Importante sentenza della Corte di Cassazione dello scorso mese di febbraio.

Come si ricorderà, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nel 2000 accertò e sanzionò un’intesa anticoncorrenziale tra le maggiori compagnie assicuratrici, che aveva comportato un aumento del 20% dei premi pagati dai consumatori. Dopo una fase iniziale, nella quale molti assicurati, rivolgendosi ai Giudici di Pace, hanno ottenuto il risarcimento per gli anni 1995-2000, tutto sembrava ormai definitivamente tramontato.

Il primo colpo é venuto da alcune modifiche legislative, che hanno tolto ai Giudici di Pace il potere di decidere secondo equità nelle controversie aventi ad oggetto i contratti per adesione, come sono, appunto, quelli assicurativi . Successivamente, alcune pronunce giurisprudenziali della stessa Cassazione hanno comportato l’attribuzione della competenza a decidere alle Corti d’Appello, in quanto si trattava di azioni legali conseguenti a provvedimenti dell’Antitrust . Alcune decisioni delle Corti, inoltre, hanno ritenuto non sufficientemente raggiunta la prova del danno. Se a ciò si aggiungono i tempi e i costi dei giudizi è facile capire come moltissimi hanno desistito e la questione sembrava definitivamente chiusa.

Adesso, a concedere nuove speranze, è intervenuta la recentissima sentenza della Suprema Corte, pronunciata in seguito al ricorso di una compagnia assicuratrice, che ha impugnato una pronuncia a lei sfavorevole della Corte di Appello di Napoli di accoglimento delle ragioni del consumatore.

L’azione risarcitoria proposta dall’assicurato nei confronti dell’assicuratore che sia stato sottoposto a sanzione dall’Autorità Garante per aver partecipato ad un’intesa anticoncorrenziale, tende alla tutela dell’interesse giuridicamente protetto (dalla normativa comunitaria, dalla Costituzione e dalla legislazione nazionale) a godere dei benefici della libera competizione commerciale, nonché alla riparazione del danno ingiusto, consistente nell’aver pagato un premio di polizza superiore a quello che l’assicurato stesso avrebbe pagato in condizioni di libero mercato.

L’esistenza del nesso causale tra l’intesa concorrenziale e il danno lamentato, potrà essere desunto, ha affermato la Cassazione, anche attraverso criteri di alta probabilità logica o per tramite di presunzione . E il ragionamento probabilistico, può consentire al Giudice di individuare l’intesa illecita come condotta preparatoria rispetto alla condotta finale, costituita dall’aumento di polizza e configurare così il danno nel maggior esborso a carico dell’assicurato. Alla cui liquidazione, secondo quanto stabilito in questa importante pronuncia, una volta accertata l’esistenza di un danno risarcibile, il Giudice potrà procedere in via equitativa, determinando l’importo risarcitorio in una percentuale del premio pagato, al netto delle imposte e degli oneri vari .

Altra questione affrontata è stata quella della prescrizione . La relativa azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui chi assume di aver subito il danno abbia avuto, usando l’ordinaria diligenza, ragionevole ed adeguata conoscenza del danno e della sua ingiustizia. Può ritenersi, quindi, che decorre dal momento in cui, ad esempio, i mezzi di comunicazione hanno dato notizia della definitività in sede giudiziaria del provvedimento dell’Antitrust e quindi anche dopo l’adozione dello stesso.

avv.Carmelo Calì – Presidente Confconsumatori Sicilia