Parma , 16 maggio 2013 – Un’adesione nettamente al di sopra delle aspettative: Confconsumatori Parma ha chiuso lo scorso 30 aprile le adesioni alla prima tranche di cause cumulative per ottenere il recupero dell’Iva versata sulla Tariffa di Igiene Ambientale negli ultimi 10 anni. Sono circa 2700 i cittadini, tra Parma e provincia , che hanno consegnato allo sportello provinciale le fotocopie delle bollette dei rifiuti degli ultimi 10 anni, per ottenere il rimborso dell’Iva illegittimamente richiesta. Confconsumatori risponde alle domande più frequenti da parte dei cittadini.

Avete potuto accogliere tutte le richieste dei cittadini?

“L’enorme numero di richieste ha messo a dura prova le nostre forze – spiega Lorena Frati , responsabile dello sportello provinciale di Confconsumatori – e abbiamo fatto del nostro meglio per dare a tutti ogni chiarimento. Trattandosi di cause cumulative, abbiamo voluto raccogliere domande fra loro omogenee per ragioni legate alla strategia processuale, così sacrificando temporaneamente talune posizioni particolari. Ciò ha dato adito a qualche polemica, purtroppo, che confidiamo di potere assorbire presto, una volta raggiunti altri positivi risultati”.

C’è preoccupazione per le dichiarazioni di Iren, che ha confermato a mezzo stampa la propria contrarietà ai rimborsi?

« Siamo consapevoli che Iren non è direttamente responsabile dell’indebita applicazione dell’Iva – afferma Mara Colla , Presidente nazionale di Confconsumatori – tuttavia, è Iren che fattura e che riscuote (come Enia e Amps negli anni precedenti). É per questo che, in prima istanza, citiamo in giudizio Iren. Si tratta di una battaglia doverosa e irrinunciabile, che Confconsumatori conduce in rappresentanza e in difesa dei cittadini da circa tre anni».

Perché ritenete che sia legittima la richiesta di rimborso dell’Iva versata negli ultimi 10 anni?

«Il problema – spiega Mara Colla – è nato quando gran parte dei Comuni italiani ha sostituito la TARSU (Tassa smaltimento Rifiuti Solidi Urbani) con la TIA (Tariffa Igiene Ambientale). La Corte costituzionale stabilì, con sentenza del 2009, che la TIA è una “tassa” e non una “tariffa” e, dunque, non deve essere gravata di Iva . In forza di tale autorevole pronunciamento, molti cittadini, a Parma e in altre città italiane, hanno chiesto di non assoggettare a Iva gli importi dovuti per il futuro e la restituzione di quanto già pagato. Il Governo dell’epoca, invece di adempiere la pronuncia della Corte emanando gli opportuni provvedimenti, ha modificato il nome: da TIA1 (Tariffa Igiene Ambientale) a TIA2 (Tariffa Integrata Ambientale), qualificandola come “prestazione di servizio” su cui è applicabile l’Iva. In realtà, è talmente vero che si tratta di modifica puramente nominale che il Governo non ha neppure emanato il relativo regolamento di attuazione. E così la TIA2 viene applicata con il regolamento della TIA1, con riferimento al quale la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima l’applicazione dell’Iva. A rafforzare le giuste ragioni dei cittadini e la fondatezza della nostra battaglia, è intervenuta anche la sentenza della Corte di Cassazione del marzo 2012 che conferma l’illegittimità dell’Iva sulla TIA ».

Quindi la battaglia non si esaurisce nelle aule giudiziarie?

«Quella sulla TIA – chiarisce Mara Colla – è una battaglia di civiltà , posta in essere da Confconsumatori per una questione di principio e per combattere una stupida vessazione. Comprende l’informazione dei cittadini, il ricorso ai Giudici di pace e l’attività politica di sensibilizzazione dei Ministri competenti. Finora né il Governo Berlusconi, né il Governo Monti, pur richiesti di adottare i provvedimenti necessari a risolvere un problema che riguarda più di 6 milioni di famiglie in Italia, hanno fatto orecchie da mercante. Torneremo alla carica con l’attuale Governo, perché è inammissibile che un problema che riguarda milioni di famiglie debba essere risolto con milioni di cause ».