l Comuni non possono più pretendere che i familiari degli anziani si impegnino a pagare le rette per i loro ricovero nelle RSA.

È ormai tempo che Confconsumatori continua a ripetere che, sulla base delle leggi in materia, i Comuni non possono chiedere ai parenti dei soggetti con handicap grave e degli ultrasessantacinquenni, non autosufficienti. il pagamento di contributi per il ricovero dei medesimi .

E che cosa hanno fatto questi enti pubblici per sottrarsi all’imperio della legge? Impongono al figlio o al nipote la sottoscrizione di un documento, contenente il suo obbligo di versare in  proprio la retta del genitore o del nonno, dicendogli che, diversamente, non vi sarebbe alcuna possibilità per il ricovero dell’anziano autosufficiente. Trattasi di un ricatto vile e odioso, un ricatto dal quale è possibile sfuggire.

Che fare allora? È la Cassazione1 a portarci consiglio. La Suprema Corte ha, infatti, stabilito che, in casi come il nostro, siamo di fronte ad una promessa unilaterale, la quale perde efficacia in seguito al recesso dell’obbligato . E proprio questo devono fare i figli: non appena il loro genitore viene ricoverato, essi devono recedere, inviando una formale disdetta. Tale disdetta può, peraltro, essere spedita anche se l’anziano è ricoverato da molto tempo: servirà a non pagare più per il futuro, senza che si debba temere che il genitore venga rimandato a casa, costituendo la relativa attività (il soccorso e la cura degli anziani) un compito a cui gli enti pubblici territoriali sono tenuti per legge.

In seguito, il Comune non potrà certo imporre al parente di farsi carico della retta sulla base delle norme civilistiche in materia. Le disposizioni in materia sono infatti di cristallina chiarezza nell’escludere tale possibilità. Invero, l’art. 23 della legge n. 328/2000, ("Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali"), stabilisce che la verifica delle condizioni economiche del richiedente, ai fini dell’accesso ai servizi di assistenza disciplinati dalla medesima, vada effettuata secondo le disposizioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 109, come modificato dal successivo decreto legislativo 3 maggio 2000 n. 130 . E, secondo l’art. 3, comma 2 ter, di tale provvedimento, per tutte le prestazioni sociali da erogarsi a favore degli anziani ultrasessantacinquenni e delle persone con handicap gravi si deve fare riferimento solo ed esclusivamente alla loro situazione economica .

Allo scopo di evitare ogni equivoco, il Legislatore, nell’art. 2, comma 6, di tale ultimo decreto legislativo, ha poi precisato che le disposizioni di esso, non modificano la disciplina relativa ai soggetti tenuti agli alimenti, e non possono essere interpretate nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori dei diritti alimentari spettanti al richiedente le prestazioni sociali in parola, nei confronti dei componenti del nucleo familiare.

Nessuna rilevanza può, d’altra parte, essere attribuita al fatto, a cui sembrano dare invece notevole importanza alcuni amministratori, cioè che il Governo non abbia ancora emanato il decreto previsto dai due menzionati provvedimenti. Trattasi, infatti, di un atto amministrativo che non può apportare alcuna modifica alle norme contenute nei provvedimenti suddetti, che hanno, dunque, valore di legge.

Va inoltre osservato che il decreto amministrativo di cui sopra ha lo scopo di " favorire la permanenza dell’assistito presso il nucleo familiare di appartenenza ", e non potrà, di conseguenza, porre limitazioni o interferire su una disposizione di legge relativa all’obbligo di prendere in considerazione la "situazione economica del solo assistito". Senza dire che la sua emanazione non è oggi più necessaria, dal momento che la legge quadro di riforma dell’assistenza n. 328/2000, varata dopo l’approvazione dei citati decreti legislativi, fornisce tutte le indicazioni occorrenti per la realizzazione del previsto sistema integrato di interventi e servizi sociali , nonché per la valorizzazione e il sostegno delle responsabilità familiari, comprese quelle dirette "a favorire la permanenza dell’assistito presso il nucleo familiare di appartenenza".

