Grosseto, 18 marzo 2014 – Nei giorni scorsi Confconsumatori Grosseto ha ottenuto due importanti pronunce contro Telecom in materia di telefonia, fissa e mobile, a conferma delle vessazioni che spesso gli utenti subiscono da parte delle compagnie telefoniche, nonostante segnalazioni e reclami. In un caso si è reso necessario un provvedimento del giudice per obbligare Telecom a provvedere al ripristino di una linea telefonica fissa malfunzionante dal febbraio 2013, nonostante le opportune segnalazioni. Nel secondo caso, invece, la compagnia aveva riconosciuto delle note di credito nei confronti di un utente titolare di una linea mobile, ma non aveva restituito né "scalato" la cifra dalle bollette successive.

TELEFONIA FISSA – Un anno intero con il telefono fisso malfunzionante per lo "scarica barile" della compagnia. Un utente di Grosseto ha dovuto addirittura attendere un provvedimento del giudice per ottenere da Telecom il ripristino di una linea telefonica malfunzionante dal febbraio 2013 e non riparata ancora nell'agosto scorso nonostante le tempestive segnalazioni. Confconsumatori ha ottenuto nei giorni scorsi un'ordinanza con la quale il giudice Vincenzo Pedone ha ordinato all'azienda telefonica di dare immediata esecuzione ai lavori di ripristino e ha condannato la stessa a pagare le spese di giudizio. «Nonostante sopralluoghi e promesse – spiega l'avvocato Rocco Roberto Iofrida di Confconsumatori  – ad agosto 2013 la linea non era stata ancora ripristinata e l'utente era stato costretto ad adire l'autorità giudiziaria per ottenere un provvedimento "d' urgenza". Telecom sosteneva che il mancato ripristino era dipeso dall'ostruzionismo di terzi che, in qualità di proprietari del fondo attiguo (attraversato dai cavi telefonici da riparare), non consentivano l'accesso alla loro proprietà. Ma questi, chiamati in causa, asserivano di non essere mai stati informati dalla Compagnia sulla necessità delle opere». Il giudice ha accolto pienamente le istanze della ricorrente e il gestore telefonico è stato condannato al pagamento delle spese di lite di tutte le parti in giudizio, per una somma liquidata in 1.400 euro più 1.050 in favore degli aventi diritto, perché l'azienda non ha fornito la prova di aver comunicato ai chiamati in causa la necessità di accedere alla loro proprietà per l'esecuzione dei lavori né di averne ottenuto un rifiuto. Scarica l'ordinanza.

TELEFONIA MOBILEUn decreto ingiuntivo e una sentenza per ottenere la restituzione di un credito da 600 euro. Quella che si è da poco conclusa a Grosseto è una vicenda, purtroppo non isolata, che ha origine dall’emissione di note di credito da parte di Telecom a favore del proprio utente, titolare di contratto di telefonia mobile. Tali note, benché più volte richieste, non sono state mai state realmente "scalate" sulle successive fatture né restituite in altro modo all’utente. Ciò ha costretto il cittadino, associato di Confconsumatori, a chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo avente ad oggetto la somma relativa alle note di credito (circa 600 euro). Ma il gestore, invece di rimborsare la somma dovuta, ha presentato opposizione al decreto, sostenendo che la somma richiesta a titolo di nota di credito non era dovuta perché l’utente era debitore di una somma maggiore relativa ad ulteriori fatture emesse e non pagate perché contestate, di cui in giudizio richiedeva il riconoscimento. Il Giudice di Pace di Grosseto, Vincenzo Colantuoni, però ha dato ragione all'utente, difeso dall'avvocato Sara Serritiello di Confconsumatori. "Il giudice – spiega la Serritiello – ha sancito un principio già consacrato dalla Suprema Corte di Cassazione secondo il quale l’operatore telefonico deve provare la veridicità della bolletta telefonica emessa attraverso la produzione dei tabulati. Solo attraverso tali documenti, infatti, secondo la Suprema Corte, in caso di contestazione della fatturazione addebitata è possibile provare la bontà dei dati indicati. La compagnia telefonica nel corso del giudizio non ha provato il fondamento del proprio credito con l’esibizione dei tabulati telefonici relativi alle fatture menzionate, onere che spetta a colui che pretende la prestazione contestata". Scarica la sentenza.