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Diritto all’oblio, Google corre ai ripari (e tra un po’ anche Bing)

Parma, 4 agosto 2014 – I cittadini europei hanno il diritto di essere dimenticati dal web. Il principio è stato sancito da una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha stabilito che è nel diritto dei cittadini europei richiedere ai motori di ricerca online l’eliminazione dalle loro pagine dei risultati di eventuali link che rimandino verso “contenuti non più rilevanti” che li riguardano. “Una chiara vittoria per la protezione dei dati personali” ha commentato serafica il commissario della Giustizia dell’Unione Europea, Viviane Reding.

Nel dettaglio, i giudici della Corte hanno stabilito che i cittadini europei hanno il diritto di richiedere che alcune informazioni siano rimosse se queste sono “non adatte, irrilevanti o non più rilevanti”. Secondo la Corte, se cercando qualcosa sul proprio conto su Internet si trova un contenuto segnalato nella pagina dei risultati di un motore di ricerca che si ritiene non rilevante deve essere possibile chiederne la “deindicizzazione” alla società che gestisce lo stesso motore di ricerca, indipendentemente dall’esistenza online di quel contenuto. In caso di inadempienza, il cittadino ha poi il diritto di ricorrere alle autorità competenti per ottenerne la rimozione.

Il primo motore di ricerca a correre ai ripari è stato Google che, il giorno dopo aver messo a disposizione dei cittadini il modulo per presentare la richiesta ad esercitare il “diritto all’oblio”, ha ricevuto 12 mila richieste da tutta Europa che sono diventate oltre 70 mila due mesi dopo. Anche Bing, il motore di ricerca di Microsoft, si è attivata e ha fatto sapere che “sta sviluppando un sistema, ed è previsto il lancio di un modulo attraverso il quale gli utenti potranno presto fare richiesta”.