Insomma, la legge è chiarissima nell’escludere che i c.d. "obbligati per legge", cioè i parenti fino al quarto grado, siano tenuti al pagamento delle rette a carico dei loro congiunti con handicap gravi o ultrasessantacinquenni non autosufficienti, che vivono nelle Residenze Sanitarie Assistenziali . In questo senso, del resto, si sono già espressi, oltre ai Comuni di Milano e di Torino con apposite deliberazioni, anche il TAR della Regione Sicilia2, quello della Toscana3  e quello della Lombardia4  a cui si è adeguato quello delle Marche5  in una sentenza relativa a persona con handicap grave, ma applicabile, trattandosi della medesima legge, anche gli anziani . Si legge, infatti, in sentenza: “ Rilevata la conseguente illegittimità dell’art. 11 del Regolamento adottato  con delibera n. 21 del 27 giugno 2006, nella parte in cui, per la determinazione delle varie fasce di reddito ivi previste, non è stato prescritto  che, ai fini della determinazione delle modalità di contribuzione al costo delle prestazioni, bisogna tenere conto della situazione economica del solo assistito, e non della situazione reddituale  del nucleo familiare dell’utente" . In altre parole, anche la giurisprudenza – quella che fino ad oggi si è pronunciata sulla nuova normativa – è univoca nell’affermare che solo l’anziano, come le persone con handicap gravi, è tenuto al versamento delle somme dovute a titolo di retta.   Analogo è il parere dei difensori civici chiamati ad esprimere la loro opinione in materia. Quelli della regione Campania, del Piemonte, delle Marche, dei Comuni di Scandicci, Ferrara ed altri. Meritevole di menzione è la decisione del difensore civico della Regione Campania in data 3 dicembre 2002 citato da Francesco Santanera6: “ Visto il ricorso  n. 658/02 del Comitato per la difesa  dei diritti degli assistiti di Torino, constatato che in tale ricorso il Comitato per la difesa dei diritti degli assistiti  di Torino ha evidenziato che nei Comuni cella Campania gli enti erogatori di assistenza richiedono il pagamento delle spese di assistenza, fra cui le rette di ricovero, ai parenti degli anziani ultrassessantascinquenni; constatato che il soggetto privo di mezzi può certamente rivolgersi ai parenti  per la prestazione degli alimenti  ai sensi degli articoli 433 del codice civile e seguenti ma si tratta di un rapporto privato in cui non è possibile sostituzione; constatato che dal carattere della prestazione alimentare ne deriva automaticamente la non legittimazione dell’ente locale nel richiedere il pagamento; constato che, poiché  negli anni passati sono emerse cattive interpretazioni, è intervenuto il decreto legislativo 3 maggio 2000 n. 130, evidenziando che le norme in materia di prestazioni sociali agevolate “non possono essere interpretate nel senso  dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art. 438 del codice civile, primo comma, nei confronti dei componenti il nucleo familiare dei richiedenti le prestazioni agevolare”; constatato che, allo stato, non v’è dubbio che gli enti non hanno facoltà di richiedere ai parenti il pagamento delle prestazioni assistenziali ed in particolare delle rette di ricovero; constatato che gli enti erogatori, nonostante la palese interpretazione  autentica del legislatore, persistono in una cattiva prassi e che argomentano pretestuosamente  che, poiché le disposizioni  del decreto 130/2000 si applicano nei limiti stabiliti da un venturo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, l’esclusione della possibilità di richiedere ai parenti dei ricoverati  il pagamento delle rette avverrebbe solo con tale emanando decreto; ritenuta infondata tale ricostruzione sia perché, già prima dell’interpretazione chiarificatrice, doveva essere esclusa la possibilità di richiedere i pagamenti ai parenti stante la vincolatività  e la specialità della disciplina  sugli alimenti sia perché  la norma del decreto legislativo 130/2000 ha solo voluto escludere  senza dubbio la facoltà di cui si erano arrogati gli enti  senza alcun bisogno quindi di ulteriore intervento normativo; invita l’ANCI della Campania a rappresentare ai Comuni della Campania l’illegittimità a richiedere  ai parenti degli anziani ultrasessantacinquenni il pagamento delle prestazioni assistenziali e delle rette di ricovero ”.   In materia si è pronunciato anche il difensore civico del Comune di Trento, scrivendo che “…il diritto (quello previsto dagli artt. 433 e segg. c.c.) non dovrebbe essere esercitatile in via surrogatoria da parte del Comune, trattandosi di diritto strettamente personale ”.

Ad ulteriore conferma di quanto fin qui affermato ricorderemo che il Garante per la protezione dei dati personali nella Newsletter n. 276 del 12 maggio 2006 ha puntualizzato che “ ai fini del riconoscimento di prestazioni sociali agevolate a persone con handicap permanente grave ed a ultrasessantacinquenni, l’INPS può raccogliere soltanto le informazioni riguardanti la situazione economica dell’interessato e non quella  del nucleo familiare di appartenenza ”. Lo stesso Garante (lettera del 14 febbraio 2008 prot. 2696/54767) ha segnalato al C.S.A. (Coordinamento Sanità) di aver invitato il Comune di Bologna ad informare lo stesso Garante “in ordine  alle iniziative assunte o che si intendono assumere per conformarsi alle indicazioni contenute” nella citata Newsletter. Il Garante (lettera inviata alla suddetta organizzazione il 16 gennaio 2008 prot. 1087/50319) ha avanzata analoga richiesta al Comune di Bologna.   Infine, il medesimo ha chiesto ai Comuni di Parma (lettera del 22.8.06 prot. 18571/48732)  e di Cologno Monzese (lettera del 18 dicembre 2007 prot. 21198/55024) che “ le informazioniche possono essere acquisite, devono riguardare la situazione economica del solo assistito e non anche quelle del nucleo familiare di appartenenza ”.

Queste considerazioni ci portano a ritenere che, come detto, il familiare debba immediatamente recedere dal proprio impegno di contribuire al pagamento della retta di ricovero. Non è escluso che dopo il Comune chieda il pagamento con un decreto ingiuntivo. Ma sappiano gli amministratori locali che il Tribunale di Ferrara non ha concesso la provvisoria esecuzione del provvedimento monitorio – in altre parole non lo ha reso esecutivo – proprio perché il figlio era receduto da quella promessa.

avv.Giovanni Franchi-legale Confconsumatori

1 Cassazione n.26863/08 2 T.A.R. Sicilia, Sezione di Catania, 11 gennaio 2007 3 T.A.R. Toscana, Sezione Firenze, 16 gennaio 2008; Id. Sezione II, 17 novembre 2008 4 T.A.R. Lombardia, 7 febbraio 2008 n.291; Id., Sezione di Brescia, 22 settembre 2008; Id.10 settembre 2008 5 T.A.R. Marche 19 settembre 2007 6 Santanera, Continua l’imposizione illegittima di contributi economici ai congiunti dei soggetti con handicap grave e degli ultrasessantacinquenni non autosufficienti , in Prospettive Assistenziali , Gennaio-Marzo 2003, pag.5 e ss. Conforme: Dogliotti, Ancora sul pagamento delle rette di ricovero a carico dei parenti: errare humanum est, perseverare diabolicum , ivi Aprile-Giugno 2002, pag.11 e ss.