In Italia si consuma moltissima acqua minerale in bottiglia perché la gente crede che sia  migliore di  quella dell’acquedotto. Questo deriva dalla disinformazione o dalla spinta della continua carica  pubblicitaria.   Da varie analisi, si può dire che l’acqua degli acquedotti italiani è mediamente buona e in certi casi eccellente e, quindi, questa convinzione è sbagliata anzi spesso è vero il contrario. Ecco i principali  motivi:

1. l’acqua del rubinetto è sottoposta a norme più severe per quanto riguarda il contenuto  di elementi chimici nocivi;

2. i controlli sulla potabilità vengono eseguiti costantemente negli acquedotti comunali (giornalmente nelle grandi città, settimanalmente nei centri minori), mentre sono molto meno frequenti (in media ogni due anni) per quanto concerne l’acqua in bottiglia;

3. l’acqua in bottiglia, quando è conservata in recipienti di plastica ,è soggetta a diverse forme di degradazione soprattutto se esposta al sole, a muffe o ad altri contaminanti . Al contrario  l’acqua che scorre nell’acquedotto viene sempre depurata;

4. in molte zone d’Italia, anche l’acqua del rubinetto è di fatto minerale, dal momento che viene estratta da sorgenti o  comunque da fonti idriche particolarmente ricche di minerali benefici ;

5. l’acqua minerale non gasata contenuta in bottiglie di plastica (soprattutto quelle esposte al sole fuori dal magazzino) possono acquistare una carica batterica ben superiore a quella presente nell’acqua del rubinetto ;

6. l’acqua dell’acquedotto costa solitamente dalle 500  alle 1000 volte meno rispetto all’acqua imbottigliata .

Va poi considerato il grave impatto ambientale rappresentato da circa 5 miliardi di bottiglie che vengono trasportate su e giù per l’Italia da diverse migliaia di autocarri e che finiscono nelle discariche o vengono inceneriti e solo in piccola parte riciclate. E volete poi mettere la fatica di trasportare le confezioni dal negozio a casa quando l’abbiamo bella comoda dal rubinetto?

Oltretutto, secondo alcuni test, molte acque minerali non sarebbero potabili per legge, superando, ad esempio, la soglia di attenzione per i nitrati, per la durezza e per altre sostanze come arsenico, cadmio, ferro, manganese, nichel, piombo, fluoro ed altri minerali quando invece per l’acqua di acquedotto i limiti tollerabili sono inferiori.

La più frequente critica che viene rivolta all’acqua del rubinetto è di avere un sapore di cloro. E questo è spesso vero soprattutto in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Giova ricordare che la quantità di cloro aggiunta all’acqua di acquedotto è minima e  non dannosa alla salute. Non serve, infatti a disinfettare, poiché l’acqua è già potabile all’origine, ma semplicemente a garantire che la purezza dell’acqua prelevata rimanga tale durante la distribuzione, lungo km di condotte, fino alle nostre case.

Ricordiamo che il cloro è volatile e quindi al contatto dell’aria in poco tempo svanisce . Il sapore più o meno sgradevole  è quindi un fastidio facilmente eliminabile versando in una brocca l’acqua del rubinetto.

Concludendo come fare per  rivedere  la vecchia cara brocca di acqua sulle nostre tavole o al ristorante? Basta aprire il rubinetto di casa o chiedere al cameriere. Facciamolo, e oltre a spendere di meno e a produrre meno inquinamento ambientale dimostreremo più rispetto per la nostra buona acqua italiana. 

Ufficio Studi e Ricerche Confconsumatori

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