La Corte Costituzionale boccia la norma “salva banche” Costituzionalmente illegittimo il decreto “Mille proroghe”: si apre una nuova fase incoraggiante per i correntisti vittime di anatocismo

Parma, 6 aprile 2012 –
Grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, quindi, i correntisti hanno nuovamente il diritto di chiedere alla Banca la restituzione degli interessi anatocistici, sin dalla data di apertura del rapporto con l’Istituto di credito. La prescrizione decennale di tale diritto, invece, a differenza di quanto prevedeva la norma dichiarata illegittima, decorre dalla data di chiusura del rapporto.
«Una sentenza fondamentale – afferma l’avv. Emilio Graziuso responsabile del settore Servizi bancari e finanziari per Confconsumatori – che fa tirare un sospiro di sollievo, non solo, a tutti i correntisti che avevano delle cause in corso al momento dell’entrata in vigore del c.d. decreto “mille proroghe”, ma anche a tutti coloro che intendono promuovere una azione giudiziale per far valere i propri diritti ed ottenere, ove ne sussistano gli estremi, la restituzione del mal tolto da parte delle banche. Prima dell’entrata in vigore della norma, finalmente dichiarata illegittima, numerose sono state la vittorie giudiziali dei consumatori che hanno comportato la restituzione di quanto illegittimamente percepito da parte delle Banche ed oggi, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, tantissimi altri correntisti potranno agire in giudizio per far valere i propri diritti».
È, quindi, opportuno ed auspicabile, secondo Confconsumatori, che tutti coloro che hanno o hanno avuto un contratto di conto corrente (purché non chiuso da più di 10 anni) che ha registrato degli scoperti ed al quale sono state illegittimamente addebitate somme da parte degli Istituti di credito, inviino una formale diffida, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno alla propria Banca, chiedendo la restituzione delle somme illegittimamente percepite.
«Si è aperta una nuova fase nell’annoso contenzioso tra banche e clienti che oggi, grazie a questa importantissima sentenza, si è arricchita di un nuovo tassello in favore dei consumatori» conclude l’avvocato Graziuso.
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