questi 10.000 € la banca applicava una commissione spesso superiore all’1% (in media ogni 10.000 € di scoperto si pagavano da 100 a 150 € di CMS).
La Legge nr. 2 del 2009 ha regolamentato la possibilità da parte delle banche di applicare la Commissione di Massimo Scoperto. La nuova disposizione legislativa non vieta l’applicazione della CMS, ma definisce nulla (a partire dal 1 luglio 2009) la sua applicazione per periodi inferiori a 30 giorni, al fine di evitare l’esborso di commissioni elevatissime a fronte di scompensi di valuta anche solo di pochi giorni.
Pochissime banche, e spesso solo quelle a valenza locale, si sono adeguate a questa normativa senza aggirarla modificando i contratti stipulati con i propri clienti. La maggior parte degli istituti di credito di livello nazionale, ovvero i maggiori gruppi interbancari, ha, invece, spedito lettere di modifica unilaterale del contratto dove, a fronte della eliminazione completa della CMS, vengono richieste nuove commissioni dalle definizioni più improbabili. Infatti, queste commissioni vengono chiamate in vario modo, anche se la sostanza tra l’una e l’altra varia pochissimo:
CDF (commissione disponibilità fondi)
CDC (commissione disponibilità creditizia)
Corrispettivo sull’Accordato
Corrispettivo per il servizio di disponibilità immediata Fondi
eccetera
Queste commissioni vengono richieste per potere ricevere (o rinnovare) un affidamento sul conto corrente dalla banca. Non solo: in molti istituti le commissioni sono richieste alle imprese anche per scontare i propri effetti attivi (il cosiddetto “castelletto”, tanto importante per la liquidità delle imprese).
I costi proposti variano dall’1% all’ 1,5% a trimestre e cioè dal 4% al 6% annuo.
Alcuni esempi:
1. Se per richiedere o rinnovare un fido di 10.000€ in precedenza erano sufficienti dai 30 ai 100€ all’anno a titolo di spese di concessione, oggi questi costi salgono dai 400€ ai 600€ (oltre, ovviamente, agli interessi calcolati al momento dell’utilizzazione del fido)
2. Per una piccola azienda che vuole rinnovare un fido di 50.000€ e un castelletto di 20.000€, i costi oggi possono raggiungere anche a 4.200€ l’anno (2.000€ nel migliore dei casi) contro compensi precedenti di alcune centinaia di euro, cioè con aumenti percentuali a tre cifre.
La denuncia arriva da CONFCONSUMATORI E CNA che, nel corso della conferenza stampa tenutasi mercoledì 29 luglio 2009 hanno anche stilato una graduatoria tra le banche avente come parametro i costi dichiarati dagli stessi istituti nelle comunicazioni inviate alla clientela, graduatoria che penalizza le banche maggiori.
" Abbiamo voluto stigmatizzare – hanno commentato il Presidente di Confconsumatori, Secondo Malaguti e il Responsabile Politiche Economiche di CNA Modena, Andrea Tosi – il comportamento spesso rigido da parte della maggioranza degli Istituti di credito, per evitare che i costi delle politiche attuate recentemente dalle banche – politiche spesso sbagliate, almeno dal caso subprime in poi – ricadano sui clienti" .
I rappresentanti delle due Associazioni hanno anche illustrato le misure allo studio di CNA e Confconsumatori per essere al fianco di cittadini e imprese, quali ad esempio:
Denuncia all’Antitrust della situazione che si è venuta a creare sul mercato finanziario, dove palesemente i principali gruppi bancari nazionali avere agito tramite un “cartello” di stampo oligopolistico;
Puntuale segnalazione ai cittadini e alle imprese gli istituti di credito che applicano le condizioni migliori;
Verifica, insieme ai legali delle due associazioni, di tutte le possibili misure utili alle imprese che si sentono particolarmente vessate e che vogliano contestare, in attesa dell’entrata in vigore della class action, l’operato del proprio istituto di credito.
Richiesta di incontro con il Prefetto di Modena per informarlo, rispetto ai compiti istituzionali in materia di credito affidatagli dalla nuova normativa, sulla situazione riguardante le nuove commissioni bancarie
" Queste azioni non pregiudicano comunque – hanno concluso Malaguti e Tosi – un dialogo con le banche teso a individuare condizioni migliorative rispetto a quelle attuali, proprio per evitare che le tensioni tra cittadini, imprese e banche si acuiscano ulteriormente" .
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