Parma, 22 luglio 2020 – Confconsumatori sta ricevendo talune lamentele da parte dei piccoli soci azionisti di UBI ​inerenti una non corretta esposizione dei fatti, da parte di alcune Filiali della banca.

Nella vicenda sono coinvolti migliaia di piccoli risparmiatori che oggi detengono azioni UBI, e che sono chiamati a una scelta di non immediata comprensione che richiede, quindi, trasparenza e chiarezza nella esplicazione che viene svolta nelle Filiali della banca.

In particolare, l’azionista ha il diritto di capire che si prospettano scenari diversi a seconda di come evolverà la situazione di fatto. Pertanto, Confconsumatori comunica ai cittadini le raccomandazioni formulate dall’avvocato Antonio Pinto, Dirigente e legale dell’associazione:

  1. Se Intesa non riuscisse a raccogliere più del 50% del capitale sociale di UBI, il mancato raggiungimento della maggioranza assoluta blocca tutta l’operazione – non si procede cioè allo scambio di azioni, né al pagamento del corrispettivo in contanti di 0,57 centesimi stabilito venerdì scorso – e gli azionisti continuerebbero a detenere il loro titolo Ubi Banca;
  2. Se Intesa dovesse raggiungere invece la maggioranza, allora il risparmiatore che apporta le proprie azioni UBI incasserebbe la componente cash e si ritroverebbe con titoli Intesa Sanpaolo nel portafoglio che incorporeranno anche il plusvalore del premio di maggioranza. Gli azionisti che invece non intendono vendere rinuncerebbero sul momento agli 0,57 centesimi in contanti, resterebbero con le azioni Ubi in mano e nell’ipotesi in cui Intesa raggiunga una percentuale che permetta il controllo delle assemblee straordinarie è verosimile che Intesa punti alla fusione fra i due gruppi e al successivo ritiro dal listino delle residue azioni Ubi. In questo caso però, coloro che non avessero aderito all’Ops otterrebbero un concambio che non incorporerebbe alcun premio di maggioranza né la componente cash, e rimarrebbero quindi esposti al rischio di ottenere condizioni meno vantaggiose rispetto a quelle attuali. Stessa sorte è prevedibile laddove Intesa raggiunga la maggioranza semplice ma non il 66%. In tale ipotesi Intesa ha più volte ribadito che non acquisterà ulteriori titoli Ubi per 12 mesi dalla scadenza dell’operazione: in questo modo verrebbe a mancare il compratore «naturale» sul mercato, con le logiche conseguenze di illiquidità dei predetti titoli.

Tanto premesso, Mara Colla, Presidente di Confconsumatori, chiede che la Consob voglia continuare a vigilare sulla correttezza delle condotte in materia di obblighi informativi nei confronti delle migliaia di investitori chiamati nei prossimi giorni a decidere su come orientare i propri risparmi.