Parma, 18 dicembre 2023 – Ogni settimana il nostro carrello della spesa si riempie di confezioni che, dopo pochi giorni, sono destinate a diventare rifiuti. All’interno della filiera alimentare, gli imballaggi (spesso chiamati con il termine inglese packaging) rappresentano di certo uno strumento efficace per agevolare il trasporto e la conservazione dei prodotti. Da un punto di vista ecologico, però, gli imballaggi (soprattutto quelli in plastica) hanno un impatto molto significativo: per questo è importante conoscerli, sceglierli preferibilmente realizzati in materiali riciclati, e utilizzarli il meno possibile. In questo articolo vedremo quali sono le tipologie di imballaggi più diffuse e come si smaltiscono, e scopriremo quali sono oggi le principali tipologie di packaging sostenibili disponibili sul mercato.

UN MARE DI PLASTICA 

Quando acquistiamo beni alimentari, non sempre ci soffermiamo a riflettere sulle ricadute ambientali che può avere la confezione in cui sono conservati. Si stima che, annualmente, finiscano negli oceani diversi milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, che sono responsabili dell’inquinamento delle acque e causano notevoli danni alla fauna selvatica e alla vita marina.

Fig.1 Inquinamento da plastica Fonti: Servizio di Ricerca del Parlamento europeo EPRS

La presenza di questi materiali nelle acque dei mari e degli oceani ha delle conseguenze significative su diversi aspetti come:

  • La vita marina;
  • La salute umana;
  • L’economia;
  • Il clima.

Attraverso la catena alimentare, i consumatori si ritrovano a loro volta a ingerire inconsapevolmente microplastiche che erano prima state ingerite dai pesci. Come si evince dai dati riportati dal Servizio di Ricerca del Parlamento europeo EPRS, la maggior parte dei rifiuti, circa il 49%, deriva da plastiche monouso: una delle caratteristiche che contraddistinguono molto spesso gli imballaggi alimentari.

Fig. 2 Tipi di rifiuti Fonte Commissione Europea

Per avere un’idea della quantità di plastica presente sul nostro Pianeta basta pensare che, secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), ogni anno nel mondo ne vengono prodotte 460 milioni di tonnellate. Inoltre, la produzione risulta più che raddoppiata dal 2000 e potrebbe quasi triplicare fino a 1.231 milioni di tonnellate entro il 2060.

Un altro problema riguarda il tempo di utilizzo degli oggetti in plastica: quasi due terzi dei rifiuti proviene da plastica con un ciclo di vita inferiore a cinque anni, soprattutto imballaggi alimentari (40%).

LA SICUREZZA DEGLI IMBALLAGGI

Quando si parla di imballaggi alimentari occorre ricordare che essi, oltre ad essere pratici e funzionali, devono rispettare gli standard di sicurezza per evitare la contaminazione del prodotto e garantire la corretta conservazione degli alimenti. Le normative dell’Unione Europea richiedono il rispetto degli standard di produzione per indicare che i materiali utilizzati nell’imballaggio sono idonei al contatto con gli alimenti e non contengono sostanze dannose per la salute dei consumatori e/o riducono le proprietà organolettiche degli alimenti.
La normativa di riferimento per i MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti) è il Regolamento (CE) n. 1935/2004, che stabilisce i requisiti generali che devono soddisfare tutti i beni legati all’alimentazione. Tuttavia, la creazione del MOCA è disciplinata dal Regolamento (CE) n. 2023/2006 stabilisce una serie di pratiche e requisiti di sicurezza che tutti i produttori devono seguire. In pratica, per garantire la conformità e la sicurezza del MOCA, i produttori devono utilizzare:

  • Materiali di partenza adeguati al processo di produzione;
  • Uffici idonei e personale formato;
  • Sistema di controllo qualità efficace e documentato.

Il Regolamento (UE) n. 10/2011 costituisce una specifica misura del Regolamento (CE) n. 1935/2004, che stabilisce norme particolari per la fabbricazione e la commercializzazione di materiali e oggetti in materia plastica che dovrebbero venire a contatto con gli alimenti (o sono venuti a contatto con gli alimenti o si prevede che entrino in contatto con gli alimenti).
Questo regolamento si applica a tutti i materiali e gli articoli realizzati esclusivamente in plastica, inclusi:

  • Materiali, articoli e parti realizzati esclusivamente in plastica;
  • I materiali plastici multistrato sono tenuti insieme da un adesivo;
  • Materie plastiche rivestite o rivestite;
  • Lo strato o rivestimento che forma il sigillo di plastica del coperchio o della chiusura.

Il Regolamento UE 2020/1245, invece, rivede le restrizioni sulle sostanze consentite nei prodotti in plastica. Viene inoltre sottolineata l’importanza di una comunicazione chiara a tutti, soprattutto agli operatori economici che utilizzano i prodotti della zona intermedia, sui prodotti finiti in plastica e sui prodotti che si trovano al loro interno.

Gli imballaggi in plastica sono utilizzati da anni nell’industria alimentare come soluzione economica e conveniente per l’imballaggio alimentare ma, come abbiamo visto, questi prodotti hanno un enorme impatto sull’ambiente, dall’inquinamento degli oceani alle significative emissioni di gas serra derivanti dalla produzione e dallo smaltimento. Per questo è fondamentale conoscere le alternative, e acquistare consapevolmente.

