Parma, 29 ottobre 2019 – Con una decisione che Confconsumatori considera inaccettabile, il Tribunale di Milano ha escluso oltre 600 parti civili dal processo Saipem in cui l’associazione, a giugno di quest’anno, si era schierata in difesa dei risparmiatori traditi.

Il caso Saipem risale al 2013 e da subito Confconsumatori aveva preso l’impegno di aiutare i piccoli risparmiatori ad analizzare la propria posizione specifica e a valutare, grazie a consulenti esperti, le possibilità di risarcimento. A giugno 2019 aveva preso il via il processo penale contro la società per aggiotaggio e l’associazione si era costituita parte civile, portando avanti l’impegno preso con i risparmiatori.

Di seguito il commento di Luca Baj, l’esperto di Confconsumatori che ha curato la partecipazione alla causa collettiva:

«Le articolate ragioni poste a fondamento dell’ordinanza non trovano alcun precedente giurisprudenziale ma, al contrario, si pone in netto contrasto con altre pronunce, rimanendo, ci si augura, come una isolata pronuncia»

Il legale passa poi in analisi le motivazioni espresse dal Tribunale di Milano: «Innanzitutto il Tribunale ha ritenuto che per il reato di aggiotaggio, l’unico soggetto titolato a costituirsi parte civile sia la Consob, Autorità preposta al controllo del mercato. Sono invece decine di migliaia i risparmiatori che in altri casi in cui gli imputati erano chiamati a rispondere per lo stesso titolo di reato, non solo sono state ammesse a costituirsi parte civile, ma hanno altresì ottenuto il riconoscimento del diritto a vedere risarcito il danno subito».

Per quanto riguarda le altre ipotesi di reato per le quali era stata formulata dai danneggiati la richiesta di costituzione di parte civile «il Tribunale – prosegue l’avvocato – nonostante nessuna contestazione fosse stata sollevato dalle difese degli imputati, ha ritenuto in modo grave che la documentazione bancaria non fosse idonea a dimostrare il possesso dei titoli, indicando invece che fosse necessario ricorrere a specifica certificazione di Monte Titoli S.p.A., società che provvede alla registrazione delle transazioni sul mercato borsistico. Anche questa è indubbiamente una “novità” che non ha precedenti, dal momento che la produzione di un documento bancario non soggetto ad alcuna contestazione, non avrebbe lasciato margine al Tribunale di svolgere alcun vaglio ulteriore e non vi è alcuna norma che imponga la produzione di quella certificazione, in luogo di altra oggettivamente idonea ad assolvere alla prova.

Infine, anche le associazioni dei consumatori sono state escluse per motivi esattamente opposti rispetto ai provvedimenti assunti, in altri processi, da parte di altri Giudici. Confconsumatori non può che esprimere qui, come si riserva di fare in altre sedi, il più vivo rammarico per una decisione che lascia storditi e che conferma il vero motivo dell’alto tasso di litigiosità nel nostro Paese: se ogni e qualsiasi principio ormai consolidato nella giurisprudenza può sempre essere messo in dubbio, allora vuol dire che anche chi ha manifestamente torto in una lite avrà una chance di poter vincere. Il che non può essere il frutto di una cultura giuridica così importante e forte come la nostra.
Se questi sono i presupposti, il principio della Giustizia è frustrato, e forte è la preoccupazione per il cittadino debole che non può avere punti di riferimento
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