Questi i fatti che di frequente, troppo di frequente, accadono in diverse città italiane. Si viene normalmente invitati telefonicamente presso un buon albergo cittadino o della provincia, con la scusa che il proprio nominativo è stato sorteggiato per una vacanza gratuita . Arrivati il giorno fissato nel luogo indicato, dopo un caffè o un gelato, alla presenza di diverse persone tutte invitate per il medesimo motivo viene presentata l’offerta: un buono per una vacanza gratuita di una settimana, con la precisazione che, trascorrendo nell’arco di una vita altre vacanze nella stessa località o, comunque, utilizzando alloggi della società proponente, con una spesa complessiva attorno ai venti milioni (oggi circa 11.000.000 Euro) , si acquista, alla fine, il diritto di multiproprietà su un immobile in un centro turistico . Viene, peraltro, chiarito all’interessato che, per usufruire di questa possibilità, è necessario sottoscrivere il relativo modulo. Altre volte si dice invece agli invitati che l’acquisto può essere fatto in dieci anni, sempre con la possibilità di comprare con una spesa complessiva di circa venti milioni (più o meno sempre la stessa cifra) il diritto di godimento a tempo parziale di quote di unità abitative in Residence situati alle Canarie, in Spagna o anche in Kenya, cioè a dire il diritto esclusivo, ereditabile, vendibile o cedibile, affiliato a qualche circuito di scambi, di occupare, godere e utilizzare in via piena ed esclusiva nel "periodo rosso" (alta stagione) un appartamento con quattro posti letto.

Altre ancora si offre al consumatore la possibilità di utilizzare una catena di alberghi situati in tutto il mondo con una spesa di circa £. 75.000 (oggi Euro 38,73) al giorno a testa per la mezza pensione, a condizione che ci si iscriva ad un club affiliato con la proponente.

E capita di sovente che, quando l’interessato manifesta un certo interesse per l’offerta, gli venga fatto sottoscrivere un documento – in realtà un modulo contenente una vera e propria proposta contrattuale -, quasi sempre con la falsa dichiarazione che si tratta soltanto di un atto necessario per avere la sicurezza di un appuntamento a casa.

Comunque venga presentata l’offerta, accade spesso che vi siano sprovveduti i quali, il più delle volte senza neppure leggere il documento o, in ogni caso, senza rendersi ben conto del suo contenuto, lo firmino. Verranno poi informati presso la loro abitazione, di lì a pochi giorni, di avere acquistato un diritto di soggiorno in multiproprietà o in locazione "time-share", al prezzo di venti milioni, con la possibilità di pagare in rate mensili di 500-600 mila lire, mediante il finanziamento erogato da una qualche società finanziaria, di solito la FinemiroStile s.p.a.

Ciò detto, venendo ai rimedi posti dall’ordinamento a favore del consumatore raggirato, non va trascurato, in primo luogo, che l’art. 5 d.lgs. 9 novembre 1998 n. 427 "Attuazione della direttiva 94/47/CE concernente la tutela dell’acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi all’acquisizione di un diritto di godimento a tempo parziale di beni immobili" attribuisce all’acquirente il diritto di recedere entro il termine di dieci giorni dalla conclusione del contratto; termine elevato a tre mesi nell’ipotesi il cui il relativo documento informativo non contenga uno degli elementi indicati nell’art. 2, tra i quali la specificazione del "diritto oggetto del contratto…", "l’identità ed il domicilio del venditore…", "la descrizione dell’immobile e la sua ubicazione" se lo stesso è determinato, "il prezzo…, informazioni circa il diritto di recesso…" e così via. Da notare che, a norma del successivo art. 8, il recesso comporta anche la risoluzione di diritto del contratto di concessione di credito erogato dal venditore o da un terzo.

