Il virus che ha generato la  malattia Covid-19 ha messo in crisi l’intero sistema giuridico nazionale. Si è creato un sistema di regole nuove, necessarie per attuare drastiche misure di contenimento che non si erano mai viste, neppure in tempo di guerra: il blocco della mobilità delle persone e di molte attività economiche. Si è vorticosamente messo in campo, in pochi mesi, un diritto speciale che si è intrecciato con le normative vigenti, nelle plurime materie interessate (sanità pubblica, protezione civile, profilassi internazionale, sicurezza pubblica, privacy).  Dalla fine di gennaio del 2020, quando il Ministero della Salute ha emanato l’Ordinanza con le prime misure contro il nuovo coronavirus, sono state adottate decine di altre Ordinanze statali, regionali e anche dei Sindaci, Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri ed una serie di Decreti legge, la maggior parte dei quali poi convertiti in legge, fino a costituire un quadro normativo complesso che è stato, insieme, causa ed effetto di contrasti istituzionali e di notevoli incertezze per cittadini ed imprese.

Nonostante questo, si può dire che il nostro sistema istituzionale ha retto l’impatto della pandemia. La stragrande maggioranza dei cittadini ha rispettato le nuove regole, accettando, con senso di responsabilità, le forti limitazioni alla libertà personale che ne sono derivate. La giurisprudenza costituzionale ed amministrativa ha poi dato un contributo importante, fornendo i chiarimenti necessari per metter ordine nei livelli di governo, favorendo la definizione di una catena di comando adeguata ad una gestione unitaria dell’emergenza, indispensabile in particolare nella fase della somministrazione dei vaccini. Fondamentale, a questo riguardo, la sentenza della Corte costituzionale n. 37 del 21 marzo 2021 nella quale si è affermato che le Regioni, anche a statuto speciale, non possono invadere lo spazio di competenza legislativa riservata in via esclusiva allo Stato a titolo di profilassi internazionale. Sulla stessa linea interpretativa si è mosso il Consiglio di Stato con il parere reso in occasione dell’annullamento dell’ordinanza del Sindaco di Messina che voleva bloccare lo stretto (n. 735/2020) e con quello che ha ribadito la legittimità dei DPCM (n. 850/2021). Significativa infine la decisione del TAR del Lazio (n. 8615/2020) sulla necessaria trasparenza e conseguente accessibilità dei verbali del Comitato tecnico scientifico che ha supportato le decisioni del Governo sulla pandemia.

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