Perchè mai i parenti devono continuare a pagare le rette di ricovero degli anziani? Sebbene non vi fosse alcun bisogno di un intervento legislativo per affermare l’illegittimità di una prassi, purtroppo ancora assai diffusa, è dall’entrata in vigore del decreto legislativo 3 maggio 2000 n. 130, contenente "Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 109 in materia di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate", che gli enti pubblici non possono più richiedere il rimborso delle rette di ricovero ai parenti dei soggetti anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti .

Non ve n’era bisogno, si diceva: bastava riflettere sui caratteri propri della disciplina alimentare, per escludere che i Comuni potessero pretendere dai familiari degli anziani malati cronici, frequentanti centri diurni o ricoverati presso istituti, case di riposo e così via, il versamento degli oneri economici relativi. E’ vero, infatti, che il soggetto privo di mezzi, per quanto disposto dagli artt. 433 e segg. del codice civile, può rivolgersi ai parenti per ottenere gli alimenti, ossia quanto gli è necessario per soddisfare i bisogni più elementari di vita. Trattasi tuttavia di un rapporto privato, nel quale non può entrare un ente pubblico, surrogandosi all’anziano nei diritti alimentari verso il figlio o il nipote.

Se il legislatore è intervenuto, ciò dipende dall’illegittimo comportamento degli enti locali che hanno continuato a chiedere versamenti ai parenti, pur in presenza di diverse sentenze di giudici contrarie a tale prassi .

Esaminiamo, allora, il menzionato decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 109 . Il sesto comma dell’art. 2 precisa, con chiarezza, che le disposizioni del medesimo non "modificano la disciplina relativa ai soggetti tenuti alle prestazioni degli alimenti, ai sensi dell’art. 433 del codice civile, e non possono essere interpretate nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art. 438, primo comma, del codice civile nei confronti dei componenti il nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata". Con tale disposizione è stato insomma chiarito, per quanto come detto ciò non fosse necessario, che gli alimenti sono problema interno alle famiglie e che, di conseguenza, i Comuni non possono richiamare la relativa normativa per pretendere che i familiari si facciano carico delle spese del mantenimento di anziani non più autosufficienti. Del che hanno ormai da qualche tempo preso atto alcune amministrazioni comunali, fra le quali quella di Milano e di Torino, la prima in data 9.4.02, la seconda l’1.8.02, stabilendo che i c.d. "Obbligati per legge", cioè i parenti fino al quarto grado, non saranno più chiamati a contribuire al pagamento delle rette dei loro congiunti che vivono nelle Residenze Assistenziali Convenzionate. E’ stato così, in altre parole, chiarito che, se l’assistito non ha redditi, oppure se ha soltanto il reddito di pensione, il Comune gli richiederà solamente tale importo e provvederà a corrispondere la quota integrativa.

Ciò detto, non si spiega come mai diversi Comuni, tra i quali ad esempio quello di Parma, non si siano ancora uniformati alla precisazione legislativa e, sebbene siano ormai passati più di due anni, continuino a chiedere ai parenti il pagamento delle rette per gli anziani ultrasessantacinquenni non più autosufficienti. Comportamento, questo, a nostro parere, ingiustificabile, se si tiene presente che non siamo i primi ad esserci rivolti in tal senso alle amministrazioni rimaste inerti.

Merita, comunque, segnalare, per i Comuni che non vogliono comportarsi come Milano e Torino, che già da oggi può essere rifiutato il pagamento da parte dei parenti . Il decreto legislativo in materia è infatti chiarissimo nell’escludere la ricorrenza di obblighi a loro carico. Dal che discende, in applicazione del principio della gerarchia delle fonti – principio in forza del quale la legge prevale su qualsiasi atto amministrativo -, che qualsiasi giudice chiamato a pronunciarsi non potrebbe mai imporre al familiare di far fronte, quale parente, alla retta di ricovero dell’anziano.

Per questo motivo la Confconsumatori si dichiara fin da ora disponibile a tutelare, anche giudizialmente, le necessità dei familiari delle persone anziane non autosufficienti chiamate a versare contributi per la loro degenza, pur sperando che tutte le amministrazioni, come già hanno fatto altri in Italia, seguano il legislatore e si rendano finalmente conto del fatto che nulla, assolutamente nulla, può essere domandato ai parenti per la degenza di ultrasessantacinquenni ormai cronici.