Ogni treno ha il suo ritardo, ogni passeggero la sua bella arrabbiatura e, spesso, tutto finisce qui. Così non ha pensato, invece, una signora pugliese, che ha fatto condannare Trenitalia. In un periodo di vacanze e di partenze, anche con i treni, una sentenza pronunciata dal Giudice di Pace di Bari, diventa di particolare interesse per la sua attualità.

La signora ha lamentato che, nel marzo del 2005, insieme al figlio di cinque anni, è salita sul treno Eurostar, con cuccetta, alla stazione di Bari con destinazione Trento. Il treno ha portato ben oltre otto ore di ritardo e a ciò si sono aggiunti altri disagi quali il cattivo funzionamento dell’impianto di climatizzazione, nonche l’imprevista fermata per tre ore presso la stazione di Foggia nella totale assenza di qualsivoglia informazione. Naturalmente le precarie condizioni igieniche della toilette non potevano mancare, con l’aggiunta della difficoltà di reperire cibo e bevande.

Sulla base dello stato d’ansia, con grave pregiudizio di natura psicologica e materiale, causato da tali fatti, la signora ha chiesto il rimborso parziale del biglietto e la condanna di Trenitalia al risarcimento del danno, quantificato nella misura di €. 500,00.  La quale, Trenitalia, eccepiva che il trasporto di persone sulle Ferrovie dello Stato trova regolamentazione in una legge speciale del 1935 – ! -in virtù della quale in tema di responsabilità il viaggiatore ha diritto al risarcimento soltanto in alcuni limitati casi e che tale risarcimento troverebbe un limite tassativo ed inderogabile del rimborso del biglietto solo nel caso in cui non sia stato effettuato il viaggio.

Negava quindi ogni diritto della signora aggiungendo tuttavia altro argomento. E cioè che doveva escludersi ogni responsabilità in virtù del caso fortuito e della forza maggiore, poiché in quel giorno si era verificato lo straripamento di un fiume. Il Giudice ha osservato che la legge speciale del 1935, dopo la trasformazione delle Ferrovie dello Stato in società per azioni trova limiti alla sua perentoria originaria inderogabilità, soprattutto in materia di responsabilità del vettore ferroviario nei trasporti nazionali , proprio nelle norme del codice civile, nella parte in cui è disciplinata la materia delle clausole vessatorie, predisposte unilateralmente e limitative della responsabilità. Con l’introduzione poi del Codice del Consumo, ha proseguito il giudice, è stata ulteriormente rafforzata la tutela dei consumatori. In virtù dell’art. 36 è stata sancita la nullità delle clausole contrattuali di cui venga accertata la vessatorietà, e non più l’inefficacia, così come era previsto invece nell’abrogato art. 1469 quinquies del codice civile .

Sulla base di tali considerazioni il richiamo alla legge speciale è stato ritenuto inconferente in quanto tali norme sono illegittime e la disciplina oggi applicabile è quella relativa all’inadempimento. Respinta anche l’eccezione relativa alla forza maggiore perché la direzione di Trenitalia, pur essendo  a conoscenza dei fatti sin dalle ore 19.00, “senza  alcun rispetto dei passeggeri, tenuti all’oscuro di quanto stava accadendo, ha fatto partire regolarmente il convoglio ferroviario”. La signora ha quindi ottenuto il rimborso parziale del biglietto per €. 53,00 oltre ad €. 400,00 per danno  non patrimoniale.    

avv.Carmelo Calì – Presidente Confconsumatori Sicilia