La Corte di Appello di Napoli, III sezione civile, ha pronunciato la sentenza 2513/2007 , condannando un importante istituto di assicurazioni al risarcimento delle somme pagate da un associato Confconsumatori, per responsabilità contrattuale ed ingiustificato aumento del premio, in conseguenza del noto cartello posto in essere da 39 compagnie assicurative e sanzionato  dall’Antitrust con provvedimento n.8546 del 28 luglio 2000 .

L’argomento trattato nella sentenza assume notevole importanza, poichè  affronta la spinosa questione del diritto al risarcimento del danno a favore del consumatore a seguito di un intesa restrittiva della libertà di concorrenza . Ed infatti, quando un’ intesa restrittiva crea storture nel libero mercato, non vi è dubbio che il consumatore, titolare dei contratti a valle, subisce un danno. Purtroppo però, differentemnte da quanto avviene in altri ordinamenti (ove si fa ricorso al danno punitivo), in Italia, come nel resto di Europa, il  consumatore per richiedere il risarcimento del danno, deve fornire la prova  del nesso causale nonchè del danno patito . Ne consegue che quando si richiede una prova rigorosa del nesso causale e del danno lamentato, il consumatore non può che rinunciare alla propria pretesa risarcitoria.

Il percorso giurisprudenziale, esposto qui, dimostra la chiara tendenza a favorire una prova del nesso di casualità attraverso il semplice  ricorso a criteri probabilistici o di verosimiglianza ed una prova del danno lamentato attraverso il criterio equitativo. Solo attraverso questo percorso giuridico, infatti, è possibile garantire al consumatore danneggiato da un intesa restrittiva il diritto al risarcimento del danno. Diversamente, il consumatore  non avrebbe alcuna possibilità di ottenere il risarcimento dei danni.   

L’increscioso episodio dell’intesa restrittiva  in tema di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli e dei natanti è stato  esaminato  dalla terza sezione della Corte di   Giustizia Europea, la quale ha  invocato il rispetto del  principio dell’equivalenza e dell’effettività da parte del giudice nazionale. 

Ed infatti  la Corte di Giustizia ha  evidenziato che  in conformità al principio di equivalenza   "….i giudici nazionali vigilino affinché la tutela dei diritti garantiti dall’ordinamento giuridico comunitario non comporti un arricchimento senza causa degli aventi diritto" ed ha stabilito  in conformità al principio di effettività e al diritto del singolo di chiedere il risarcimento del danno causato da un contratto o da un comportamento idoneo a restringere o a falsare il gioco della concorrenza "che le persone che hanno subito un danno devono poter chiedere il risarcimento non solo del danno reale (damnum emergens), ma anche del mancato guadagno (lucrum cessans), nonché il pagamento di interessi ."

In ottemperanza ai  principi di equivalenza ed effettività richiamati dalla Corte di Giustizia Europea,  la Corte di Cassazione ha stabilito che “……il giudice potrà desumere l’esistenza del nesso causale tra quest’ultima (intesa anticoncorrenziale) ed il danno lamentato anche attraverso criteri di alta probabilità logica o per il tramite di presunzioni, senza però omettere di valutare gli elementi di prova offerti dall’assicuratore che tenda a provare contro le presunzioni o a dimostrare l’intervento di fattori causali diversi che siano stati da soli idonei a produrre il danno, o che abbiano comunque concorso a produrlo ” (Cass. Civile Sez. III n.  2305/2007). Orbene, sposando i principi sopra esposti,  la Corte di Appello di Napoli ritiene provato il danno sulla base, della documentazione prodotta e posta a base della domanda (polizza assicurativa) e degli accertamenti svolti dall’Autorità Garante (provvedimento n.8546 del 28 luglio 2000).

Appare dunque evidente nella sentenza della Corte di Appello di Napoli il ricorso ai criteri probalisitici e di verosimiglianza e/o comunque a presunzioni gravi precise e concordanti. L’auspicio, è che il principio di diritto percorso da tale sentenza non rimanga isolato.

Ed infatti, consentire al consumatore di  adire l’autorità giudiziaria competente per richiedere il risarcimento del danno conseguente ad un intesa restrittiva della libertà di concorrenza , favorendone la prova del nesso causale e del danno lamentato, costituisce un ulteriore ed efficace deterrente alla formazione di intese restrittive.

Come è noto, infatti, le sanzioni comminate dall’Antitrust, spesso, non spaventano le imprese "scorrette", poichè il guadagno che le stesse possono ottenere  da un intesa restrittiva, consentono di coprire i "costi" di un eventuale sanzione comminata. 

Clicca  QUI per leggere il testo della sentenza.

avv.Francesco Orlando – Confconsumatori San Giorgio a Cremano (NA)