Nell’ipotesi in cui siano decorsi i termini stabiliti dal citato art. 5, non resta che valersi dei rimedi previsti dall’ordinamento: in primo luogo quello della nullità del contratto in parola ai sensi degli artt. 1346 e 1418, comma 2, c.c., evidente essendo l’assoluta indeterminatezza del suo oggetto. Nei documenti consegnati agli acquirenti non è, infatti, in alcun modo specificato cosa mai essi abbiano acquistato, non essendo sufficiente per la determinazione dell’oggetto del contratto un generico riferimento a complessi turistici denominati in diverso modo e al diritto di soggiornarvi (dove?, quando?). Ma, a ben vedere, i negozi in questione sono nulli anche per altri motivi, non contenendo essi mai o quasi mai gli elementi richiesti dal d.lgs cit., e più in particolare: a) quelli indicati nell’art. 2, comma 1, tra i quali "il diritto oggetto del contratto, con specificazione della natura e delle condizioni di esercizio di tale diritto nello Stato in cui è situato l’immobile…", "la descrizione dell’immobile e la sua ubicazione" e così via; b) "il periodo di tempo durante il quale può essere esercitato il diritto oggetto del contratto e la data a partire dalla quale l’acquirente può esercitare tale diritto", non essendo sufficiente limitarsi a parlare, come nella specie, di periodo stagionale rosso.

Incontestabile, peraltro, anche il dolo degli incaricati di queste società , inducendo gli stessi alla sottoscrizione dei contratti de quibus con false dichiarazioni. Bisogna, ovviamente, controllare caso per caso, ma non è forse una falsità convincere alla sottoscrizione, dicendo che la firma serve soltanto per avere un appuntamento a casa, o che si è di fronte ad acquisti decennali, non come in realtà è quadriennali, pagabili quindi in un lunghissimo periodo, oppure che si tratta soltanto di un atto necessario per l’iscrizione ad un Club, che non comporta obbligo alcuno?

False dichiarazioni, quelle fin qui descritte, che, oltre a dar luogo all’azione di annullamento di cui all’art. 1439 c.c., costituiscono indubbiamente quegli artifizi e quei raggiri che l’art. 640 c.p. punisce quali elementi costitutivi del delitto di truffa . Delitto di truffa, peraltro imputabile non ai legali rappresentanti delle società proponenti, di norma s.r.l. unipersonali aventi sede per lo più a Padova o nel padovano come la New Travel s.r.l., la Benview Italia s.r.l., la Villaggi & Vacanze s.r.l., la Turin 2001 s.r.l., la GreenBlu s.r.l, la Le Voyage s.r.l., la Pegaso s.r.l., Travel Group Italia s.r.l. e la Verano Vacaciones s.l. (società, questa, spagnola, ma con sede ex art. 2056 c.c. nel territorio dello Stato) ed altre, ma ai giovani contattati per tale incarico. Il tutto, inoltre, entro il termine di tre mesi previsto dall’art. 124 c.p. per la proposizione della querela. Resta comunque il fatto che tutte le volte che i legali della Confconsumatori hanno potuto dare corso alle vie penali, le società querelate, per non incorrere in condanne, hanno proposto la risoluzione consensuale del contratto con la restituzione degli acconti versati.

A parere di chi scrive, quando la persona sia stata contattata telefonicamente con la scusa vera o falsa di una vacanza gratuita, il dolo consiste anche nell’invito . Il medesimo, come ha già avuto modo di accertare l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nelle sue decisioni 12 aprile 2001 n. 9424 (in Giust. civ., I, 2285) e n. 7439 in data 27.7.99, dà luogo infatti ad una grave violazione delle norme poste dall’art. 4 d.lgs. n. 74/92 a garanzia della trasparenza della pubblicità. Invero, messaggi del genere inducono il destinatario a ritenere di aver ricevuto in regalo una vacanza senza alcun tipo di onere o condizione connessa alla fruizione della stessa, non avvertendolo della reale finalità dell’iniziativa, consistente nella promozione della vendita di quote di multiproprietà, time-share, o diritti di godimento in villaggi. Non contengono, inoltre, indicazioni che rendano riconoscibile la loro natura pubblicitaria, impedendo così al consumatore di valutare esattamente la portata e le finalità perseguite dall’operatore.

