Milano, 21 giugno 2011 – La nullità del contratto di time sharing produce la nullità del connesso contratto di finanziamento. Un’altra vittoria di Confconsumatori che consolida l’orientamento della giurisprudenza in materia di multiproprietà time sharing, e non solo .

Il Tribunale di Busto Arsizio, Sezione di Saronno, con sentenza  del 17 maggio 2011, ha dichiarato la nullità per mancata individuazione dell’oggetto del contratto e, contestualmente ha dichiarato nullo anche il contratto di finanziamento che due associati di Confconsumatori avevano stipulato con una società finanziaria collegata alla società che vendeva loro il cd. “certificato di associazione in time share”.

" Questa – commenta Wanda Zurlo, legale di Confconsumatori che ha difeso gli associati in giudizio – è una delle tante e ormai diffuse truffe perpetrate ai danni di cittadini , forse in po’ ingenui, ma effettuate da veri e propri esperti dell’arte della persuasione con metodi suggestivi e fraudolenti, che fanno leva sul desiderio legittimo di concedersi una possibilità di viaggiare a bassi costi. Purtroppo, tale desiderio rimane frustrato e resta il peso di un impegno economico pesante ".

Molti Tribunali ormai si pronunciano a favore dei consumatori dichiarando la nullità dei suddetti contratti. Importante è soprattutto l’affermarsi della giurisprudenza che, sottolineando lo stretto collegamento tra i due contratti, dichiara la nullità di entrambi , esonerando il consumatore dall’obbligazione assunta con il contratto di finanziamento (per lo più rate mensili per almeno 5 anni o più). Nella sentenza in oggetto, il Giudice fa ricorso all’istituto del “mutuo di scopo”.

" Va detto – continua la Zurlo – che la legislazione sul punto , seppure in ritardo anche rispetto alla giurisprudenza (che al fine di colmare un vuoto normativo, doveva ricorrere alle categorie del mutuo di scopo o a quella del “contratto unico complesso”), si è finalmente adeguata a partire da una normativa comunitaria ,  producendo risultati favorevoli per i consumatori, in tutti i casi in cui (e quindi non solo nel caso del time share) si acquista un bene mediante finanziamento" .

Scarica la sentenza cliccando QUI .

Confconsumatori ricorda che per ogni problema riguardante viaggi e servizi turistici è attivato, nell’ambito del progetto " Guarda che ti riguarda !" un indirizzo e-mail tramite il quale l’associazione offre consulenza e assistenza ai turisti: turismo@guardachetiriguarda.it .


Per approfondire:  DALLA DIRETTIVA 2008/48/CE AL D.LGS 141 DEL 13/08/2010

avv. Wanda Zurlo

Ripercorriamo l’iter normativo che ha portato all’emanazione della direttiva 2008/48/CE, recentemente  recepita con D.Lgs n. 141 del 13.08.2010.

Con la direttiva 87/102/CEE il legislatore comunitario introduceva il principio della sussistenza dell’ “accordo di esclusiva” tra fornitore e finanziatore quale presupposto essenziale per consentire al consumatore il diritto di eccepire, anche nei confronti del finanziatore, le eventuali inadempienze del fornitore.

Tale principio, successivamente suggellato nell’art. 42 del Cod. del Consumo costituiva, da subito, oggetto di contrastanti interpretazioni  nella giurisprudenza di merito  in quanto consentiva di ritenere non collegati i due contratti, di fornitura e di finanziamento, semplicemente mediante l’apposizione di una clausola, nel contratto di finanziamento,  che stabiliva che “ in assenza di accordo di esclusiva con il convenzionato, non possono essere opposte alla finanziaria eccezioni relative al rapporto di compravendita intervenuto tra il convenzionato e il cliente… ”.

Interveniva successivamente  la nota sentenza del 23 aprile 2009 della Corte di Giustizia CE che, riferendosi a contratti stipulati nel lontano 2003, e quindi sotto il vigore della normativa 87/102/CEE , stabiliva che “ l’esistenza di un accordo di esclusiva tra il finanziatore-creditore ed il fornitore, non è un presupposto necessario del diritto  dei clienti-consumatori di procedere contro il creditore in caso di inadempimento delle obbligazioni che incombono al fornitore al fine di ottenere la risoluzione del contratto di credito e la conseguente restituzione delle somme ”.

In sostanza, nonostante il dettato comunitario e nonostante l’art. 42 Cod. Consumo, la giurisprudenza sia europea che italiana si andava  uniformemente orientando nel senso di consentire al giudicante la facoltà di indagare sulla reale sussistenza del rapporto di collegamento tra il contratto di fornitura e quello di finanziamento , a prescindere dall’esistenza della clausola e/o dall’accordo sul rapporto di esclusiva.

Con  l’emanazione  della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, il concetto di “esclusiva” veniva totalmente abbandonato e il legislatore interveniva finalmente a definire  il “contratto di credito collegato”, qualificandolo come “ un contratto di credito finalizzato esclusivamente a finanziare la fornitura di un bene o la prestazione di un servizio specifici ”.

Nel vigore di tale direttiva, recepita integralmente dall’ art. 121 del D.Lgs n. 141 del 13.08.2010 ,  perchè sussista la qualità di contratto collegato, è necessario che ricorra almeno una delle seguenti condizioni:

1) il finanziatore si avvale del fornitore del bene o del servizio per promuovere o concludere il contratto di credito;

2) il bene o il servizio specifici sono esplicitamente individuati nel contratto di credito”;

Nella quasi totalità dei casi, sono presenti entrambe le condizioni richieste dalla normativa indicata.

Si tratta di una importante possibilità di tutela per tutti quei casi in cui si acquista un bene che  presenta poi dei vizi: con la normativa attuale si possono contestare al fornitore sino a chiedere la nullità e/o la risoluzione del contratto  di acquisto o di fornitura poiché la nullità e/o risoluzione si estende anche  al contratto di finanziamento .

Avv. Wanda Zurlo, legale Confconsumatori Milano