Parma,21 maggio 2009 – Significativa vittoria in materia di multiproprietà a Torino, dove il Tribunale, con sentenza del 2 aprile 2009, ha dichiarato la nullità del contratto di acquisto di una multiproprietà .

Il Tribunale si è limitato ad accertarne l’invalidità, non potendo pronunziare condanna alla restituzione dell’importo versato a causa del fallimento della società venditrice nel corso del giudizio. Secondo la sentenza, il contratto deve ritenersi radicalmente nullo per assoluta indeterminatezza ed indeterminabilità del suo oggetto, nonché per la mancanza degli elementi indicati nel d.lgs. n. 427/98 (oggi artt. 69 e segg. Codice del consumo). Secondo il Tribunale non è, infatti, chiaro cosa mai in realtà sia stato acquistato e neppure quando e come il diritto di godimento sia esercitabile.

La sentenza conferma l’orientamento della giurisprudenza (da considerare le altre sentenze dei Tribunali di Trieste, di Parma e di Milano e molte altre), secondo cui il contratto deve specificare con precisione il suo oggetto, chiarendo il periodo nel quale il diritto può essere esercitato. In particolare, come nel caso di specie, se si è di fronte ad una multiproprietà c.d. associativa o societaria, nella quale proprietaria dell’immobile è una società, i soci della quale acquistano il diritto di godimento turnario, incorporato nel titolo partecipativo.

Secondo gli avv.ti Giovanni Franchi e Marcello Gori, legali Confconsumatori che hanno difeso in giudizio l’acquirente, “ la sentenza è di particolare importanza, perché è la prima ad avere specificato che le norme del d.lgs. n. 427/98 – recepite all’interno dello stesso Codice del consumo – si applicano anche alle multiproprietà societarie . È dai primi anni ’90 – sempre per i legali – che la Confconsumatori ha preso le difese di coloro che erano stati convinti ad acquistare multiproprietà in Paesi esotici, scoprendo di non avere in realtà comprato alcunché. Finalmente la giurisprudenza sembra ormai orientata nel senso da noi patrocinato, ossia nel dichiarare la nullità del contratto e, quando ciò sia ancora possibile, condannare chi ha ricevuto i soldi – società finanziarie incluse – a restituirli.”

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