Sulmona, 16 aprile 2021 – I metodi di pagamento e le transazioni online possono finire nel mirino degli hacker, com’è successo a un consumatore abruzzese: è importate per i risparmiatori sapere quali sono le tutele e i diritti che li proteggono anche in queste situazioni.

IL CASO – A metà agosto del 2016 un risparmiatore dell’Aquila ha effettuato un bonifico online in home banking di oltre 2.300 euro, confermando l’operazione tramite il codice OTP (one time password) fornitogli dal suo istituto di credito tramite sms. Questo codice numerico o alfanumerico, “usa e getta”, dovrebbe rendere le operazioni online più sicure, in quanto non è sufficiente possedere le credenziali di accesso al conto corrente, ma l’operazione può andare a buon fine solo dopo la digitazione di un’ulteriore password utilizzabile una volta sola ed inviata tramite sms allo smartphone del titolare del conto.

Trascorsi il fine settimana e Ferragosto, il cliente si era accorto che il bonifico non era andato a buon fine e che la somma era stata dirottata verso un altro conto a lui sconosciuto, si scoprirà poi appartenente a un hacker. Così, dopo aver informato con urgenza la banca dell’accaduto, ha denunciato la truffa online alla Polizia Postale di Pescara. Il risparmiatore, notando un ritardo dell’istituto di credito nell’attivazione delle procedure di recupero della somma, si è rivolto a Confconsumatori Sulmona e all’avvocato Laila Coccovilli, per sporgere reclamo nei confronti del suo istituto di credito e portare la questione davanti al Giudice di Pace di Sulmona per ottenere il rimborso della somma indebitamente sottratta.

LA SENTENZAIl Giudice ha rilevato che il risparmiatore è stato vittima di un malware: la stessa Banca d’Italia ha previsto l’obbligo per gli istituti di credito, di verificare periodicamente la sicurezza e l’eventuale vulnerabilità dei sistemi online di pagamento. Questi sistemi sono vantaggiosi per le banche perché permettono di risparmiare rispetto alle tradizionali operazioni di sportello, ha precisato il Giudice, motivo per cui gli istituti stanno spingendo molti clienti ad adottarli. «Un tale beneficio – riporta il Giudice nella sentenza – deve dunque trovare, come trova nel dettato normativo, un giusto trasferimento, in capo allo stesso intermediario, del rischio portato dall’impiego dello strumento tecnologico. Nella fattispecie, l’attore, immune da qualsivoglia colpa grave, non è tenuto a sopportare le conseguenze dell’accaduto».

È onere dell’intermediario, e cioè della banca, provare la colpa grave o il dolo del cliente per sottrarsi alla richiesta di rimborso. In questo caso, è stato dimostrato che il risparmiatore era stato vittima di un’intromissione illecita nelle comunicazioni digitali da parte di un hacker, che aveva deviato in modo fraudolento un bonifico online. L’hacker è stato individuato e successivamente condannato, unitamente ai suoi complici, dal Tribunale di Brescia. Il Giudice di Pace ha quindi stabilito che la banca dovrà rimborsare l’intero importo della transazione effettuata dal cliente, oltre 2.300 euro, più le spese legali.

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