Roma, 12 novembre 2015 – Ieri, Confconsumatori Lazio è stata ammessa come parte civile nel procedimento penale a carico di Maurizio Venafro, ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, e, soprattutto, di Mario Monge, dirigente della cooperativa Sol.Co., accusati di turbativa d’asta nell’ambito della maxi inchiesta “Mafia Capitale”. Il Gup Giovanni Giorgianni del Tribunale Penale di Roma ha ammesso la costituzione di parte civile di Confconsumatori.

La procura contesta a Venafro e a Monge illeciti legati all’assegnazione, nel 2014, di un appalto regionale. Per l’accusa, i due avrebbero tentato di pilotare l’assegnazione del mega appalto da 60 milioni del servizio “Recup”, lo sportello per le prenotazioni di tutte le prestazioni sanitarie regionali, poi sospeso dalla Regione stessa con i primi arresti del dicembre 2014. Le condotte illecite sono qualificate come reati-fine della più ampia condotta associativa di stampo mafioso (ex art. 416 bis del codice penale) operante su Roma e nel Lazio, altrimenti nota come “Mafia Capitale” ascritta agli altri complici per i quali si procede separatamente. Anche in questo secondo filone Confconsumatori ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile.

«Seppure con le dovute cautele per un processo ancora in corso – afferma l’avvocato Barbara d’Agostino Presidente di Confconsumatori Lazio – la vicenda, nella quale, a quanto consta, sono coinvolti alti funzionari della Pubblica Amministrazione, rappresenta, in modo drammatico un sistema corrotto in ambienti insospettati, che al contrario dovrebbero assicurare la gestione corretta e pulita dei soldi pubblici. Particolarmente importante, inoltre, è la conferma da parte del Tribunale della legittimazione di Confconsumatori Federazione Regionale Lazio a rappresentare interessi diffusi in un processo penale».

«Si tratta di un fondamentale riconoscimento del ruolo di Confconsumatori – aggiungono gli avvocati Chiara de Bellis ed Eleonora Centonze, incaricate per la costituzione di parte civile – quale associazione che agisce a tutela dell’interesse generale e comune di un’intera categoria di utenti, che fruiscono quotidianamente dei servizi e dei beni pubblici erogati dall’apparato della Pubblica Amministrazione. Deve essere garantito il corretto esercizio della funzione amministrativa in ottemperanza ai principi inderogabili di legalità, di buon andamento, di trasparenza e di imparzialità, principi costituzionalmente sanciti che devono ispirare l’attività degli apparati burocratici statali oltreché quella degli enti pubblici territoriali ed istituzionali. Inoltre è una decisione che si pone in piena continuità con quanto già affermato dalla Suprema Corte di Cassazione in numerose pronunce (da ultimo con la sentenza numero 35104 del 22 giugno 2013)».