26 gennaio 2007 – Il Giudice di Pace di Parma ha condannato, per violazione del dovere/obbligo giuridico di diligenza a cui è tenuto ogni contraente e segnatamente l’addetto all’agenzia viaggi , il tour operator che tramite una propria agenzia aveva operato direttamente con gli sfortunati turisti, alla restituzione, in favore degli stessi, dell’intera somma corrispondente al valore del pacchetto turistico acquistato ma mai utilizzato, nonché al risarcimento dei danni non patrimoniali sofferti dai viaggiatori, oltre alla rifusione delle spese di lite.

Era accaduto, infatti, che al momento della partenza per l’Egitto, una coppia di coniugi aventi due differenti nazionalità (nella specie la moglie cittadina italiana e il marito cittadino di paese non appartenente all’Unione Europea) non avesse potuto imbarcarsi sul volo già facente parte del pacchetto turistico acquistato presso un’agenzia del tour operator per colpa della mancanza di informazioni, da parte della stessa agenzia viaggi, in merito alla necessità per il marito, cittadino non comunitario, di chiedere preventivamente il visto d’ingresso per l’Egitto presso il Consolato o Ambasciata del proprio paese d’origine, pur essendo pacifico che l’agenzia fosse a conoscenza  della circostanza che il marito fosse di nazionalità extra europea.

Il Giudice di Pace, infatti, ha ritenuto che il non aver tenuto in debita considerazione il fatto che al momento dell’acquisto del pacchetto turistico la moglie avesse specificato l’esatta nazionalità del marito e avesse altresì ricordato che in taluni viaggi all’estero fosse stato necessario acquisire preventivamente il visto per il marito, costituisca certamente violazione (melius: “obbligo giuridico” di diligenza) a cui è tenuto ogni contraente e segnatamente l’addetto all’agenzia viaggi .

L’affermazione resa dalla moglie ed avente ad oggetto la nazionalità del marito, infatti, è stata fornita unicamente per mettere sull’avviso l’operatore turistico inducendolo a verificare la necessità di una integrazione della documentazione da parte del marito. Ciò non è stato fatto da parte dell’agenzia viaggi e in ciò si concretizza la violazione del dovere di diligenza.

Di fronte a tali fatti il Giudice di Pace ha altresì accolto la domanda degli attori che chiedevano entrambi un risarcimento da c.d. vacanza rovinata , non ritenendo invocabile invece la tesi del tour operator secondo la quale tale risarcimento sarebbe stato, in caso di accoglimento delle domande attoree, da limitarsi solo al marito, avendo potuto la moglie liberamente decidere di partire nonostante l’impedimento del coniuge.

Solitamente la maggior parte delle pronunce in materia di responsabilità del venditore/organizzatore di pacchetti turistici riguardano danni causati ai turisti in conseguenza della violazione degli obblighi dettati in materia di pacchetti di viaggi dal Decreto Legislativo 111/95, oggi interamente ripreso dal Codice del Consumo (artt 82-100). Con il provvedimento sopra richiamato, invece, il Giudice di Pace viene chiamato a pronunciarsi su un altro aspetto di grande rilevanza riguardante l’esercizio di tutte le attività proprie delle agenzie viaggi, sia che operino quali meri prestatori di generici servizi turistici, sia che svolgano il compito di vendere pacchetti di viaggio già predisposti dai tour operator, e cioè il fondamentale dovere di diligenza che sempre ed in ogni caso, anche, ad esempio, nella semplice assistenza nel disbrigo di pratiche burocratiche, incombe sull’agenzia stessa .

avv.Grazia Ferdenzi – Confconsumatori nazionale

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