I PACKAGING SOSTENIBILI

Scegliere un packaging sostenibile e “green” significa optare per soluzioni alimentari naturali, biodegradabili e riciclabili al 100%.
Vediamo quali sono oggi le opzioni migliori:

  1. Borse e sacchetti di carta certificata: con sacchetti e buste in carta certificata è possibile ottenere imballaggi green, imballaggi ecologici riciclabili e compostabili al 100%, perfetti per l’economia circolare.
  2. Packaging bio food in PLA: si tratta di una plastica biodegradabile ricavata dall’amido di mais, utilizzata per cibi e bevande fredde.
  3. Imballaggio green in CPLA: un materiale derivato sempre dall’amido di mais trattato mediante un processo di cristallizzazione. Pertanto, l’origine naturale dell’imballaggio rimane invariata, ma aumenta la resistenza al calore del prodotto. CPLA è un imballaggio ecologico che può resistere a temperature fino a 80-85 gradi ed è molto apprezzato per la gestione dei rifiuti compostabili e biodegradabili.
  4. Packaging ecosostenibile in bagassa: la bagassa è un composto biodegradabile ottenuto dalla polpa della canna da zucchero, sfruttando non la materia prima ma gli scarti di lavorazione. Sul mercato viene considerato un’alternativa agli imballaggi in polistirolo.

Quando si parla di sostenibilità dei packaging è indispensabile saper interpretare correttamente le varie sigle e simboli presenti sugli imballaggi allo scopo di smaltire correttamente i rifiuti. Cominciamo con i simboli più comuni:

Il simbolo può indicare che il materiale è riciclabile e che l’imballaggio è realizzato con materiali riciclati.
Si trova principalmente negli imballaggi multicolori di carta, cartone e cellulosa.

 

 

Questo è simbolo di riciclabilità: si trova principalmente sugli imballaggi in plastica e può indicare che l’imballaggio è riciclabile e che parte del materiale che lo compone è riciclato. All’interno sono presenti i numeri 1-6, che indicano il tipo di plastica in base a un codice univoco. Attenzione: se leggi il numero 7, significa che il materiale non è riciclabile!

 

Questo simbolo indica che il produttore segue un sistema di raccolta rifiuti: in Italia lo si trova soprattutto su prodotti importati.

 

 

Questo simbolo ci ricorda che è opportuno appiattire i rifiuti riciclabili per ridurne il volume: è particolarmente indicato per le bottiglie in tetrapak o in plastica.

 

 

Ecco infine alcuni tra i simboli più diffusi associati allo smaltimento della plastica. Il più comune e conosciuto è il PET, che sta per polietilene tereftalato: quando si incontra questo simbolo, significa che si è di fronte a materiali plastici non riciclabili.

 

COMPOSTABILE O BIODEGRADABILE?

Si incontrano spesso sugli imballaggi anche i termini compostabile e biodegradabile. Sebbene possano sembrare sinonimi, questi due termini sono diversi tra di loro. La “biodegradabilità” appartiene ai materiali organici che vengono scomposti in sostanze più semplici da microrganismi naturali fino a diventare acqua, metano e anidride carbonica. La biodegradabilità si riferisce quindi alla capacità di un materiale di subire una degradazione biologica. In poche parole, è la capacità di rompersi sotto l’influenza di fattori biologici.

La “compostabilità“, invece, è una caratteristica dei materiali organici che si trasformano in compost durante il procedimento del compostaggio. Il compost è il risultato della biodegradazione aerobica dei rifiuti organici. Per essere compostabile deve degradarsi in meno di tre mesi e superare i test di ecotossicità. Gli imballaggi compostabili non devono essere gettati nell’ambiente, ma devono essere inseriti tra i rifiuti organici per essere trattati in impianti di compostaggio industriale.

È importante infine ricordare che alcuni prodotti potrebbero richiedere istruzioni speciali per il riciclaggio; quindi, è sempre meglio leggere attentamente le istruzioni sull’etichetta e controllare le normative del comune di residenza.

ALCUNI CONSIGLI

Se desideri diventare un consumatore più responsabile, puoi adottare alcuni comportamenti che ti aiuteranno a ridurre l’impronta ecologica della tua spesa. Oltre ad acquistare alimenti contenuti in packaging sostenibili, prova a mettere in pratica questi accorgimenti:
Ecco alcuni esempi di comportamenti sostenibili:

  • Quando scegli i tuoi prodotti, opta per quelli che presentano imballaggi ridotti o che comunque sono composti da materiale riciclabile, cercando sempre di evitare l’uso di sacchetti usa e getta ma preferendo confezioni riutilizzabili (come, ad esempio, quelle di tela).
  • Se possibile, orienta i tuoi acquisti verso prodotti sfusi e utilizza contenitori riutilizzabili di tua proprietà, che magari, a loro volta, hanno già avuto una vita come imballaggi in precedenza.

Ricorda infine che, nella strada verso una maggiore sostenibilità, sono anche i piccoli gesti di ognuno a fare la differenza!

Finanziato dal MIMIT D.M. 6/5/2022 art. 5