Bari, 22 aprile 2015 – In varie carceri sembrerebbero non sussistere i requisiti minimi, idonei a garantire il principio secondo cui: “Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona” (art. 1 Legge Penitenziaria). Tanto emerge dal rapporto generale del “CPT” – Comitato per la Prevenzione della Tortura (organo del Consiglio d'Europa che cerca di prevenire i casi di tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti).

"La Legge n. 354/75 e il DPR 230/2000 – spiega l'avvocato Antonio Pinto, Presidente di Confconsumatori Puglia – fissano le condizioni detentive minime, che devono esser garantite ai carcerati, onde non incorrere nella violazione del principio che vieta un’inumana detenzione. Tali circostanze hanno indotto Confconsumatori ad affidare agli avvocati Costantino Pesce e Dario Barnaba, lo studio di strumenti concreti di tutela di alcuni detenuti, che potrebbero aver subito un trattamento che viola i principi fissati dalle leggiIn particolare, è stato depositato un ricorso ex art. 35 ter L. 354/75 innanzi al Tribunale Civile di Bari, con il  quale si è chiesta l’applicazione della norma che assegna al carcerato, che abbia eventualmente subito un trattamento detentivo illegittimo, un risarcimento danni pari ad otto euro al giorno, per ciascun giorno in cui dovesse esser accertata la permanenza in carcere, secondo una condizione illegittima".