Varese, 24 giugno 2014 – Affidarsi a mani che si credevano esperte e trovarsi con danni estetici permanenti al termine di un'operazione. E' la terribile vicenda capitata a un cittadino di Varese che si era sottoposto nell'autunno 2009 a un intervento di ginecomastia bilaterale presso una clinica privata della provincia di Varese e che aveva riportato, a operazione conclusa, delle cicatrici permanenti nelle regioni mammarie interessate dall'intervento e deturpate, quindi, da inestetismi molto evidenti. Il paziente si era rivolto, in un primo momento, direttamente alla clinica senza, però, ottenere soddisfazione. A quel punto, ormai nel 2013, è intervenuta la sede di Confconsumatori Varese che, tramite il legale Paolo Soattini, ha tutelato l'associato prima ordinando una serie di accertamenti volti a evidenziare la cattiva pratica medica e, successivamente, interfacciandosi con la struttura sanitaria e la compagnia di assicurazione della stessa per fare valere le istanze risarcitorie del paziente. Oggi, grazie a Confconsumatori, l'uomo ha ottenuto un risarcimento da 22 mila euro senza dover ricorrere alla causa.

Dagli accertamenti medico legali è emersa la responsabilità della struttura sanitaria e dei sanitari sotto un duplice profilo: sia per la non corretta esecuzione dell'intervento chirurgico, con conseguente accertamento del danno non patrimoniale (inteso come biologico e morale) riportato dal paziente, sia per l'omissione del consenso informato in ambito medico. Esistono, infatti, una serie di informazioni che la struttura sanitaria e i sanitari devono dare al paziente circa i rischi connessi all'intervento chirurgico e alle possibilità di riuscita dello stesso prima di effettuare l'operazione. In sostanza il paziente dev'essere informato delle possibilità di riuscita dell'intervento e di tutti gli eventuali possibili esiti invalidanti, per poter assumere una decisione consapevole. Tali informazioni, fatta eccezione per i casi di trattamento sanitario obbligatorio (TSO) e per i casi in cui le condizioni della persona siano talmente gravie pericolose per la sua vita da richiedere un intervento immediato, devono essere sempre fornite al paziente, nel rispetto del suo diritto di autodeterminazione.

Nel caso del paziente di Varese, il modulo di consenso informato fatto sottoscrivere all'associato era del tutto generico e non riportava in forma specifica tutte le conseguenze pregiudizievoli (come le cicatrici permanenti) e invalidanti che poteva causare l'intervento. "In caso di non completa o scorretta informazione – spiega Mariella Meucci, responsabile di Confconsumatori Varese – si ha violazione del principio di consenso informato in ambito medico, con conseguente responsabilità risarcitoria della struttura sanitaria e dei sanitari perchè, non essendo stati prospettati al paziente i rischi in maniera chiara e specifica, non si possono considerare accettati da quest'ultimo".

Accertate le effettive responsabilità in sede stragiudiziale, senza dunque dover ricorrere a una causa, è stato riconociuto all'associato dalla compagnia assicurativa un risarcimento danni relativo sia al profilo del danno non patrimoniale (biologico e morale) riportato a seguito dell'intervento, sia relativo al profilo della violazione del consenso informato e, dunque, del danno da lesione del diritto di autodeterminazione per un importo di 22 mila euro.