Massa-Parma, 23 settembre 2021 – Un consumatore massese nel 2016 si era visto sostituire il contatore gas e, come per magia, aveva ricevuto una fattura astronomica di circa 1500 euro a titolo di conguaglio per un numero di metri cubi di gas inverosimile.

Il consumatore, dopo essersi rivolto alla sede di Massa della Confconsumatori, si era scontrato con lo scaricabarile tra la società di vendita del gas e quella di distribuzione. Perse le speranze di risolvere la questione in via stragiudiziale, il massese aveva deciso di pagare la fattura per poi agire nei confronti del fornitore per la restituzione della somma. Assistito dall’avvocato Francesca Galloni della Confconsumatori di Massa Carrara aveva così in giudizio il venditore del gas che, a sua volta, aveva chiamato in garanzia la società che gestisce la rete pubblica del gas.

Con la sentenza 217/2021 il Giudice di Pace nell’accogliere la domanda dell’utente e condannare la società di vendita alla restituzione delle somme ha confermato e sancito il principio secondo il quale le letture del contatore possono essere superate anche con presunzioni semplici e, ad esempio un consumo superiore di circa 810 mc di gas all’anno rispetto alla media nazionale è chiaro sintomo di non funzionamento ed inattendibilità del contatore. Ha aggiunto ancora il Giudice di Pace, confermando le tesi dei consumatori, che non occorre neanche chiedere la verifica del contatore e che la tardiva lettura da parte del consumatore e la tardiva fatturazione del venditore costituiscono anomalie che non fanno emergere la prova del credito. Difatti la prova del credito, come è chiaro, incombe sulla società di vendita del gas e non sul consumatore/utente.

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