Catania, 11 febbraio 2019 – Confconsumatori si costituirà parte civile nel processo penale nei confronti dei due dipendenti dell’Asl di Catania arrestati nei giorni scorsi per peculato. Infatti, presso l’ospedale di Acireale i due, avendo accesso alle somme versate per i ticket, si erano appropriati di circa 500 mila euro in cinque anni (2013-2018), ai danni dell’Ausl e della cittadinanza. Per Confconsumatori si tratta di un episodio grave e inaccettabile, che incrina la fiducia dei cittadini: occorre intensificare i controlli per evitare che comportamenti simili possano essere reiterati per anni prima di venire alla luce.

L’arresto di due dipendenti dell’Asp di Catania, che presso l’Ospedale di Acireale incassavano le somme versate dagli utenti a titolo di ticket, conferma l’assoluto degrado in cui versa l’erogazione di servizi all’interno del mondo sanitario – commenta l’avvocato Carmelo Calì, presidente di Confconsumatori Sicilia – I fatti accaduti manifestano, innanzitutto, disprezzo nei confronti dell’Asp, che avrebbe destinato le somme per servizi ai cittadini, e in secondo luogo nei confronti degli utenti che versavano le somme per i ticket. Ma è anche e soprattutto un disprezzo generalizzato nei confronti dell’intera collettività che, ancora una volta, resta danneggiata da fatti come questi“.

Confconsumatori, pur augurandosi che si tratti di un caso isolato, auspica che, a questo punto, si effettui da subito un monitoraggio complessivo per evitare che possano verificarsi altri casi similari. Desta preoccupazione infatti la circostanza che, come emerso dalle indagini, gli autori dei fatti abbiano potuto agire indisturbati dal 2013 al 2018, per bene cinque anni.

Inoltre Confconsumatori si costituirà parte civile nel procedimento penale in rappresentanza della collettività dei cittadini, chiedendo la condanna di coloro che si sono resi responsabili di tali atti che hanno danneggiato e danneggiano direttamente ed indirettamente gli utenti. Questi ultimi, infatti, hanno diritto ad avere erogati i servizi sanitari secondo standard di qualità ed efficienza.

Quanto accaduto incrina il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, – aggiunge l’avvocato Calì – che devono erogare i servizi pubblici con la massima trasparenza. Per tali motivi è positivo che tali meccanismi siano stati scoperti, denunciati ed accertati. Tuttavia il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni non può fondarsi sulla repressione dei reati ma su un approccio diverso. Assistiamo ogni giorno infatti a tanti episodi che, pur non costituendo reato, incrinano il rapporto di fiducia che i cittadini hanno con il mondo sanitario”.