La necessità dello Stato di reperire denaro, desumibile dall’invio indiscriminato, da qualche tempo a questa parte, in tutto il territorio nazionale, di cartelle di pagamento, avvisi bonari (si fa per dire), minacce di ganasce fiscali e iscrizioni di ipoteche su beni immobili, non può essere colmata grattando in fondo al barile e al di fuori di regole ben precise.

La Corte di Cassazione , con una recente sentenza e cambiando un diverso orientamento, ha stabilito che é nullo l’avviso di  mora se prima non c’è notifica della cartella . Nella fattispecie, l’atto impositivo non notificato al contribuente era una cartella di pagamento, mentre al contribuente era pervenuto in notifica solo l’avviso di mora. Tale atto, però, non sana gli eventuali vizi precedenti, poiché, in base a quanto detto dagli stessi giudici di legittimità, la questione non é la maggiore o minore motivazione dell’avviso di mora, ma la correttezza delle forme. Non solo, tale pronuncia ha, inoltre, statuito che, poiché l’avviso di mora é atto del concessionario della riscossione, quest’ultimo è legittimato nella controversia relativa, anche quando il contribuente deduca che esso è illegittimo perché non preceduto da regolare notifica dell’atto impositivo .

All’arrivo di un atto fiscale come quelli sopra elencati, il cittadino molto spesso paga per non avere rogne, ma potrebbe trattarsi di somme richieste ingiustamente, e ciò perché chi vuole capirci qualcosa, o, comunque, avere contezza del denaro che gli viene chiesto, non viene messo in condizione di valutare la richiesta. Il cittadino molte volte è costretto ad andare da un ufficio all’altro (ente impositore – riscossore e viceversa) e a subire enormi perdite di tempo per code interminabili pur avendo il diritto, previsto dallo statuto del contribuente, di avere tutte le informazioni che gli competono e la copia degli atti che l’ente impositore sostiene di avergli notificato (a volte anche da più di dieci anni). Invece, il diritto/dovere di ciascuno di noi é quello di risalire prima alla fondatezza della richiesta (che può essere un tributo, una contravvenzione,  dei contributi previdenziali, ecc.), e dopo quello di verificare il rispetto dei termini da parte delle Amministrazioni, che, nella formazione dei c.d. ruoli, hanno dei limiti stringenti. Ciò può essere fatto mediante richiesta per iscritto ai sensi del Decreto Legislativo n. 32/2001 (Statuto del Contribuente) e L. n. 241/90 (diritto di accesso) anche nei confronti dell’Esattore (anche il silenzio dell’Amministrazione alla richiesta scritta può essere più eloquente dell’eventuale risposta). Cosicché, é ben possibile che un tributo, una multa, ecc. non siano più dovuti perchè non sono stati rispettati i tempi di legge e non possono essere più richiesti neanche con l’avviso di mora.

L’Amministrazione, e i concessionari di cui la stessa si avvale, quindi, non sono liberi di agire a proprio  piacimento, ma devono rispettare le cadenze imposte dalla legge, in base alla quale la cartella esattoriale costituisce un adempimento indefettibile la cui mancanza comporta la nullità dell’avviso di mora indipendentemente dalla completezza o meno delle indicazioni in esso contenute . Grazie a questa sentenza la tutela dei cittadini, e molto spesso anche il rispetto della loro dignità come persone, faranno un significativo passo in avanti.

avv.Carmelo Calì – Presidente Confconsumatori Sicilia