Il diritto del passeggero di una nave traghetto ad essere risarcito dei danni subiti ha trovato, finalmente, inaspettate opportunità in una innovativa sentenza della Corte Costituzionale.

Con tale pronuncia, che risale allo scorso anno, e purtroppo ancora poco conosciuta, è stato dichiarato incostituzionale l’art. 423, comma primo, del codice della navigazione, nella parte in cui non escludeva il limite del risarcimento dovuto dal vettore marittimo nazionale in caso di responsabilità determinata da dolo o colpa grave sua o dei suoi dipendenti o preposti .

Anche se il caso oggetto di giudizio è riferito al trasporto di merci, l’incostituzionalità della norma rende possibile il risarcimento anche per quei turisti che, una volta imbarcati a bordo di una nave traghetto con la propria autovettura, hanno subito o potranno subire danni.

 

E’ stata la Corte di Cassazione a sollevare la questione di legittimità, in riferimento agli articoli 3 e 41 della Costituzione, dell’art. 423, primo comma del codice della navigazione secondo il quale “ il risarcimento dovuto dal vettore non può, per ciascuna unità di carico, essere superiore a lire duecentomila o alla maggior cifra corrispondente al valore dichiarato dal caricatore anteriormente all’imbarco ”. La Cassazione ha sollevato la questione nel corso di un giudizio civile in seguito ad un ricorso proposto da una cooperativa agricola nel confronti della società Navigazione Tirrenia s.p.a..

E’ accaduto che, durante una traversata da Palermo a Napoli, nel corso della notte, un autocarro carico di arance, imbarcato su una nave di detta compagnia, si é ribaltato a causa del mare mosso e del fatto che i dipendenti del vettore lo avevano malamente bloccato, agganciandolo  con un cavo al paraurti anziché all’apposito anello. Il Tribunale di Napoli, pur riconoscendo la responsabilità del vettore, ha contenuto la condanna nel limite delle £. 200.000, di cui al predetto art. 423 e la Corte di Appello, ha rigettato il gravame proposto dalla cooperativa, disattendendo inoltre la questione di legittimità costituzionale proposta per tale articolo.        

La Corte ha osservato che “ la disciplina dell’art. 423 confligge con l’art. 3 della Costituzione nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per ogni altro tipo di trasporto, irragionevolmente omette di considerare, assoggettando anch’essa al limite di risarcimento, l’ipotesi di perdita o avaria delle cose trasportate dovuta a dolo o colpa grave del vettore marittimo o di suoi dipendenti o preposti ”.

In effetti, la norma censurata ha precluso, sino ad oggi, ai giudici ogni indagine e adesso può effettuarsi una valutazione sulla rilevanza del grado di colpa ed ogni determinazione riguardo al carattere grave o meno della colpa. E’ stata poi ritenuta superflua l’obiezione secondo la quale la possibilità di ovviare al limite sarebbe possibile attraverso la dichiarazione di valore ovvero la stipula di una assicurazione, in quanto la questione di legittimità non investe in sé il limite del risarcimento, ma la sua operatività, proprio in assenza della dichiarazione di valore, quando  si tratti di comportamenti dolosi o gravemente colposi.

E’ bene, quindi, che i consumatori siano informati di tale sentenza perché adesso, per loro, si aprono nuove opportunità di risarcimento adeguato al danno effettivamente subito.  

Avv.Carmelo Calì – Confconsumatori Sicilia