Parma, 27 marzo 2019 – Una piccola imprudenza le era costata il furto del bancomat e il prelievo non autorizzato di 600 euro dal conto, effettuato prima che riuscisse a bloccare la carta. Poste Italiane inizialmente aveva negato il rimborso, sostenendo che il Pin non fosse stato custodito diligentemente. Però, grazie all’intervento di Confconsumatori, la donna è stata rimborsata senza dover ricorrere a una causa, ma con un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

IL FURTO – Erano più o meno le sette di sera: una parmigiana titolare di un esercizio di ortofrutta ambulante stava tornando a casa al termine di una lunga e faticosa giornata di lavoro, quando un problema al carico del suo furgone l’aveva costretta a una breve sosta. Giusto il tempo necessario per sistemare la merce, pochi minuti in cui la borsa era rimasta nell’abitacolo del furgone, erano stati sufficienti ad alcuni balordi per rubare il bancomat di Poste Italiane nel portafoglio. Non appena si era resa conto del furto subito la donna aveva immediatamente bloccato la carta, ma ormai erano già stati prelevati 600 euro.

IL NO DI POSTE – La titolare del bancomat aveva provveduto immediatamente a denunciare il furto, precisando di non aver mai custodito il bancomat insieme al codice Pin. Nonostante la denuncia, però, Poste Italiane si era rifiutata di riconoscere il rimborso richiesto, lamentando che il prelievo non poteva che essere avvenuto a seguito dell’inserimento del corretto Pin. La titolare del conto Bancoposta si era così rivolta alla Confconsumatori di Parma e, assistita dal legale dell’associazione, Grazia Ferdenzi, aveva deciso di ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario, autorità preposta alla risoluzione stragiudiziale delle controversie nel settore bancario.

LA DECISIONE DELL’ABF – L’Arbitro Bancario Finanziario ha riconosciuto il diritto della risparmiatrice ad essere rimborsata delle somme indebitamente prelevate da ignoti attraverso l’utilizzo del bancomat sottratto fraudolentemente, riconoscendo che Poste Italiane, per sottrarsi all’obbligo di rifondere il maltolto alla propria cliente, avrebbe dovuto fornire adeguata prova della condotta gravemente colposa della donna in relazione agli obblighi di utilizzazione del bancomat. Non è possibile, infatti, desumere dal solo utilizzo fraudolento della carta che il codice Pin sia stato conservato in maniera scorretta dal titolare del bancomat, considerato anche il lasso di tempo non irrisorio intercorso tra il furto della carta e il prelievo di denaro.

«Una decisione molto importante – ha commentato l’avvocato Grazia Ferdenzi che ha assistito la risparmiatrice – perché riconosce il diritto del titolare di un bancomat che non abbia agito in modo fraudolento a non subire alcuna perdita a seguito di furto, smarrimento o sottrazione. L’Arbitro Bancario Finanziario ha riconosciuto, infatti, come il comportamento del risparmiatore che si accorge di non essere più in possesso della carta non configuri un’omissione degli obblighi di custodia del medesimo, salve le ipotesi di colpa grave o dolo che devono comunque essere provate da parte dell’Istituto di Credito e che, nel caso specifico, non sono state mai raggiunte».

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