Massa Carrara – Bitonto, 31 ottobre 2013 – C’è chi si è trovato senza corrente elettrica per una settimana a ferragosto, dopo aver ricevuto per 8 mesi fatture illegittime. C’è anche chi, paradossalmente, si è visto riconoscere un credito di 500 euro dal gestore che, però, non ha mai voluto rimborsare l’utente. I casi di consumatori-utenti alle prese con bollette della luce impazzite attraversano tutte le regioni d’Italia e sono aumentati in maniera considerevole con la liberalizzazione del mercato.

Per questo, accanto al lavoro quotidiano di tutti gli sportelli di Confconsumatori, da anni l’associazione ha aderito, con altre 17 associazioni dei consumatori riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico, al progetto “Energia: diritti a viva voce”, per l’assistenza personale gratuita degli utenti , e ad altri progetti nazionali, analogamente finanziati dalla cassa conguaglio per il settore elettrico su disposizione dell’AEEG (Autorità per l’energia elettrica e il gas), finalizzati alla formazione degli utenti in materia di energia elettrica e gas.

A Bitonto (BA) un rimborso da 1200 euro – Aveva cambiato contratto, attratto dalla promessa di risparmio, ma si era trovato con bollette della luce ancora più alte. Così un utente di Bitonto aveva inviato una raccomandata a Enel Energia S.p.A. Mercato Libero, chiedendo di recedere dal contratto. Ma la comunicazione è stata ignorata e, nonostante le rimostranze, l’uomo ha continuato a ricevere per 8 mesi bollette altissime fino a quando, proprio a Ferragosto, ha subito il distacco della corrente per 8 giorni. Per riattivare la fornitura l’uomo si è visto costretto a pagare le fatture illegittime e molto alte. Difeso da Alessandra Taccogna, legale di Confconsumatori, l’utente ha finalmente ottenuto la pronuncia del Giudice di Pace che condannava il fornitore a rimborsare e risarcire il cliente per 1200 euro oltre le spese legali.
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A Massa Carrara restituiti 500 euro – Dopo aver stipulato un contratto con Sorgenia, un cittadino di Massa Carrara si era visto inspiegabilmente addebitare fatture con consumi presunti molto al di sopra di quelli reali, nonostante le letture del contatore e i continui solleciti effettuati dall’utente. Stanco del comportamento del gestore aveva deciso di passare ad altra compagnia, la quale verificava l’esattezza dei dati comunicati dall’utente sulla lettura del contatore. A quel punto Sorgenia aveva emesso una fattura di chiusura del rapporto contrattuale riconoscendo un credito di oltre 500 euro al cliente, ma senza mai restituire, di fatto, la somma dovuta, neppure dopo i solleciti di Confconsumatori. La decisione di intraprendere una causa, rappresentato dall’avvocato Francesca Galloni, è stata presa dall’utente dopo che si era visto recapitare una ulteriore fattura di chiusura rapporto in cui l’ex fornitore pretendeva addirittura il pagamento di altre somme. Il Giudice di Pace ha condannato il gestore a rimborsare il cliente la somma dovuta oltre le spese legali.