La manutenzione delle strade, si sa, è, per le pubbliche amministrazioni, un optional. Ma, per fortuna, i risarcimenti per i danni subiti dagli automobilisti, non costituiscono un elemento occasionale . Una recente sentenza del Giudice di Pace di Napoli offre l’occasione per una riflessione sulla materia in un periodo in cui molti turisti scelgono di spostarsi in macchina.

Un cittadino ha ottenuto la condanna della società autostradale al risarcimento dei danni subiti dalla propria autovettura in seguito alla collisione con alcune corde di acciaio, che penzolavano da una galleria e poggiavano sulla sede stradale . Il giudice, prima di arrivare alla decisione, ha richiamato i due orientamenti giurisprudenziali esistenti. Un primo, a dir vero non prevalente, ritiene applicabile l’art. 2051 del codice civile, secondo il quale ciascuno è responsabile del danno causato dalle cose che ha in custodia , salvo che provi il caso fortuito. L’automobilista si viene a trovare così in una posizione di maggior favore perché è esonerato dall’onere della prova, ricadente, invece, sull’ente proprietario o concessionario della strada, che deve dimostrare il caso fortuito. In altri termini, si ritiene che tali enti possono “svolgere una adeguata attività di vigilanza che sia in grado di impedire l’insorgere di situazioni di pericolo per gli utenti”. Il secondo orientamento, a cui il giudice dichiara di aderire, riconosce la possibilità al danneggiato di agire in virtù dell’art. 2043 del codice civile, secondo il quale qualunque fatto doloso o colposo che causa ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno .

L’ente proprietario o concessionario dell’autostrada o della strada, quindi, per come ha affermato la Corte di Cassazione, è tenuto a far sì che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al cosiddetto trabocchetto o insidia stradale. Inoltre, ai fini dell’accertamento della responsabilità risarcitoria, incombe sì sull’utente stradale l’onere di provare l’esistenza dell’insidia non visibile e non prevedibile, ma non il comportamento omissivo dell’ente proprietario o concessionario per non avere tempestivamente rimosso o segnalato l’insidia, pur avendone avuto notizia. Nel corso del giudizio è emersa la situazione di pericolo occulto, cioè l’insidia causata dal cavo pendente dalla volta della galleria, caratterizzata dall’elemento obiettivo della non visibilità e da quello soggettivo della non prevedibilità, nonché la responsabilità della società autostradale per l’omessa manutenzione e sorveglianza della sede stradale. Discostandoci per attimo dal provvedimento in esame è doveroso accennare che dottrina e giurisprudenza hanno ammesso un terzo orientamento, definito intermedio, in virtù del quale, fermo restando il criterio del risarcimento per fatto illecito, non viene esclusa la responsabilità a titolo di custodia, con valutazione da farsi per ogni singolo caso, e ciò tenendo conto delle dimensioni del bene sottoposto alla custodia .

Tornando alla sentenza, il giudice ha dichiarato la esclusiva responsabilità della società autostradale in ordine alla produzione dell’evento dannoso, ed ha condannato la stessa al pagamento della somma di 700,00 €, oltre interessi legali e spese del giudizio.            

avv.Carmelo Calì – Presidente Confconsumatori Sicilia