«Gli spazi della Stazione di Milano tornino al servizio dei pendolari»: ricorso al Tar LombardiaTroppi negozi e sempre meno zone per la sosta e servizi gratuiti. I pendolari non ci stanno: «Grandi Stazioni renda conto della gestione di spazi pubblici»

print

Parma, 3 aprile 2015 – Gli spazi della Stazione Centrale di Milano, come tutte le stazioni ferroviarie, devono essere organizzati in modo da salvaguardare e soddisfare anzitutto le esigenze della collettività di utenti e viaggiatori oltre che il diritto alla mobilità. Confconsumatori ha depositato in questi giorni un ricorso al Tar della Lombardia per avere accesso ai documenti amministrativi di Grandi Stazioni Spa riguardanti l’utilizzo degli spazi della Stazione Centrale di Milano, delle strutture e dei proventi economici derivanti da questi. Tali risorse, secondo Confconsumatori, dovrebbero essere utilizzate per il miglioramento dei servizi “generali” destinati alla libera e gratuita fruizione dei viaggiatori.

Alla base del ricorso c’è la crescente insoddisfazione dei pendolari, registrata da Confconsumatori e dall’Associazione Pendolari di Piacenza. Nella Stazione Centrale sono sempre meno gli spazi idonei alla sosta, il riposo e l’uso dei servizi al viaggiatore, mentre aumentano esponenzialmente gli spazi a destinazione commerciale. «Non appare corretto – si legge nel ricorso al Tar redatto dall’avvocato di Confconsumatori Umberto Fantigrossiche in una stazione ferroviaria così vasta oggi sia così difficile trovare un posto a sedere senza accedere a un negozio o a un bar. Ricordiamo che Grandi Stazioni gestisce beni mobili ed immobili già appartenenti a Ferrovie dello Stato che mantengono un vincolo di destinazione pubblica in quanto strumentali al servizio di trasporto».

«Grandi Stazioni opera in regime di monopolio legale e svolge un servizio pubblico – continua Fantigrossi – il cosiddetto “indotto commerciale” è stato ritenuto dalla giurisprudenza amministrativa “del tutto accessorio ai servizi di trasporto su ferrovia e i servizi sono destinati principalmente al conforto dei passeggeri dei servizi ferroviari”. Insomma tutto ciò che attiene alle Stazioni ferroviarie è di stretto “interesse pubblico”. Per questo non è ipotizzabile, ad esempio, che gli spazi e gli impianti della Stazione siano messi a disposizione senza procedura di gara e di evidenza pubblica».

Scopo dell’istanza, dunque, è quello di ottenere maggiore trasparenza nella gestione degli spazi e un miglioramento dei servizi per gli utenti. «I documenti – spiega Mara Colla, presidente nazionale di Confconsumatori – consentirebbero di comprendere come meglio indirizzare la gestione di un bene pubblico, strumentale a un servizio pubblico. Le scelte del gestore, infatti, possono incidere sulla qualità della prestazione e sul rispetto dei diritti di chi viaggia»

Confconsumatori aveva già chiesto l’accesso agli atti lo scorso novembre, scontrandosi con il silenzio-diniego di Grandi Stazioni. Il primo ricorso presso la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, inviato a gennaio, era risultato inammissibile in virtù della natura «squisitamente privatistica» dei documenti commerciali. «La Commissione, però, – contesta Fantigrossinon ha motivato nello specifico quale elemento consenta di qualificare l’attività di Grandi Stazioni come “privatistica”, mentre la natura pubblicistica delle Stazioni è conclamata».