Roma, 3 novembre – Una nuova indagine, realizzata dal team investigativo di Essere Animali e diffusa  dalla coalizione italiana End the Cage Age, documenta le condizioni di due allevamenti di quaglie  situati in Lombardia e Veneto, le regioni italiane con il maggior numero di allevamenti di questa specie,  fornendo un quadro sconvolgente. Pur essendo poco conosciuto, l’allevamento di quaglie per la  produzione di uova e carne coinvolge in Italia un numero di animali tutt’altro che irrisorio. Nel 2021,  nel nostro Paese, sono state macellate oltre 8,5 milioni di quaglie (dati BDN, Banca Dati Nazionale  del Ministero della Salute). 

Dalle immagini raccolte emerge che gli animali sono allevati all’interno di capannoni, rinchiusi in gabbie  spoglie e prive di qualunque arricchimento ambientale, delle dimensioni di circa 1 metro di lunghezza  per 0,5 metri di larghezza, disposte in serie una a fianco all’altra e su più piani. All’interno di ciascuna  gabbia sono ammassate circa 50 quaglie che, una volta raggiunta la maturità sessuale, risultano avere  a disposizione ognuna una superficie di soli 100 cmq, ovvero uno spazio di 10 cm x 10 cm. 

In tali condizioni, gli animali non possono in alcun modo muoversi liberamente e soddisfare le proprie  esigenze comportamentali come correre, volare, esplorare e razzolare. Inoltre, densità elevate  impediscono agli animali più deboli di trovare riparo da animali più aggressivi, provocando un aumento  degli episodi di aggressività, la cui causa è da ricercare anche nella totale assenza di arricchimenti  ambientali, come ad esempio un substrato dove razzolare e becchettare o in cui fare i bagni di sabbia.  Le quaglie manifestano il loro disagio beccandosi o strappandosi a vicenda le penne. 

Le immagini dell’investigazione mostrano un elevato numero di quaglie prive di parte del piumaggio e  alcuni animali agonizzanti o morti all’interno delle gabbie. Inoltre, ogni volta che sono spaventate, ad  esempio all’entrata del personale in allevamento, le quaglie tentano di fuggire e istintivamente  spiccano il volo, colpendo con la testa il piano superiore delle gabbie, la cui altezza è di soli 20 cm, e  rischiando di ferirsi gravemente. 

Un’ulteriore problematica è causata dalla pavimentazione in rete metallica delle gabbie, che può  causare agli animali malformazioni e ferite alle zampe, aumentando così il rischio di infezioni e  malattie, ma anche essere una trappola mortale per i pulcini, che possono rimanere incastrati con le  zampe nelle maglie della rete.

“Non si tratta di piccole aziende familiari, gli allevamenti di quaglie sono sistemi intensivi dove gli  animali vengono rinchiusi in condizioni drammatiche. È vergognoso che in Europa simili metodi di  allevamento siano ancora consentiti”, commenta la coalizione. 

Attualmente non esiste una legislazione specie-specifica che tuteli le quaglie allevate per la  produzione di uova o carne nell’Unione europea. Le quaglie allevate per la produzione di uova  trascorrono tutti gli 8 mesi della loro vita in gabbia, mentre quelle allevate per la carne sono macellate  a 5-6 settimane di vita. 

Lo stress e la frustrazione che derivano da queste condizioni di stabulazione, oltre a provocare  sofferenza agli animali, indeboliscono il loro sistema immunitario e aumentano la possibilità che  contraggano malattie, la cui trasmissione è facilitata dall’estrema vicinanza tra individui. Le  conseguenze non riguardano solo il benessere degli animali, poiché il frequente utilizzo di antibiotici  somministrati negli allevamenti intensivi aumenta il rischio che patogeni, pericolosi anche per la salute  umana, sviluppino resistenze ad antibiotici normalmente utilizzati in medicina umana. 

Lo scorso 30 giugno 2021, la Commissione europea si è impegnata a vietare definitivamente l’uso  delle gabbie negli allevamenti entro il 2027. Entro il 2023 verrà presentata una proposta legislativa per  avviare la transizione e la graduale dismissione. Un risultato straordinario ottenuto grazie ai 1,4 milioni  di persone che hanno firmato l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age, la prima  riguardante le condizioni degli animali negli allevamenti intensivi a raggiungere questo obiettivo. 

“Nell’Unione europea, milioni di animali allevati a scopo alimentare sono ancora rinchiusi in gabbia. È  giunto il momento di vietare questo crudele metodo di allevamento. Il ruolo dell’Italia e del nuovo  Governo italiano può essere fondamentale in questo importante passo di civiltà. Chiediamo a  Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e a Orazio Schillaci, Ministro della Salute di prendere  una posizione netta contro l’utilizzo delle gabbie, sostenendo l’impegno preso dalla Commissione  europea e promuovendo anche a livello nazionale l’adozione di una normativa che ne vieti l’utilizzo”, 

conclude la coalizione. 

APPROFONDIMENTI 

  • Il video dell’investigazione negli allevamenti italiani di quaglie. 

Foto credit: End the Cage Age  / Essere Animali 


L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “End the Cage Age” è stata lanciata nel 2018 per chiedere la fine dell’uso di ogni tipo di gabbia per allevare animali a scopo alimentare, sostenuta da oltre 170 associazioni in 28 paesi: la più grande coalizione europea di ONG mai riunitasi. L’Iniziativa si è conclusa come da normativa europea un anno dopo, con il risultato eccezionale di 1,4 milioni di firme certificate. 

In Italia la campagna è sostenuta da 22 organizzazioni: Amici della Terra, Animal Aid, Animal  Equality Italia, ALI – Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA,  Essere Animali, HSI/Europe, Il Fatto Alimentare, Jane Goodall Institute Italia, LAC – Lega per  l’Abolizione della Caccia, LAV, Legambiente, LEIDAA, LNDC Animal Protection, LUMEN, OIPA,  Partito animalista, Terra Nuova, Terra! Onlus.