Vacanze rovinate. Mai fidarsi dei suggestivi depliants presenti nelle agenzie di viaggi. In ogni caso, ci pensa la giurisprudenza a correre in aiuto dei turisti. Così ha fatto il giudice della sezione staccata di Ostia del Tribunale di Roma, che ha pronunciato una sentenza di condanna sia del tour operator che dell’agenzia di viaggi.

È accaduto cha a due coniugi era stata rappresentata e assicurata, nel contratto sottoscritto, una vacanza a Cuba con soggiorno presso un determinato hotel, naturalmente in stanza matrimoniale. Tale sistemazione alberghiera veniva poi modificata, non per volontà dei clienti, ai quali è stata comunicata addirittura il giorno stesso di inizio del viaggio.

La prestazione offerta ai due turisti era sicuramente deteriore rispetto a quella concordata, nonostante sia stata sostenuta la tesi che si trattava di alberghi qualificati entrambi di seconda categoria. Infatti, come hanno dimostrato i depliants, si è trattato di sistemazione qualitativamente e tipologicamente diversa. I coniugi avevano scelto una stanza matrimoniale in un bellissimo albergo realizzato con bungalows vicini al mare, collocati all’interno di un giardino tropicale, con prospiciente bella ed invitante piscina e trattamento bed and breakfast. L’albergo nel quale sono stati “dirottati”, invece, era, oltre che meno attraente ed allettante all’evidenza, un palazzo con stanze e letti separati, non prevedeva il solo alloggio e non era adiacente al mare; dal quale distava dai 70 metri affermati dal legale rappresentante del tour operator, ai 300 sostenuti dai malcapitati turisti.

Il giudice ha così richiamato il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111, in materia di viaggi, vacanze e circuiti tutto compreso (la disciplina è stata oggi trasfusa nel codice del consumo agli articoli che vanno dal 82 al 100). E proprio esaminando tale contesto normativo il giudice si è chiesto quale possibilità di valutazione, orientamento, alternativa e scelta sono stati in concreto offerte ai consumatori. Arrivando ad una chiara e lapidaria risposta: nessuna.

Importante un punto oggetto di esame. L’agente di viaggio, cioè il venditore non organizzatore di viaggio, deve svolgere il suo incarico con diligenza ed affidabilità , fornendo tempestivamente le notizie al cliente, esaminare insieme a lui i depliants e quant’altro per comprendere insieme come stiano le cose, se del caso contattando il tour operator per acquisire ogni ulteriore e specifica notizia. Regole queste certamente disattese dall’agenzia di viaggio, ma che non escludono la responsabilità del tour operator , il quale ha omesso di rappresentare chiaramente la diversa natura delle prestazioni offerte, e che è stato in grado di sapere e di far conoscere all’agenzia l’indisponibilità dell’ albergo prescelto solo il giorno prima del viaggio.

Tour operator e agenzia di viaggi sono state quindi condannate, in solido, al pagamento in favore dei due coniugi di € 750,00 quale restituzione parziale del prezzo pagato, vista la più modesta prestazione offerta. E’ stato inoltre riconosciuto il risarcimento, nella complessiva somma di € 5.000,00, per quei danni quali quello morale, lo stress, la frustrazione, il tempo perso. In altri termini per i disagi subiti e l’insoddisfazione di aver visto sfumata l’occasione per godere appieno di una rilassante e piacevole pausa di relax.

avv. Carmelo Calì – Presidente Confconsumatori Sicilia