Quanto alla natura pubblicitaria dell’iniziativa in questione, basterà osservare, come già ha avuto modo di statuire l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (decisione n. 7439/99), che ai sensi dell’art. 2, lett. a, d.lgs n. 74/92 non assume rilievo la qualificazione del messaggio da parte di chi lo effettua, ma occorre avere riguardo alla finalità insita nello stesso. Da questo punto di vista, una fattispecie pubblicitaria è individuabile, secondo la richiamata previsione normativa, tutte le volte in cui la comunicazione, diffusa in qualsiasi forma e modo nell’esercizio di un’attività commerciale, persegua lo scopo di promuovere la vendita di beni o servizi. Ed è indubitabile che nel caso nostro la diretta e reale finalità dell’invito sia la promozione della vendita del diritto esclusivo di occupazione in sistema fluttuante in complessi turistico-immobiliare. Con l’effetto che non può certamente negarsi la natura pubblicitaria dello stesso . Evidente, quindi, la violazione dell’art. 4 d.lgs cit., non contenendo il messaggio in parola alcun elemento da cui sia desumibile la sua sopra rilevata natura pubblicitaria, quando, invece, a norma di tale disposizione "La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile…".

Questo il motivo per il quale la Conconsumatori, quando ne è venuta a conoscenza, ha sempre denunciato il fatto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con richiesta d’intervento ex art. 2 d.p.r. n. 627/96. Richieste d’intervento che hanno già comportato l’avvio di procedimenti a carico della Pegaso s.r.l. e della Travel Group Italia s.r.l. Inoltre, in data 24.7.02, l’Autorità ha comunicato di aver "verificato l’identità oggettiva di quanto denunciato con quanto accertato con il provvedimento n. 9426 emanato in data 12 aprile 2001 nei confronti della società Benview Italia s.r.l., con il quale veniva ritenuto ingannevole un messaggio diffuso dalla medesima società…", nonché "l’identità soggettiva dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore delle due società Benview Italia s.r.l. e Greenblu 2000 s.r.l…", eppertanto, "ritenuta sussistente l’ipotesi di una presunta inottemperanza al provvedimento deliberato dall’Autorità n. 9426 del 12 aprile 2001, ai sensi dell’art. 7, comma 9, del Decreto Legislativo 74/92, di aver trasmesso gli atti alla Procura della repubblica di Parma, ai fini dell’applicazione delle sanzioni penali previste dal citato d.lgs.

Quanto fin qui esposto comporta poi, sotto il profilo civilistico, che l’acquirente potrà agire, oltre che per la nullità e l’annullabilità del contratto, anche in via subordinata, per il caso di rigetto di tali domande, per la condanna della società venditrice al risarcimento di tutti i danni subiti a causa della denunciata pubblicità; danni sicuramente pari a quanto corrisposto in adempimento delle obbligazioni assunte per l’acquisto.

Per concludere non va dimenticato l’art. 6 d.lgs n. 427/98. il quale "fa divieto al venditore di esigere o ricevere dall’acquirente il versamento di somme in denaro a titolo d’anticipo, d’acconto o di caparra, fino alla scadenza dei termini concessi per l’esercizio del diritto di recesso…". Sulla base di tale disposizione neppure l’assegno, titolo di credito che consente di ottenere il suo pagamento immediato, dovrebbe, quindi, essere richiesto e dato. Accade, tuttavia, di frequente che le società venditrici si facciano consegnare, prima della scadenza del termine del recesso, titoli postdatati. Con la conseguenza che le stesse devono ritenersi soggette anche alle sanzioni (amministrative pecuniarie) previste dal successivo art. 12, alla irrogazione delle quali sono chiamati a provvedere a norma degli artt. 12 d.lgs cit. e 11 d.lgs. n. 50/1992, d’ufficio o su denuncia, gli organi di polizia amministrativa.

avv. Giovanni Franchi – Confconsumatori Nazionale