Parma, 25 settembre 2012Sognava le Canarie, ma si è trovato intrappolato tra un contratto fumoso e una pioggia di rate da pagare. Ancora una significativa vittoria dei legali Confconsumatori in materia di multiproprietà. Questa volta è stato il Tribunale di Parma a dichiarare la nullità del contratto di acquisto di una multiproprietà e del connesso contratto di finanziamento.

Il Tribunale ha accertato la nullità del contratto per assoluta indeterminatezza dell’oggetto. Il testo, infatti, faceva riferimento all’acquisto di un certificato di associazione nel complesso residenziale Castillo Beach Club attributivo del «diritto trasmissibile agli eredi, vendibile o cedibile per atto tra vivi, di occupare, godere, ed utilizzare in via piena ed esclusiva, un appartamento bilocale-4 posti letto di superficie pari a circa 45 mq. in “periodi settimanali di floating” alle isole Canarie». Secondo il giudice, infatti, il contratto fatto firmare all’«incauto» acquirente non sarebbe in realtà affatto chiaro quanto all’individuazione dell’immobile e in merito ai diritti del consumatore.

Il Tribunale ha, inoltre, ravvisato un incontestabile collegamento negoziale tra il contratto di acquisto e quello di concessione del credito stipulato con una società finanziaria, dichiarando, per l’effetto, anche la nullità di quest’ultimo e condannando la stessa alla restituzione di quanto ratealmente pagato dal consumatore, ossia fino alla notifica dell’atto di citazione l’importo di € 6.456,85.

La sentenza, secondo l’avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori che ha difeso in giudizio la coppia, «conferma così l’orientamento giurisprudenziale espresso da diverse altre sentenze dei Tribunali di Trieste, di Verona e di Parma, per le quali il contratto di finanziamento deve ritenersi strettamente connesso a quello d’acquisto, con la conseguenza che dalla nullità di quest’ultimo discende anche la sua».

Sempre per l’avv. Giovanni Franchi «è di particolare importanza il fatto che il Tribunale non si sia limitato a dichiarare la nullità del contratto di finanziamento, impedendo così che possano essere chiesti altri soldi ai consumatori, ma soprattutto abbia condannato la società che aveva concesso il finanziamento alla restituzione di quanto versatole dall’acquirente».

 

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